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5.000 sfumature di rosso nel laboratorio della decrescita

Come un peccato di prima mattina: caffè, focaccia e una pinta di rum per il super commissario che non intende intonare l’inno alla sconfitta. In questa guerra di indipendenza e liberazione, l’attesa è per il racconto di ciò che forse lo stesso Blek Macigno-Bucci preferirebbe dimenticare. Vorrà negare alla ciurma di Pilotina la ghiotta opportunità di concedersi un pizzico di maligno divertimento? Entrare con l’archibugio del trapper a Palazzo San Giorgio per far sloggiare Amleto Mestizia ha il valore di una missione ineludibile.
Non tanto e non solo perché il predecessore del Grande Blek rappresenta l’inadeguatezza di un abusivo che ha lasciato praterie spalancate per le scorribande del clan dei savonesi, della burocrazia dell’Autorità portuale, delle mazze dei censori, delle titubanze dei vertici istituzionali e della complice rassegnazione popolare. Il fatto è che Amleto Mestizia è l’ineguagliabile precursore della politica del non fare, il paradigma dell’inconsistenza supponente, il teologo della decrescita. Ma anche lo specchio rovesciato della deriva comune. Deprecare oggi è un insulto al buon senso, già sottilizzare è grottesco. Sapevamo tutto con largo anticipo, non esistono alibi dietro cui nascondersi. Se non l’insofferenza planetaria verso la bandiera di San Giorgio, come ai tempi dei Savoia. Del resto il piano sembra identico a quello di Vittorio Emanuele e del generale Lamarmora.

Oggi come allora, dai massacri nelle piazze e nelle chiese alle macerie. Genova è stata programmata da tempo come il laboratorio cardine della decrescita e intorno al porto sono state orchestrate tutte le nefandezze possibili. Il progetto non è nuovo e dispone di molti sponsor: investire sull’assistenzialismo e tagliare i fondi per la produzione, in quanto possibili moltiplicatori di consolidamento, crescita e occupazione. Nessuno, dunque, può restare allibito davanti alle cinquemila sfumature di rosso, ai tragici scherzi del destino, all’emergenza cronica, alla vacanza della mente. Il vero coraggio è ammettere vulnerabilità e precarietà del porto-città e raccontare Genova in una luce diversa. Le umiliazioni non finiscono mai.

A minare la leadership genovese ci ha provato con ottimi risultati il centro sinistra privilegiando il Nord Est, dilapidando milioni in porti morti e sepolti, varando una legge di riforma che grida vendetta e indebolisce ulteriormente il primato sui mercati della capitale della logistica italiana. Quelli di oggi pensano sia doveroso chiudere il cerchio, non lasciare il lavoro a metà. Investimenti, sostegni, visioni progettuali? Ma per favore… L’esaltazione dell’ignoranza e dell’incompetenza è un dogma. Sgretolare la prima industria nazionale dello shipping è diretta conseguenza: il decreto-Genova è uno schiaffo al lavoro, alle imprese, alla crescita, alla speranza. E l’accanimento pregiudiziale contro Autostrade ha la stessa valenza ideologica di chi non vuol lasciare spazio alla contrattazione e all’investimento.

