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A piedi nudi nel porto degli spiedini di nuvole

Il ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri è ormai il simbolo della città dei progetti mancati, sinonimo delle complessità burocratiche e dei ritardi che uccidono l’economia. La frantumazione della corretta concorrenza tra imprese (eclatante il caso della gabella Ici imposta al solo porto di Voltri-Pra’) è il pane di una politica grottesca, impegnata solo a rallentare la crescita. E ad alimentare il braciere degli spiedini di nuvole con la legna di una narrazione distorta: perché a Genova i problemi non si risolvono, si accantonano, alzando paradossalmente il livello di promesse e boutade. Da una parte la politica usa le imprese, ma dall’altra viene usata per tutelare posizioni di mercato, concessioni, servizi di interesse generale. Tra allegri e periodici giri di valzer che sanciscono l’incapacità di capire e di incidere sulle scelte strategiche.

Non sono solo gli irrisolti e pesantissimi tormenti finanziari della Culmv (mille portuali) ad inquietare gli operatori e ad allarmare Toti, Bucci e il cardinale Bagnasco che non vorrebbero guai per la loro immagine. I buchi neri sono ormai tanti e tali da lasciare sconcertati gli osservatori internazionali dello shipping che auspicavano una svolta sulla spinta dell’orgoglio ferito. La Torre Piloti? Forse, un giorno… Intanto i moli si sgretolano, treni e retroporto restano una chimera, non esiste un regolamento per i servizi portuali, le sentenze dei Tribunali sono vissute come unica certezza dagli utenti. Perde colpi una delle poche eccellenze riconosciute universalmente nel mondo della cultura, quella della preparazione fornita dall’università del mare. In nessun altro Paese lo shipping continua a trovare ostacoli come in Italia, dove il ministero dell’Ambiente è arrivato a classificare le agevolazioni fiscali riservate alle società armatoriali (Tonnage Tax) come “Sussidi Ambientalmente Dannosi”. Un assurdo, perché negli ultimi anni le emissioni prodotte sono complessivamente aumentate, ma a fronte del raddoppio della flotta di bandiera italiana. E il trasporto via mare è di gran lunga la modalità più ecologica.

Per mancanza di personale a Genova si accumulano disagi addirittura alle procedure di analisi sui prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani. Uno scanner per la Dogana costato 6 milioni è utilizzato part-time per assenza di risorse umane. La macchina portuale è complessa, per funzionare a pieno regime ogni addetto, sia pubblico che privato, deve poter lavorare al meglio, l’ottimizzazione del ciclo operativo comporta sensibili risparmi a tutto vantaggio della clientela finale. I tempi di resa della merce sono diventati fondamentali in chiave competitiva, a Genova sembrano un optional. Invece di spingere autorevolmente per un riequilibrio modale, forse sollecitata dai proprietari di autostrade o dai produttori e gestori di camion, la città rifiuta l’unica ferrovia merci che potrebbe supportare la crescita, cioè l’alleanza tra Fs e Svizzera.

Il porto di Genova si è fatto sistema di credenze salvifiche, domina un nuovo familismo amorale privo di valori e solidarietà, che disprezza la dimensione civica, non riconosce il merito, non rispetta i diritti. L’uomo del familismo conosce e riconosce solo il potere, inteso come forza e capacità di costringere gli altri. Non ha morale. Vuole proteggere il proprio benessere, i propri privilegi, la propria evasione fiscale. “L’altro” è il diverso, l’estraneo; è un potenziale pericolo da cui difendersi. L’altro in quanto tale non merita rispetto. Si è formato e tende a prevalere un nuovo blocco sociale reazionario, fatto di operai disoccupati, di ceti medi in rovina e, in più, di una parte di operai e di ceti medio-alti protetti e corporativi. È crollata la cultura della programmazione. Le grandi questioni sono affrontate con la superficialità e l’improvvisazione di uno spot, uno slogan, un tweet, una chiacchiera da bar. L’idea di comunità è evaporata, si è appiattito il livello dello scambio politico.

