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«Concessioni in porto? Prima la verifica dei piani industriali» / INTERVISTA

Genova - Intervista a Paolo Emilio Signorini, nuovo presidente dei porti di Genova e Savona: «Risponderò a tutte le richieste. Il board? Vorrei evitare di avere una lista di “over 65”».

Genova - «Fra qualche mese non sarò così popolare, perché qualche “no” lo dovrò dire…». Una battuta pronunciata a margine dell’assemblea di Confindustria, ma che la dice lunga sul clima che aleggia nei corridoi di Palazzo San Giorgio dopo la fusione tra le Autorità portuali di Genova e Savona. Paolo Emilio Signorini quella fusione dovrà gestirla, e la comune impressione è che sarà tutt’altro che una passeggiata concretizzare ciò che solo sulla carta sembra un’impresa semplice: sostenere lo sviluppo del primo polo portuale italiano. Nell’ufficio ereditato dall’ammiraglio Giovanni Pettorino, ancora in parte occupato dagli scatoloni del trasloco, Signorini svela al Secolo XIX la sua idea di “porto unico”, affrontando i temi di maggiore attualità: terminal, lavoro, gestione dell’Authority.

Presidente, partiamo da uno dei dossier più caldi: le concessioni. Come intende procedere di fronte alle tante richieste di rinnovo?

«Oggi possiamo contare su una certezza: la commissaria europea Violeta Bulc ha confermato che la procedura di evidenza pubblica è formalmente corretta. Detto questo, restiamo in attesa di un regolamento che sta seguendo un iter abbastanza tortuoso: dopo le osservazioni del Consiglio di Stato è tornato al ministero dei Trasporti, che lo ha rivisto e lo ha inviato al ministero delle Finanze, che a sua volta ha introdotto alcune modifiche. La verità è che oggi siamo impantanati».

I concessionari, o almeno molti di loro, sostengono di non essere in condizione di aspettare.

«Ma fino ad oggi il commissario Pettorino ha seguito un percorso coerente. Ha accolto le richieste di proroga e le ha inviate al Mit, che ha risposto dicendo: l’Authority valuti le situazioni secondo necessità e urgenza, tenendo conto dell’andamento dei traffici. Cosa farò io? Chiederò di aprire istruttorie ai miei uffici sul rispetto dei piani industriali, dopodiché porterò ogni singolo caso all’attenzione del comitato di gestione. Ma voglio dirlo apertamente: intendo tenere conto delle istanze di tutti».

In sostanza chiederà la verifica dei piani. Non tutti ne saranno entusiasti…

«Lo so, ma è anche vero che basta conoscere le regole per capire che non esistono alternative. E dietro ogni concessione ci sono regole precise. Insomma: io assumo l’impegno di dare risposte a tutti, ma sempre e comunque nel rispetto della normativa».

A proposito del comitato di gestione: il board non c’è ancora. Preoccupato?

«Guardi, io ho fatto quello che dovevo fare: ho inviato le lettere agli enti che devono indicare i candidati, allegando la circolare del ministero che pone il limite di età a 65 anni. Qualcuno sostiene che quell’indicazione può essere derogata in caso di gratuità dell’incarico: non sta a me dirlo, io devo solo prendere atto dei nomi che arriveranno sulla mia scrivania».

Parliamone: la circolare del ministero è stata contestata. Da alcuni, come l’assessore Rixi, apertamente. Da altri un po’ meno, ma la sostanza non cambia.

«Non voglio entrare nel merito di questa vicenda. Vorrei solo evitare di trasmettere al ministero un board con quattro “over 65”, tutto qui. Mi pare che l’indicazione del Mit contenga un principio chiaro e, per quanto mi riguarda, condivisibile».

Altra emergenza: il lavoro in porto.

«Con la Compagnia Unica ci vedremo a breve. Credo che ci siano alcuni punti fermi e altri da sciogliere. Per quanto mi riguarda non è in discussione il principio organizzativo della Culmv, che è simile a quello di altri porti europei. Valuteremo per prima cosa i profili dell’integrazione con Savona, ma da questo punto di vista sono fiducioso perché vedo molta ragionevolezza. Le esigenze sono due: dare alla Compagnia una forma gestionale secondo i principi, appunto, di sana e trasparente gestione e trovare un equilibrio economico finanziario. Il secondo punto rappresenta la vera svolta, perché non possiamo più sacrificare la competitività del porto in nome del bilancio della Compagnia».

Vie d’uscita?

«Sarebbe utile introdurre un modello che preveda, per la Culmv, altre fonti di ricavo. Ma anche un contestuale efficientamento dell’azienda e una riduzione dei costi».

Le sue dichiarazioni sulla piattaforma di Vado non sono piaciute a tutti. Lei crede davvero nella potenzialità dell’opera?

«La invito a una riflessione. Quando di parla di opere come la Torino-Lione, il Terzo valico, la nuova diga del porto di Genova o la piattaforma di Vado, c’è sempre qualcuno che obietta: ma che bisogno c’è di aumentare così la capacità, col rischio che rimanga inutilizzata? Ecco, io credo che questo sia un errore grossolano. La capacità va segmentata sulla base delle tipologie prestazionali delle varie opere. Mi spiego meglio. Prendiamo il caso del Terzo valico: è vero che oggi abbiamo due valichi ferroviari lontani dalla saturazione, ma è anche vero che per pendenza, sagomatura e peso assiale quelle infrastrutture non sono adatte al traffico merci containerizzato. Tornando alla sua domanda: è innegabile che il bacino di Sampierdarena non sia saturo, ma vogliamo fare finta che non esistano vincoli all’approdo delle magaships? E ancora: pensiamo davvero che lo sviluppo del nostro sistema portuale possa limitarsi alla somma dei traffici di Sampierdarena e Voltri-Pra’? Io sono convinto che ci sia bisogno di ambizione, che accontentarsi dei traguardi già tagliati sia sbagliato. Del resto, se il porto di Rotterdam sta programmando il raddoppio della sua capacità ci dovrà pur essere un motivo, o no? Posso anticiparle una cosa: chiamerò intorno allo stesso tavolo gli operatori per affrontare insieme questo tema, i segmenti di capacità».

Chi contesta la piattaforma lo fa anche per motivi di sostenibilità ambientale.

«La Valutazione di impatto ambientale è stata positiva, e non mi risulta che gli enti locali abbiano sollevato particolari questioni. Sono state seguite procedure molto rigide, a tutela sia del territorio che dell’occupazione. Particolare, quest’ultimo, di notevole importanza in una provincia in difficoltà come quella di Savona».

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