Segnali di speranza? Pochi. L’aggregazione armatoriale giapponese One insedia sotto la Lanterna la propria centrale operativa. E Psa di Singapore investe altri 30 milioni di euro nel porto di Pra’-Voltri, rinnovando con 21 nuove gru gommate elettriche l’intero parco delle macchine diesel di piazzale. Messaggi lanciati con il cuore in gola dal terminalista e dagli operatori genovesi. Impegnati a tamponare le falle di un’azienda che genera complessivamente 120 mila posti di lavoro e garantisce 6 miliardi l’anno di entrate per lo Stato servendo l’area geografica con il più importante tessuto manifatturiero europeo e collegando il centro-nord est dell’Italia con la Francia e la Svizzera. La prima industria nazionale, sicuramente quella che ha fatto segnare il più alto tasso di crescita negli ultimi 10 anni.
La Ferrari della portualità tricolore: da Genova si imbarca il Pil italiano nel mondo. Ma è un’impresa globale già aggredita dai grandi caricatori che stanno imponendo balzelli esorbitanti su ogni container, quotidianamente monitorata dalle multinazionali del mare che pretendono galline con le uova d’oro e non cumoli di macerie e di promesse vuote. Genova potrebbe ancora trasformarsi in simbolo positivo di un Paese che non si rassegna alle disgrazie ma trasforma la tragedia in opportunità, può diventare la motivazione e la chiave per aiutare l’Italia a liberarsi dai vincoli imposti dalla burocrazia e dai codici bizzarri e metafisici dell’incompetenza. Pare però che la politica e il governo non riescano ancora a cogliere il pericolo di potenziale devastazione. Il crollo di Genova rischia di condizionare costi, produzione, occupazione e business dell’intero Nord Ovest e di molti mercati europei il cui sistema logistico fa perno sulla Liguria. Le incertezze e i ritardi sono incomprensibili, surreali. Il populismo sotterra la politica, la polemica surroga la discussione, il falso moralismo cancella razionalità e buonsenso: è un intreccio micidiale che condiziona ogni azione che oggi dovrebbe essere improntata solo e razionalmente al calcolo dei costi e dei benefici e, dunque, degli interventi immediati. I conti al ribasso li stanno già facendo le imprese portuali. Ogni 46 contenitori di merce sfumati, scippati o dirottati, costano un posto di lavoro, ogni 46 contenitori scappati altrove si perdono 1.380.000 euro di valore della merce e centinaia di migliaia di euro tra diritti ed Iva.

Mentre il porto di Genova cerca di garantire alla merce pari capacità produttiva e di servizio ad infrastrutture ridotte, il governo latita. Il ministro Toninelli battezza una nuova e inutile Autorità portuale a Messina ma non concede l’autonomia finanziaria a Palazzo San Giorgio. Che magari si troverà a dover pagare di tasca propria il richiesto azzeramento delle tasse portuali. Misura comunque inutile, se la merce non sbarcherà più a Genova. La capitale della logistica è in ginocchio: non rivendica un reddito di sopravvivenza, ma investimenti e incentivi concreti su un settore trainante per l’economia nazionale. Certo, servono risorse per risarcire vittime, sfollati e migliaia di imprese danneggiate. Servono Zona Franca o ZES della durata variabile almeno dai cinque ai dieci anni. Sarebbe oro colato realizzare il progetto, inseguito da decenni, che punta a collegare finalmente via ferrovia le banchine genovesi con il retro porto di Alessandria, coinvolgendo i vertici di Rfi, completamente assenti da ogni dibattito, come se il dramma non li riguardasse e fosse una bestemmia far viaggiare su rotaia migliaia di container.

Servono Terzo valico e Gronda, è quasi grottesco accennarne. Ma quel che più conta è un salto culturale, prendere cioè coscienza della consistenza e dei bisogni di un sistema-Paese che si muove grazie alla logistica. Bisogna essere pronti a tutto, nella città delle grandi emergenze. Anche al fatto che si areni l’annunciato e sospirato piano di colossale ristrutturazione interna varato dalla Culmv. Al quale anche dentro la roccaforte di San Benigno non tutti attribuiscono il valore di ultima spiaggia. O più semplicemente non hanno l’esatta percezione del dramma incombente. E’ una battaglia per la sopravvivenza, una sfida senza ritorno. Può essere supportata da strutture pubbliche (Authority) e ministeriali demolite da un’amministrazione impegnata a garantirsi il controllo della portualità anziché progettare riforme e crescita? Tutti, anche in Autorità portuale, sembrano terrorizzati da ANAC, ART, Procure, Corte dei conti e vendicatori alla ricerca di teste da mozzare. Ci sono diversi modi per reagire alle cronache recenti, al senso di frustrazione, di indignazione e incredulità.
Ma chi rappresenta il governo ha solo un percorso davanti a sé, da esplorare molto seriamente per stracciare il racconto di un’Italia ambigua, opaca, trasformista, debole, inconcludente, inadeguata.
L’Italia che al patto scritto preferisce l’idolatria.