Visioni, futuro, cultura di sistema? Il presidente Signorini sembra impotente, imprigionato e sconnesso da una struttura di Palazzo impalpabile nella sostanza ma rigida nell’imbrigliare, specchio di una città refrattaria alle regole, che respinge competitività e concorrenza, che consuma più di quanto produce e che protegge le rendite di posizione per evitare l’apertura al mercato alle imprese più competitive. Ad esclusione di Msc che continua tenacemente a scommettere, non c’è una sola compagnia internazionale che trasformi Genova nella sua base di traffico. L’export non è più una soluzione vincente ma solo una scialuppa di salvataggio.

La via della seta? Una politica seria, dovrebbe immaginare un’alleanza di nuovi traffici con la Cina, con la conseguenza che Cosco investe, costruisce e gestisce un grande terminal e la diga. Niente di tutto questo, solo fumogeni. E così il maggiore pericolo diventa quello della deriva. C’è qualcuno che sta cercando di capire come sarà il sistema dei trasporti tra quindici, vent’anni? I grandi vettori marittimi stanno scendendo a terra, occupano le infrastrutture dei porti, estendono la loro presenza anche alla catena logistica terrestre, svolgendo attività di trasporto ferroviario e stradale. Porti e shipping vivono una stagione di enormi cambiamenti e nessuno s’interroga su un futuro nel quale presto potranno anche apparire nuovi modelli di business dominati dai grandi venditori via Internet, che si stanno costruendo le loro navi, le loro grandi catene di distribuzione. E Genova rischia lo spazio di una figurina.

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Commenti inseriti: 451 — pagina 17 di 19

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 23:27

Blek Bloc

Un'altra sparata del sindaco. Sconcertante, ancora una volta, che nessuno l'abbia rilevata.

"Quando siamo arrivati Amiu rischiava di fallire, oggi è un'azienda che fa profitti e ha assunto persone..."

Così ha sentenziato nel silenzio generale.

Peccato che il 18 gennaio del 2019 il Comune abbia destinato 30,228 milioni a favore di Amiu per coprire i costi di gestione, senza contare i 20 milioni di indennizzo (?) previste dalla legge Genova.

Ora vedremo il bilancio, ma ce lo valuteremo da soli: la stampa ha cambiato padrone.



Spedito da: savona ma sono Ge9se Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 20:17

Gianetto Antonio

Finalmente il terminal che dovrà riceveSi avverte già un drastico taglio dei posti di lavoro! Prima erano questi: secolo XIX 15 dicembre 2010 Porti: Merlo e Maersk promettono 1500 occupati.
Nell' agosto 2006 era entrata in servizio la Emma Maersk la più grande porta containers del mondo con un pescaggio marca estiva di 15,50 metri.Fino al marzo 2011 veniva segnalato che nel terminal avrebbero potuto potevano ormeggiarci navi con pescaggi da 18 a 22 metri. Nel progetto di questo terminal avevano avuto la brillante idea di sistemare l'ormeggio delle petroliere in testata, ma in seguito a mia segnalazione all' Ufficio Sicurezza del Capitaneria di porto l' ormeggio fu spostato. La Porta container più grande attualemente in esercizio è la OOCL Hong Kong
Year Built: 2017
Dimension and Capacity
GRT: 210,890
NRT: 63,279
L.O.A. (meters): 399.870
L.B.P. (meters): 383.000
B. MLD (meters): 58.80
D. MLD (meters): 32.50
DWT (M/T): 191,421.9
Summer Draft (meters): 16.030
restiamo in attesa di poter conoscere il pescaggio delle 23.000 TEUS in costruzione. tenere presennte che il pescaggio diminuisce man mano che la nave consuma combustibile. e difficilmente queste navi raggiungono il pescaggio massimo consentito.
Nei contratti di noleggio viene specificato che una nave deve ormeggiare in " SAFE PORT " e deve essere ormeggiata in sicurezza.
Il pescaggio massimo consentito segue la regola del Under Keel Clearance: per le grandi navi è considerato 91,5 cm ( 3 piedi )
Per l' ormeggio in sicurezza il comandante dovrebbe ormeggiare la nave in modo da poter lasciare, in caso di emergenza, l' ormeggio con i propri mezzi, anche senza l' assistenza dei servizi portuali, quindi deve ormeggiare con la prora orientatata verso l' uscita. Nel vecchio porto di Savona ( privo di bacino di evoluzione, viene consigliato ai comandanti delle navi da crociera, di ormeggiare con la prora verso l' interno per non affumicare gli sfortunati che hanno comprato gli alloggi con le finestre a meno di 100 metri dagli scarichi dei fumaioli delle navi da crociera. Per quanto riguarda le norme di sicurezza secondo l' ordinaza 1/2010 C.P. Savona:...... Art.5 -Misure di sicurezza......Per fronteggiare un'eventuale uscita di emergenza,la nave dovrà essere ormeggiata con la prora in direzione dell'imboccatura del porto e predisporre un idoneo cavo appennellato a prora, sul lato libero della nave.( ma questa regola vale soltanto per le navi cisterna che operano a Savona - Vado e non per tutte le navi ).

