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Porti, sulle grandi opere impensabile non coinvolgere l’Europa / ANALISI

L’analisi del professor Maurizio Maresca

Ritengo utile ritornare sulla tesi di Giorgio Carozzi nel suo ottimo articolo su Il Secolo XIX dell’11 agosto secondo la quale l’amministrazione e regolazione dei porti dovrebbe essere rimessa alla dimensione locale.

Mi interessa il profilo scientifico/istituzionale. Pur essendo opinabili alcune scelte compiute con d.lgs 169, che ha innovato la materia (le leggi scontano sempre le vicende della politica e certo il ministro Delrio ha dovuto accettare alcuni compromessi), il “common core” “centralista” della riforma (secondo la quale i porti europei sono sottoposti, non solo alla vigilanza, ma anche agli indirizzi del Governo – artt. 6.7 e 12, l. 84), va condiviso e difeso. Anzi, è noto che per le infrastrutture di livello europeo (il cui successo, od insuccesso, dipende in genere dal buon funzionamento di una rete transnazionale) la governance nazionale non sia sufficiente ed efficace. E si debba ricorrere a soluzioni sovranazionali o europee.

Non devo scomodare i recenti interventi sul governo delle interdipendenze di Jaques Attali e di Romano Prodi e neppure, sotto il profilo giuridico, la tradizione internazionalista della scuola genovese (che si è contrapposta per lunghi anni a quella nazionalista ed autarchica della scuola napoletana) per dimostrare che il fenomeno del trasporto, intrinsecamente “internazionale”, impone regole e amministrazioni sovranazionali. Ad esempio, occorre un governo condiviso delle infrastrutture in termini di costruzione e gestione (anche sotto il profilo delle regole del mercato) in primo luogo perché il porto di Trieste/Monfalcone sia davvero interdipendente con il corridoio ferroviario fra Venezia e Trieste, con i tunnel del Brennero, del Koralm, del Semmering e dei Tauri, e con il porto di Koper; ma anche perché il porto di Genova/Savona sia interdipendente con Terzo valico, Ceneri e Gottardo.

Accordi di cooperazione rafforzata volti alla regolazione comune delle interdipendenze infrastrutturali e alla promozione di servizi ferroviari navetta per la protezione dell’ambiente costituiscono quindi una prospettiva comune fra la Commissione europea ed i governi italiano, francese, svizzero, austriaco, tedesco e sloveno. Su indicazione del ministro Delrio, la Struttura di Missione del ministero, insieme con i principali centri di ricerca (non solo italiani), studia proprio con un approccio interdisciplinare le frontiere della governance delle infrastrutture di livello internazionale in stretto contatto con gli uffici del Gabinetto, con il Consigliere diplomatico e con la stessa Segreteria generale della Farnesina. Ed i risultati si stanno vedendo (si consideri il recente avvio di un Sieg - navetta con la Francia). E la stessa Regione Liguria sta sviluppando parallelamente, proprio in questi anni, teorie del tutto coincidenti che sono state confrontate con le linee dei governi italiano e svizzero nel settembre del 2015 in occasione di un importante incontro a Milano.

Per concludere, la frontiera della logistica internazionale non può che essere sovranazionale ( europea o meno): spetterà al prossimo governo ed alle Regioni, in quanto titolari di competenze concorrenti, di proseguire questo processo anche in ambito internazionale.

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