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Commenti inseriti: 430 — pagina 1 di 18

Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 03:03

Piero

Povero toninelli

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 00:21

Libero liberale

@Mabuse

Ti seguo fino a un certo punto.
Riassumiamo
Crolla il ponte. Sotto il ponte ci sono alcuni palazzi di scarsissimo pregio che conviene demolire. Dentro i palazzi vivono proprietari e inquilini. I proprietari vengono giustamente espropriati e risarciti con cifre a dir poco fuori mercato. Nella sfiga alcuni fanno l'affare della vita, diciamocelo.
Ma quello che fatico a capire è un altro punto. Gli inquilini, quelli che stavano lì in affitto, non mi intetessa se morosi o no, che diritto vantano? Perdonate la schiettezza, ma non potrebbero cambiare casa e stop? Loro non perdono nulla. Non erano proprietari, erano lì in affitto.
Boh.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 22:58

GIAMPAOLO BOTTA

FACCIAMO CHE IL MONDO SI INNAMORI DI GENOVA

@Marco Bucci, @Enrico Vigo, @Arcangelo Merella @Giorgio Carozzi @Maurizio Maresca,

il Terzo Valico si farà !!!! il nuovo Morandi anche (il prima possibile spero), la Gronda sono certo anche, la nuova Diga (10 anni), ora spetta a tutti i genovesi di buona volontà lavorare ad una visione aggiornata di Porto e Città che guardi a modelli organizzativi (a costo zero) avanzati e certificati. Qui AdspMLO può fare un grande lavoro insieme a Regione Liguria e Comune di Genova.
il 14 Maggio 2018 abbiamo firmato in occasione della ns. assemblea di SPEDIPORTO un protocollo d'intesa che contiene una visione moderna di relazioni tra porto e territorio, che valorizza la relazione tra infrastrutture materiali ed immateriali, che collega modelli normativi di successo (ZLS e Zona Franca urbana) alle esigenze del Business e del territorio. Dobbiamo essere temerari e visionari, scrolliamoci di dosso la polvere degli ultimi 20 anni, basta alle mediazioni al ribasso, ambiamo a modelli di eccellenza, troviamo forza e determinazione in questo momento di grande difficoltà per il nostro territorio.
Martedì 18 dicembre 2018, Spediporto in occasione del suo seminario sulle Zone Logistiche Speciali proporrà una visione innovativa di Porto, Città, retroporto. E' ora di scrivere le regole di un nuovo modello organizzativo e le ZLS offrono questa possibilità, potremmo avanzare al Governo, alla Presidenza del Consiglio, tramite il Vice Ministro Edoardo Rixi ed il MIT, una proposta di convenzione tra amministrazioni che valorizzi il territorio, la portualità, l'occupazione e dunque la crescita. E' giunto il momento del coraggio e della determinazione, e' giunto il momento di rinnovare modelli di business immobili da decenni e con loro molte regole di ingaggio. rompiamo gli schemi, proviamo a scommettere su qualcosa di diverso ed innovativo.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 19:18

Dottor Mabuse

Immagino siano più interessanti ed in linea con la pilotina del Timoniere le questioni già più sotto analizzate....ma l'affaire dei risarcimenti Ponte Morandi è davvero avvincente.....anzi no grottesca.
Allora, siccome so le petit bateau essere frequentato anche da illustri giuristi, vi illustro brevemente.
Incipit....esce il DL Genova, si levano i pugni trionfanti, si levano anche in aria i portafogli dei proprietari siano essi sfollati o meri immobiliaristi......infatti ispe dixit tutto il malloppo va a chi detiene il diritto reale di proprietà...urrà urrà urrà.
Il solerte Bleck Macigno, non si capisce perché, zitto zitto con il favore delle tenebre riesce ad ottenere un parere, ripeto parere, dell'Avv. dello Stato che così recita....dai ragazzi erano catapecchie, facciamo così, tanto voi proprietari siete ricchi capitalisti, i 2000 e fischia euro ve li prendete i 45mila del PRIS e i 36 dello sgombero a quello che vi pagava l'affitto....quando riuscivate a farvelo pagare.
Riunioni fiume tipo rivoluzione di ottobre con urla e strepiti, rappresentanti della struttura commissariale sull'orlo del linciaggio, passionale da cartoni in lacrime, proprietari furibondi, etc etc....
Finale grottesco....presi per stanchezza i proprietari capitalisti si recano dai notai i quali, con la faccia di quello che se potesse sparire lo farebbe, propongono il contrattino di acquisto per gli immobili sgomberati dove...big surprise....così è scritto...tu capitalista ti prendi i soldi al mq e se non ti spiace dai il consenso a versare gli 81000 all'inquilino a e se non ti spiace mi dici anche l'IBAN dell'inquilino......
Ma scusa se hai deciso di darglieli cavolo vuoi da me, perché ti devo dare il consenso io?? Poi perché ti devo dare un IBAN che, con rispetto, mi ha dato uno che a mala pena comprendo quando favella e se poi è l'IBAN dell'ISIS e con il PRIS fanno le cose brutte??
In pratica la legge dice ti do tutto, Blek Macigno ti leva qualcosa....poi si pente ma per non fare brutta figura ti dice...vabbè guarda prendi sti soldi e poi arrangiati tu...ciaoone che io devo farmi dare la DIA per il ponte.


Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 14:08

G. Merello

Caro Timoniere
da incorniciare il tuo ultimo post.
Dove, in questo mondo spento, parli di "anima dell'uomo"...
Che comprende cose da molti dimenticate, come passione e volontà di cambiate le cose, cioè almeno provarci fino in fondo.
Per quell'altra cosa dimenticata che è il "bene comune".
Perchè se la nave affonda, alla fine non si salvano neppure i topi..

Spedito da: torino Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 11:50

carlo de stefani

Timoniere, ma quando finirà questo teatrino-commedia degli stipendi dei portuali??? sempre la stessa storia!!!

Spedito da: Roma Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 11:02

Fabrizio

Analsi perfetta e corrispondente, dott. Carozzi! Il problema è che siamo un po' tutti corresponsabili, chi più chi meno. Coerenza cercasi... C'è chi canbia tre casacche in un giorno, gli amici di ieri oggi sono i tuoi nemici. E il cambiamento non lo vuole nessuno, tenere in piedi questo sistema antistorico e antieconomico conviene a tutti i personaggi e interpreti (operatori, imprese, portuali...).
grazie

Spedito da: PARIS ST GERMAIN Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 09:51

Gigi Cialtron

@Butterato
ma allora è vero quello che si dice sulla rive gauche: che ti piace tanto la baguette au chocolat. Che bella sorpresa! Ecco perché smarchetti con questa agilità, ora è tutto più chiaro.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 08:01

Enrico Vigo

@ GIORGIO, ARCANGELO, GIAMPAOLO, M.MARESCA, BLECK-MACIGNO

COMITATO “PORTUALE” o di “GESTIONE”.

Stiamo qui troppo spesso a disquisire sull’inadeguatezza normativa ed il superamento della normativa portuale , con ponderate e argomentate riflessioni, a mio avviso. sarebbe utilissimo fare invece un passo ulteriore su questo punto assolutamente critico, e proporre in via ufficiale una riforma innovativa, scrivendola di pugno e proponendola al Ministero. Non solo, tante volte ci siamo fatti cruccio del fatto che il rapporto Città-Porto nel modello Northern Range si avvale di una normativa degli Enti Locali più evoluta e confacente alle necessità di una Città-Porto, perché allora non proporre una evoluzione normativa di dettaglio che vada in quella direzione?
Vedo Bene SPEDIPORTO, autorevole super partes prendersi la briga di fare da regista (bonae voluntatis) di un gruppo di lavoro allargato con la partecipazione di legali marittimisti, del diritto internazionale e amministrativo, costituzionalisti. Per glorificare Genova non bastano più i filmati consunti in bianco-nero dell’Istituto Luce, ci vuole una marcia in più propositiva e innovativa, bisogna uscire dal grigio tradizionale mugugno e fare proposte concrete (Riforma Genova).


@ TERMINALISTA INCAZZATO

“Pax hominibus bonae voluntatis”

Se da una parte c’è sicuramente qualcosa da chiedere all’autotrasporto (prenotazioni) purché non si ecceda in nuove farraginosità burocratiche, dall’altra la si smetta di fare danni specie nei tempi morti cambi turno, terra di nessuno che i Terminals hanno ampiamente dimostrato di non saper gestire. Un passo alla volta, la mossa prima ai Terminals, la partita a scacchi continua.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 05:17

giorgio.carozzi


LA SINDROME DI AMLETO (M.)