Spedito da: Janua Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 14:37

Dottor Mabuse

Botta riprenditi, il nostro è un paese sostanzialmente lun ven 8-17, non ne ha per il belino nessuno a 50 anni o più di mettersi a fare il globalizzato 365/24! Le ooss (minuscolo) lasciale perdere specialmente qui a Genova dove contano tanto quanto se non meno il due di picche.
Tanto tu con il vestitino tutto bello stirato durante le feste ne stai come me con le gambe sotto il tavolo....

Spedito da: Roma Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 13:22

Carlo Mitra

Auguri agli italiani e ai genovesi del Lavoro che hanno fatto grande questo Paese con L'impegno, L'ingegno e le lotte democratiche....
W il 1 MAGGIO

Spedito da: SPEDIPORTO Genova Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 13:13

Giampaolo Botta

Il dialogo ed il confronto con le OOSS penso siano un tassello fondamentale nella crescita di un sistema.
Abbiamo bisogno di crescere operativamente a livello qualitativo e produttivo. Dobbiamo lavorare con le OOSS per provare a costruire insieme modelli più avanzati di lavoro che ci consentano di avere più flessibilità operativa in linea con le principali economie europee. Sicurezza, qualità, servizi sono percorsi che chiedono un nuovo dialogo per il bene del Porto, della città, del Paese.

Spedito da: Vado Ligure Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 13:07

Lou Galoup

Che bella sviolinata multipla, il Butterato.
Fra un toblerone e un nocciolato fondente Lindt (con sorpresa, naturalmente), il principe dello zerbinaggio locale ha reso omaggio al maestro in esilio.
Sono belle cose.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 maggio 2019 alle 11:13

G. Merello

"LEGGE GENOVA" E SCANDALO ORGANICI ALL'OSSO NEI CONTROLLI IN PORTO

@ Giampaolo Botta-Spediporto

Vorrei chiedere a voi e altri difensori dei sacrosanti diritti del nostro porto : ma in quella (presa in giro di) Legge Genova per il post-Morandi, non erano ufficialmente previste nuove assunzioni a tempo indeterminato di 40 addetti solo che per l'agenzia delle Dogane?
Non so se "oltre" a nuove assunzioni anche per i controlli sanitari?!
Il tutto, come si leggeva, "per preservare la capacità ricettiva del bacino portuale e aeroportuale di Genova", con specificato persino l'inquadramento dei nuovi assunti?!?
Oppure passando dal DL alla Legge i pentastellati son riusciti a tagliare anche tali assunzioni, già insufficienti?
Grazie a voi, sperando che troviate pieno sostegno e ascolto nelle vostre sacrosante richieste!

