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Così la Cina guida il gioco del carbone / IL CASO

Genova - Pechino cerca stabilità e diversifica gli approvvigionamenti per le sue centrali. Grandi attese a Singapore per la Via della Seta: «Muoverà anche i noli delle rinfuse».

Genova - Segnali incoraggianti arrivano da Oriente per quanto riguarda il traffico delle rinfuse secche, e in particolare il carbone destinato alle centrali elettriche, ma novità e ambizioni si registrano anche a Singapore sulla scia degli entusiasmi la realizzazione del segmento terrestre della Nuova Via della Seta, il maxi-progetto di Pechino che ha l’obiettivo di unire su ferrovia l’Europa con l’Asia. La Cina insomma si prepara a condurre, almeno a livello macro, il 2017 marittimo - e in effetti basti pensare al peso che hanno avuto o avranno decisioni come l’auto-limitazione della produzione mineraria a 276 giorni l’anno o gli interventi sul sistema daziario. Dopo un 2016 sull’ottovolante, Pechino però cerca stabilità, almeno nell’approvvigionamento di carbone sul mercato domestico. Ma le turbolenze dei mesi passati hanno dato come effetto collaterale una diversificazione dei flussi, con gli acquirenti cinesi e asiatici in generale che non puntano più solo sui fornitori tradizionali come Australia e Indonesia. La nuova joint venture Jera – che mette insieme le capacità di Edf Trading, cioè l’operatore commerciale della francese Edf, la più grande società elettrica mondiale e il potere d’acquisto di due altri grossi soggetti del settore, cioè Chubu e Tokyo Electric - aprirà sicuramente, a parere degli esperti di Platts, nuove rotte per il carbone, in tutto l’Estremo Oriente.

Il carbone colombiano teoricamente potrà a partire da quest’anno viaggiare attraverso l’ampliato Canale di Panama, creando una nuova rotta transpacifica che potrebbe quasi dimezzare i tempi di navigazione tra Atlantico e Pacifico. Tuttavia, questa rotta comporta due svantaggi: il pedaggio - attraversare il Canale di Panama con un’unità Capesize (quindi navi con portata lorda superiore alle 150 mila tonnellate) costa circa 300 mila dollari a passaggio; due, il fondale dell’infrastruttura, che consentirebbe il passaggio solo a navi parzialmente cariche. Un’altra nuova rotta potrebbe poi includere il Mozambico: il Paese cresce, comincia a importare merce, e sono diversi gli armatori che stanno valutando un riposizionamento di alcune navi sulla rotta Mozambico-Asia, studiando il modo di far tornare cariche verso Oriente le loro unità. Una delle soluzioni sta nel carbone, già oggi trattato in Giappone e trasportato - in via sperimentale lo scorso anno - verso centrali termoelettriche asiatiche o europee. Sulle coste orientali dell’Asia potrebbe infine approdare anche carbone dagli Stati Uniti, o almeno di quelle industrie minerarie americane scampate alla devastante crisi del mercato domestico, che ha portato numerose società all’insolvenza. Acque poco mosse invece per le esportazioni dalla Russia asiatica, limitate dalle infrastrutture e dalla capacità dei porti nell’area pacifica di questo Paese.

Di Cina si parla molto a Singapore: l’associazione degli armatori della città-Stato, capitale asiatica dell’industria marittima, ritiene che i progetti di Pechino sulla Via della Seta terrestre e la relativa domanda di infrastrutture potranno addirittura incidere sul mercato globale dei noli per i carichi secchi, visto l’apporto (a partire da acciaio e cemento) di materiali necessari a connettere su ferrovia - con relative deviazioni - l’Asia all’Europa. Un business fiutato anche dai terminalisti locali, con Psa (azionista di maggioranza nei terminal di Genova e Venezia) che recentemente è entrata nella rete ferroviaria merci cinese attraverso l’acquisizione della società Lucky Glory International, a sua volta al 15,3% in China United International Rail Containers, il primo operatore logistico su ferro nel Paese del Dragone.

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