Caro Arcangelo e caro Giampaolo, potete ripetere all’infinito i vostri convegni e alimentare il vostro generoso ardore, ma difficilmente riuscirete a cancellare la Sindrome di Amleto Mestizia, perfetto paradigma della genovesità 2.0. Battere un colpo, come suggerisce Doc Mabuse, vuol dire rammentare a Maurizio Maresca che non ci sono leggi che tengano e che mai si produrranno riforme credibili quando al centro dell’universo portuale resistono egoismi e individualismi, opportunismi e interessi di parte, autoreferenzialità e cialtronerie. Quando non si vuole sopperire almeno con il buon senso e il fai da te a pessimi e squinternati tentativi di riforma, che hanno fatto a brandelli il sistema. Credo fosse questo il messaggio che voleva lanciare Blek-Bucci, invitando Signorini a cacciare l’usurpatore abusivo da Palazzo San Giorgio.
E’ ormai assodato che Amleto Mestizia non si farà da parte. Va bene. Questa storia fa comodo a molti (avere Amleto in Comitato è una pacchia per la governance, l’ineffabile struttura dell’Ap e per i savonesi, per camalli e terminalisti e ora anche autotrasportatori…), è il sublime paradigma di tutte le miserie di casa nostra. Cattiverie, malignità, difesa a oltranza dei propri affari, falsità e doppiogiochismo. Un pezzo di città distaccata, recalcitrante, infastidita. L’idolatria dell’ignoranza e dell’inadeguatezza.
C’è una Genova che considera da decenni il porto un optional alternativamente simbolico per opportunismi e vetero assistenzialismo, da manovrare ad uso e consumo della conservazione e del consociativismo, degli accordi sottobanco e del compromesso al di là dell'accettabile. Città grigia, soffocata dalla mediocrità e dai comitati d’affari, arrogante e cinica, che si contrappone ai fermenti innovativi e alla generosità di molti.
Continuare ad alimentare un porto-città senza luce, ostaggio di interessi di parte, delle paure, di nuovi baluardi innalzati per chiudersi dentro, esclude Genova dal circuito virtuoso della sana competizione sui mercati, del sapere, della ricerca, dell’innovazione e della conoscenza.
Eppure più forte di tutte le strutture e di tutti i fatalismi c’è l’anima dell’uomo e il suo potere d’immaginazione, la sua capacità di sognare e di continuare a fare vivere lo spirito d’utopia, quello spirito che sorprende sempre i governanti e i potenti. E allora il punto di partenza siamo noi, con la possibilità di opporsi e di cambiare. Autoproduzione della politica. I cambiamenti radicali necessari non si possono fare senza un impegno dei cittadini in prima persona. Lo sappiamo. Ma non sappiamo bene come arrivarci. Sappiamo, però, che è l’ultima difesa e l’ultima speranza.

Spedito da: Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 23:42

Maurizio Maresca

Scusate cari amici, ma quando si ha una certa età si corre il rischio di esssere un po’ puntigliosi.
La legge 84 non prevede l’esistenza di alcun rappresentante del Comune negli organi dell’Autorita’. Marco Doria non ha mai rappresentato il Comune di Genova nel comitato di gestione neppure quando era sindaco in carica: egli, nell’esercizio della sua funzione di membro del comitato di gestione, era ed è chiamato a tutelare i soli interessi dell’Autorita’ Portuale . Se per caso acquisisse indicazioni o addirittura si facesse influenzare da un’altra pubblica amministrazione porrebbe in essere un grave illecito.
Ovviamente questo non avveniva nel vigore della legge 84 prima della modifica operata dal d,lgs.169 poiché il Sindaco sedeva come tale ed in rappresentanza del Comune nel comitato portuale ( che non era comitato di gestione). Marco Bucci e’ totalmente informato della normativa vigente e, come me, ritiene necessaria una modifica della stessa acciocché sia assicurata una adeguata rappresentanza ( questa volta si, la terminologia è corretta) del Comune di Genova. Il che non significa che il Comune di Genova , nell’ambito della sua azione di sviluppo economico, non stia studiando tutte le misure per il rilancio di Genova e del suo porto.
La vicenda della natura della autorità portuali secondo il diritto europeo della concorrenza, in corso a Bruxelles, che impone un intervento di modifica della governance, potrebbe costituire l’occasione per ritornare al vecchio comitato portuale oltre che per provare ad avviare una vera politica dei trasporti impostata su due porti gateway.