Spedito da: MILANO Pubblicato il: 30 aprile 2019 alle 19:47

Enrico Vigo

RIXI ha lanciato un candelotto fumogeno inutile, ed avete abboccato.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 30 aprile 2019 alle 16:04

Dottor Mabuse

Certo Botta, affrontiamo la questione dei CCNL tra chi non li vuole rinnovare per evitare di scucire danari e tra chi, come te, vorrebbe eliminare dai contratti ferie, festività, domeniche etc. Vedrai che la Furlan che detiene la maggior parte delle schede legate al pubblico impiego te li costringerà tutti sicuramente a venire a lavorare anche a Natale!
Peccato che intanto non si può obbligare nessuno, per legge dello stato, a lavorare nei giorni festivi e peccato che tutti i lavoratori italiani, specialmente se di una certa età, manco a cannonate ce li mandi a lavorare quando è festa.
Non so se te ne sei accorto ma anche a Serravalle chiudono nei giorni di festa.
Io non so come si possa fare un affermazione del genere sperando di non attirare tonnellate di.......

Spedito da: SPEDIPORTO Genova Pubblicato il: 30 aprile 2019 alle 14:28

Giampaolo Botta

Se parte del problema sta nei CCNL e si assume la rilevanza della capacità operativa di tutti gli scali italiani durante le festività, penso sia necessario portare la questione anche sui tavoli delle prossime trattative del settore pubblico.
Un grazie al Vice Ministro Edoardo Rixi per aver voluto aprire questa ulteriore riflessione su di un tema non più prorogabile. Ora spettiamo la convocazione di Adsp o della Regione Liguria nei prossimi giorni per affrontare un problema ancora in atto.
il Porto di Genova ha milioni di euro di merce ancora ferma.

Spedito da: savona Pubblicato il: 30 aprile 2019 alle 00:27

Avvoltoio Monaco

@Vigo
VADO, e non mi vedrò più rientrare!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 29 aprile 2019 alle 17:46

Enrico Vigo

IL SECOLO XIX riporta oggi su Vado Ligure:

<<< Il primo anno saranno movimentati 200/250 mila Teu di merci, a regime saranno 800 mila Teu. Forte impegno sia per il restyling della strada di scorrimento veloce, con affidamento entro un mese, e per il raddoppio ferroviario della Savona - San Giuseppe e della Finale - Andora, per quanto riguarda le ferrovie. Entro il 2025 potrebbe arrivare anche il nuovo casello autostradale di Bossarino. >>>

Conseguenza della chiusura della "Centrale del latte" di Genova e dell'apertura di qualche distilleria clandestina di grappa. Sparate fulminanti, con una chicca inedita: sapevo dei 4 anni per il casello A10 di Bossarino (2019 + 4 = 2023), ma che fossero 6 gli anni è notizia inedita, una schifezza immane!

Che sbornia caro IL SECOLO XIX !
Addirittura il raddoppio Finale Andora e quello di valico. Roba fine. oltre i 50°, barricata. Le musse da campagna elettorale hanno raggiunto l'apoteosi.

Spedito da: voltri Pubblicato il: 29 aprile 2019 alle 12:15

lexotan

Rilassarsi un attimo almeno per il primo maggio no...?... grazie a quello che sappiamo e vediamo qui, è una condizione oggettivamente non praticabile.

Spedito da: Genova porto Pubblicato il: 28 aprile 2019 alle 22:41

Nico

Si poteva chiudere il porto per il ponte lungo... Com'e che non ci hanno pensato??? Alla prossima...
@MARZIANO
verissima quella dei bresciani, condivido in pieno!!! però non dimenticare che sono stati i bergamaschi a esportare a Genova gli uomini per la compagnia dei caravana...

Spedito da: Pubblicato il: 28 aprile 2019 alle 19:03

Marziano

Il problema di Genova e dunque del porto, paradossalmente, credo non siano le infrastrutture tecniche, ma le "infrastrutture"mentali di troppi genovesi:

I "tanto alle 17.30 levo le tende
I "chi me lo fa fare"
I " Me ne batto il belino"
I " tanto ci guadagna solo il "padrone"
I " meglio un uovo oggi che una gallina domani"
I "se non lavoro io, lo fa qualcun altro
I " investo in bot"
I " porto avanti l'azienda del papi, ma appena posso vendo tutto perché non ho le palle e non c ho voglia"
I "buongiorno" buonasera"ed è già tanto
I "perché pensi che gli altri siano migliori?"
Quanto sopra è un mood che si sente nell'aria sempre più spesso purtroppo o quantomeno è quello che percepisco.

