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«Chiquita punta anche sul container» / INTERVISTA

Berlino - Il presidente di Great White Fleet: su alcune tratte concorrenti di Maersk e Msc. Di Paolo: «Non trasportiamo solo frutta, ormai lavoriamo da compagnia di linea»

Berlino - Si chiama Great White Fleet perché le navi erano bianche, per proteggere la maturazione delle banane trasportate per la United Fruit Company, oggi Chiquita Brands International, il maggior produttore della frutta più consumata al mondo, la banana. Dopo una lunga battaglia finanziaria, il gruppo è dal 2014 proprietà della famiglia brasiliana Cutrale, la sede trasferita dagli Stati Uniti a Rolle, tra Losanna e Ginevra. La Gwt conserva una piccola flotta di bananiere, ma pur seguendo le rotte della “catena del freddo” ha investito anche sul trasporto dei container, fino al noleggio di due unità da 3.500 teu: «Siamo una compagnia di linea a tutti gli effetti» spiega il genovese Stefano Di Paolo, presidente della Gwt, lunga carriera nel gruppo e prima ancora in Clerici, incontrato al Fruit Logistica di Berlino.

Con novità per l’Italia?

«Da inizio anno abbiamo attivato con Maersk Line una linea sul loro servizio Car-Med, con rotazione da Manzanillo verso i porti di Vado Ligure, Livorno, Civitavecchia, Salerno, tutto dedicato alle banane. Con questa soluzione non portiamo più navi refrigerate nel Mar Mediterraneo».

Addio per sempre bananiere?

«Beh no, nel Nord Europa continuiamo a operare navi di nostra proprietà, che arrivano in un home port vicino a Rotterdam con capacità di 15 mila posti pallet. La merce viene destinata al Centro Europa oppure inoltrata verso Scandinavia e Finlandia».

Se ci fosse una struttura simile in Italia sarebbe replicare un centro di smistamento simile anche da noi?

«Non credo, l’Italia ha bisogno di una distribuzione più capillare, quindi è importante avere più punti dove scaricare la merce. La Chiquita tiene molto a mantenere il canale della vendita al dettaglio: le nostre banane insomma si trovano soprattutto dal fruttivendolo».

Avete solo bananiere nella flotta?

«Abbiamo quattro navi di proprietà, e in questo momento noleggiamo sei navi, due con 400 prese per container refrigerati, due con 600 e due con 800, che per il tipo di traffico è veramente un numero enorme: pensi una nave carica con 800 contenitori reefer: e nel nostro settore non c’è verso... ogni settimana bisogna portare la frutta dalla piantagione ai banconi, estate e inverno, una corsa contro il tempo per stare nei tempi della maturazione. Per magiare una banana c’è dietro una lavoro mostruoso. Poi una nave da 800 reefer significa che ha 3.500 teu di carico complessivo: con questi numeri noi siamo anche una compagnia di linea, a tutti gli effetti».

Quindi trasportate anche merce che non sia frutta?

«Viene definito in gergo tecnico servizio Southbound: con le due navi più grandi è operativo dall’America del Nord verso i Paesi dove produciamo le banane. Da Sud a Nord portiamo la frutta, da Nord a Sud quello che viene prodotto negli Usa e consumato in America Centrale e Latina. E lì in sostanza ci si trova in concorrenza con le grandi compagnie, a partire da Maersk e Msc».

Strategia che pensate di adottare anche altrove?

«Lo facciamo su quella rotta perché conviene, se dovesse presentarsi l’occasione altrove la valuteremo».

Quali sono i Paesi in cui produce la Chiquita?

«Costa Rica, Honduras, Panama, Guatemala, Ecuador.Ogni anno esportiamo 140 milioni di scatole, e ognuna pesa 20 chili: sono 2,8 milioni di tonnellate, siamo i primi produttori al mondo».

Lavora in Svizzera: nostalgia di casa?

«Certo che no, lavoro in Svizzera ma vivo a Genova, soffro da genoano e faccio di tutto per continuare a stare li, anche se ancora è una città in declino».

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