Credo che se domani 500.000 mila bresciani si svegliassero a Genova, avremmo :
500% in più di bestemmie
100% in più di patenti ritirate per ebrezza, ma anche
50% in più di produttività, spirito imprenditoriale e voglia di non accontentarsi.

Spedito da: italia Pubblicato il: 28 aprile 2019 alle 12:58

Maurizio Maresca

Io continuo a credere che l’Italia sara’ propositiva e propulsiva anche nella costruzione delle nuove linee del disegno di integrazione europea. Ed in particolare credo che, anche grazie al nostro Paese (che ha un peso particolare), a. si affermeranno regole multilaterali e bilaterali di commercio internazionale impostate sulla non discriminazione, b. si completerà il mercato unico specialmente nelle infrastrutture e nel comparto finanziario mettendosi al centro concorrenza, diritti degli utenti ed interesse pubblico, c. i singoli stati controlleranno gli investimenti stranieri sulla base di regole comuni che premino la tutela dei diritti, la concorrenza e la sicurezza.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 28 aprile 2019 alle 12:32

Mario

Caro Timoniere, complimenti, ogni tuo nuovo commento sembra superare il precedente per stile, correttezza di analisi, chiarezza...
CANCELLA PER FAVORE PERO' IL TITOLINO FUNESTO...!!!! Oggi per il CRISTIANI è la GIORNATA DELLA MISERICORDIA, applichiamola. Però attenzione, il Vangelo chiede sempre GIUSTIZIA! E fa dire a Gesù che viene preso a schiaffi dal soldato: se ho detto bene perché mi percuoti? e se ho detto male dimostramelo!
Insomma, porgi l'altra guancia non lo dice... E questo vale anche per il nostro porto!!!
Ottima la denuncia globale di Giampaolo Botta, braVI!

Spedito da: Canova, Magliolo (SV) Pubblicato il: 27 aprile 2019 alle 18:15

Enrico Vigo

CONTROLLI E VALICHI PORTUALI

In questo mare magnum di inefficienze genovesi (troppe e da troppo tempo con troppi amministratori inebetiti) punto il dito sul guaio più imminente, la incombente paralisi della città con l'avvicinarsi della stagione di picco quella estiva causata dai flussi quotidiani innanzitutto del Terminal Traghetti e dall'incremento stagionale dei traffici portuali.

L'Autorità Portuale e la Prefettura diano garanzie di adeguato presidio ai controlli in area San Benigno ben prima di arrivare al disastro di bloccare la città, peraltro anche fin troppo infragilita da:

1. crollo del Ponte Morandi;
2. ritardi con cui i raccordi di sponda DX e SX Polcevera con grondamare (Rossa/Canepa);
3. mancato varo del nuovo Varco Portuale di Ponente.

Basta col rituale dei convegni affollati di responsabili di questo sfascio tutto genovese nel rito satanico di blaterare a vanvera tra loro.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 27 aprile 2019 alle 13:26

giorgio.carozzi


LAST FLASH BEFORE SUICIDE...?

Caro Giampaolo,
esattamente un anno fa scrivevo che non esiste più il modello Genova indicato come esempio virtuoso dai ricercatori della prestigiosa università americana di Princeton. Che semmai si celebra l’anomalia della decadente roccaforte dello shipping. Che l’unica svolta possibile è una rivoluzione radicale per rilanciare il valore del lavoro e piegare, insieme alla burocrazia, la vocazione consociativa sfociata nel protezionismo degli interessi contrapposti al bene comune. Un tema ricorrente: quali città e classe dirigente corrispondono a un’industria portuale in pieno sviluppo, pronta al salto di qualità? Per rivitalizzare il proprio appeal, Genova dovrebbe rappresentare davvero il porto, il suo cosmopolitismo, la sua cultura, la dimensione globale. E garantire economicamente ricadute sociali e occupazione soprattutto con investimenti in infrastrutture, istruzione e cultura. Rifiutando compromessi con le vecchie comunità operaie, imprenditoriali, politiche e sindacali. Trovando un antidoto al dilagare dell’automazione e vie di fuga davanti a una nuova ondata tecnologica di espulsione del lavoro.
Da anni accade invece esattamente il contrario. Il tempo non è purtroppo considerato un fattore di competitività. E il presidente del porto, cui un tempo bastava una telefonata per alzare da terra il ministro di turno, oggi non può o non vuole nemmeno urlare per cercare di risolvere nello spazio di ventiquattr’ore la desolante sequenza di problemi spiccioli che tu elenchi e che quotidianamente condizionano la vita e la produttività del porto. Quindi, amici cari, di che cosa stiamo parlando?
Il tratto distintivo del porto in questo 2019 sembra consistere nella difficoltà di affermare la propria identità, di sapere scegliere i percorsi ai quali affidare il proprio cammino, di dimostrare la capacità di decidere e di operare per poter stare ai tempi della complessità e della globalizzazione. E’ il “Porto del Ni”, che non riesce mai ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con un “Si”. Le scelte non sono mai chiare, soggette a cambiamenti o capovolgimenti. Sul piano istituzionale, mai, nella storia recente, si era potuta osservare una tale capacità di indecisione, una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti.
Il principale pericolo diventa così quello di andare alla deriva. Non si concretizzano interventi di sviluppo, ma si concede sempre più spazio ai pregiudizi, all’incompetenza, alle panzane demagogiche. Genova rischia l’esclusione dai tracciati mondiali perché il sistema dei porti è frammentato, la burocrazia pesante e non esistono né competenze, né pianificazione e neppure coordinamento a livello nazionale.
Riprendo Maresca sul tema della via della seta (ma questo vale anche per altri annunci…). Ma questi della Cina portano e si impegnano a portare traffici sul corridoio Reno Alpi oppure sono chiacchiere? L’Autorità portuale - visto che è istituzionalmente preposta ai traffici e non alle costruzioni - cosa fa per accertare questo punto? E il governo che stipula un MoU? Ha messo in chiaro con i cinesi che il traffico Belt and Road deve passare dal corridoio Reno Alpi e cioè da Genova? Anche perché poi leggiamo che quelli trattano con Slovenia e Croazia e comunque con l’Europa. Da una parte grandi rapporti con la Cina, dall’altra si va poi in delegazione a chiedere ad Aponte di investire su Hennebique! Come per Atlantia: prima si dileggia Autostrade, poi si va a pietire che entri in Alitalia....
Vogliamo parlare di Barcellona, che dopo anni di durissima crisi, a partire dal 1983 ha iniziato un percorso di cultura di sistema? La città poteva avere un futuro solo puntato su Porto e turismo, cosi la città ha iniziato a dialogare con il Porto ed a programmare insieme il futuro. Il Porto di Barcellona contribuisce in modo significativo all'occupazione della città, alla formazione dei giovani e alle attività di promozione della città nel mondo. Hanno voluto individuare un futuro comune, partendo dalla formazione nelle scuole, alle iniziative per attirare investimenti nazionali ed internazionali. Hanno recuperato completamente un grande centro storico prima frequentato dalla delinquenza ora residenza di studenti, frequentato da tantissimi turisti con una forte impennata del valore degli immobili. Qui tutti vogliono e lavorano per migliorare la qualità della vita, la qualità del business e della formazione. Non esistono comitati del NO ma comitati di programmazione comune del futuro.
Siamo tutti colpevoli. Di ignavia, rassegnazione, menefreghismo, compromessi, incapacità di reagire alla barbarie in cui affoghiamo da troppi anni. Non abbiamo saputo o voluto contrastare efficacemente il Male che ci ha avviluppati sfornando a ripetizione politici e amministratori da strapazzo, incapaci e inconcludenti. Abbiamo permesso con le nostre complicità e paure che prendesse campo l’ideologia della decrescita. Se l’emergenza è oggi globale, la risposta non può che rivelarsi pari alle esigenze del sistema logistico su cui si reggono e alimentano business e rapporti commerciali su scala internazionale. Spazzare via l’ideologia del sottosviluppo urbano ed economico è un dovere. Impedire l’eutanasia della maggiore città marinara italiana un obbligo. Nessuna compartecipazione al declino. E’ il momento di combattere, battere i pugni e incassare quanto dovuto da decenni. Non solo il rifacimento del Ponte Morandi, non solo Terzo valico e Gronda o circonvallazione.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 27 aprile 2019 alle 12:31

G. Merello

A me vecchio pensionato che sa di navi e non di maledetta burocrazia viene il vomito a leggere le giuste denunce di Spediporto e non solo.
Leggo che secondo Botta il problema dei controlli è innanzitutto romano, e comunque politico.
Nei soli interessi del nostro porto strangolato da inefficienze e poltronismi totali, e al di là della campagna elettorale, vengano fuori precisi nomi e cognomi in cima alla catena delle responsabilità in questi controlli!

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 27 aprile 2019 alle 00:17

GIAMPAOLO BOTTA

Caro Timoniere,

come sai mi guardo bene da uscire dalle mie poche e limitate competenze, ma il tentativo che Spediporto sta portando avanti e' di proporre dei modelli evolutivi a basso costo realizzativo e ad alto valore aggiunto per la merce. Ho apprezzato, personalmente, l'intervento di Edoardo Rixi che ha introdotto il principio di bonus alla merce, rompendo con ciò una cultura risalente per cui i bonus si davano solo al trasporto ed all'armamento. In realtà la merce va dove ha convenienza e dove viene servita meglio, ecco il perché della nostra nota stampa di oggi sui gravi ritardi nei controlli.
IL PROBELMA è ROMANO, si badi bene, chi lavora qui tra i funzionari fa il massimo, ma gli organici sono allo stremo ed ormai insufficienti. Tu hai citato il caso dello scanner costato milioni di euro ed utilizzato a singhiozzo, creando tra l'altro un mare di problemi organizzativi ai terminalisti, agli spedizionieri ed agli autostrasportatori; l'unico esempio al mondo di scanner in multi-utilizzo con appuntamento su fasce orarie dedicate (non esiste cosa simile in nessuna parte del mondo) ma ti potrei anche citare il caso degli uffici del c.d. sportello unico dei controlli, pronti ed arredati, ma anche abbandonati....pare che non siano agibili o manchi un atto amministrativo, anche li soldi gettati via insieme alle speranze di efficientamento.
Ti potrei anche parlare di PED e PEDDINO che tutti gli operatori aspettano da 10 anni quando l'idea venne accolta dall'allora Presidente di regione Burlando al suo primo mandato, mille riunioni, mille planimetrie....incontri su incontri ma ancora oggi non pervenuto.................eppure i fondi per la sua realizzazione nei bilanci di ADSP ci sono ma vengono da oltre 10 anni ripostati per la realizzazione all'anno successivo. Non stiamo parlando di grandi infrastrutture, di progetti per miliardi ma di semplici migliorie operative, già realizzate o comunque già finanziate che per qualche ragione oscura non riescono a muovere i primi passi concreti anche dopo anni ed anni.
Domanda: da dove vogliamo tutti insieme cominciare a mettere a posto il nostro Porto ? Noi qualche spunto ed idea la proviamo a dare ......chi è disposto ad aiutarci a realizzarla ?

Spedito da: Canova, Magliolo (SV) Pubblicato il: 26 aprile 2019 alle 19:15

Enrico Vigo

Il buco nero dei CONTROLLI FITOSANITARI ha un nome: TOTI.
Competenza Regione Liguria, la carenza di organico e gli orari "naive" sono frutto di mancata gestione regionale, la Giunta Toti, basta teatrini e convegni, che si assumano i tecnici necessari a far rientrare Genova nella serie "A" dei porti europei.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 26 aprile 2019 alle 15:47

Dottor Mabuse

Botta semmai per il prossimo anno facciamo preparare un calendario tutto con soli giorni neri......
le feste ci sono e vanno santificate lo dice la Vale e lo dice anche il Santo Padre....a proposito di Santo Padre il tuo amato Pregate è pronto??

Spedito da: Genova Pubblicato il: 26 aprile 2019 alle 15:14

SPEDIPORTO

A Genova vanno in ferie anche i controlli in porto

La situazione, già critica nelle scorse settimane, sta assumendo livelli insostenibili per operatori ed importatori. "Contenitori, con merce per decine di milioni di euro - denuncia Giampaolo Botta DG Spediporto - sono fermi ad aspettare controlli che, se tutto va bene,
potranno farsi solo dopo il lungo periodo di ponti e festività" Inaccettabile per SPEDIPORTO e per decine di aziende. "i nostri operatori sono tutti in ufficio, i traffici internazionali non conoscono tutte le nostre festività ed è dura spiegare il fatto che ci vorranno anche più di 10
giorni per un controllo sanitario o in dogana"
Parlare di infrastrutture e di alta tecnologia non ha senso fino a quando non si assumerà
prima di tutto una mentalità orientata al business ed ai servizi.
"i controlli devono esserci e noi siamo i primi a sostenerlo - sottolinea Botta - teniamo alla qualità che finisce sulle tavole
degli italiani, ma il rischio è di perdere importanti linee di traffico. Merce alimentare,
surgelati, pesce, carne, frutta e verdura non possono aspettare 10 giorni per un controllo.
Così come non è possibile accettare che il più importante Porto italiano si trovi in queste
settimane con solo 3 funzionari dell'ufficio di Sanità e con una manciata di Funzionari di
Dogana. Abbiamo bisogno di organici adeguati e di capacità organizzativa da parte delle
nostre amministrazioni".
"C'è poi anche un discorso di sicurezza - aggiunge Botta - sono controlli che devono essere effettuati in tempi certi, in poche ore, onde evitare rischi per gli
stessi lavoratori" È il caso dei controlli radiometrico e chimici, qui SPEDIPORTO chiede un
adeguamento del personale autorizzato ad effettuare questi controlli. Il personale addetto a
questi controlli è lo stesso da dieci anni a questa parte ed il traffico è raddoppiato, risultato:
i tempi si sono allungati considerevolmente, i contenitori restano in catasta anche giorni
prima di essere controllati, in questo modo viene svilita anche la normativa che tende a
prevenire l'esposizione ad eventuali agenti nocivi. "Lo diciamo da tempo e lo confermiamo
oggi, il ciclo dei controlli deve essere potenziato, migliorato e reso più efficiente. Si
potrebbero fare oltre 100 assunzioni tra pubblico e privato, Regione Liguria e Adsp devono
aiutarci a trovare il necessario sostengo da Roma".

Spedito da: SPEDIPORTO Genova Pubblicato il: 26 aprile 2019 alle 12:37

Giampaolo Botta

Petrolio alle stelle dal 2014, effetto Libia e no deroga su sanzioni Iran da parte degli USA. Quali effetti sullo Shipping e più in generale sulla logistica? Il prezzo della benzina alla pompa si impenna ma per il mercato del trasporto su Gomma non esiste nulla di simile al BAF del nolo marittimo.
Qui le compagnie hanno lo strumento per ammortizzare i maggiori costi ma verrà applicato anche alle loro quotazioni dirette sul mercato??? Oppure solo sul traffico merchant??? Altro effetto delle c.d. "verticalizzazioni" di mercato che andrebbe studiato anche in quanto ad effetti sulla concorrenza. A pagare il conto salato saranno anche il settore crociere dove sul venduto sarà difficile recuperare i maggiori costi del bunker.

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