Spedito da: Giardini Coco Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 23:36

Butterato

@CIOCCOLATAIO

Guarda, il Toblerone svizzero mi piace in tutte le salse. Ma se proprio devo scegliere ti dico già scartato. Il tempo è denaro, per noi professionisti del marchetting.
Quindi faccio un appello alla ciurma. Se vi avanzano barrette di cacao, sempre che siano a gratis, sapete dove trovarmi.

Spedito da: Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 22:13

Terminalista incazzato

Buona sera
Sono alquanto incazzato perché mi si continua a chiedere di indennizzare una categoria che non è mia cliente (L autotrasporto), quella stessa categoria che arriva nel mio terminal senza uno straccio di prenotazione e che pretende di essere servita in meno di mezz'ora
Per la proprietà transitiva allora, quando i signori della compagnia unica verranno per L'ennesima volta a bussare alla mia porta per ricevere la pecunia necessaria per non fallire, dirò a costoro di andare a chiedere quella stessa pecunia,,per una volta, ad agenti marittimi e spedizionieri .
È un ragionamento semplice ma inattaccabile , non credete ?

Spedito da: Savignone Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 20:13

Cioccolataio

@Butterato
ma il Toblerone ti piace incartato o 'nature'?

Spedito da: Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 19:10

giorgio.carozzi

@g. merello
Certo che è Marco Bucci, ti pare che altrimenti avrei passato il post? Ovvio che quella su Amleto Mestizia è una provocazione, anche il Grande Blek sa bene che nessuno lo può cacciare se quello non se ne va dignitosamente per conto suo. Il che non accadrà (e vorrei essere smentito).

Spedito da: Genova Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 14:36

G. Merello

Vorrei capire dal Timoniere se il Blek Macigno che scrive su Pilotina è effettivamente il sindaco Marco Bucci, come io e vedo altri hanno pensato, oppure no.
Il dubbio nasce prendendo alla lettera il post di ieri di Maurizio Maresca, che alla fine scrive "caro Blek macigno, perchè non ne parli al Sindaco?".
Ci sono dubbi anche per altre cose.
Ad esempio, io concordo in pieno con Blek sul fatto che nell'AdsP Ge-Sv "l'EX SINDACO DORIA NON RAPPRESENTA GENOVA MA SOLO SE STESSO".
Una VERGOGNA che sia ancora lì, ma la sua sostituzione dev'essere imposta dal presidente Signorini (come scrive Blek) o da Signorini + Bucci, visto che si parla del rappresentante del Comune di Genova in AdsP?

Spedito da: Genova elicoidale Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 10:19

Butterato

Buongiorno amici
Mentre sgranocchiavo il toblerone, come faccio ogni mattina, pensavo: qualcuno di voi può prestarmi un millino? Devo pagare un paio di puffi, prometto che entro pochi mesi restituisco tutto.
Purtroppo il toblerone è buono e croccante, ma costa. E io non riesco proprio a togliermi il vizietto.
Ciao a tutti.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 12 dicembre 2018 alle 07:50

Enrico Vigo

VERTENZA AUTOTRASPORTO PORTO DI GENOVA

serve un tavolo in Prefettura, oltre alla "merce" va salvaguardata "Genova", che non può rimanere ostaggio di alcuni Terminalisti incapaci di migliorare il ciclo di lavoro e garantire più efficienza. La questione documentale, non certo marginale, ha un impatto importante ma meno significativo.
Al Tavolo siedano anche Regione e Comune.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 22:14

G. Merello

Concordo con GP Botta e Spediporto Genova
Certo che questa Zona Logistica Semplificata per porto e retroporto (a costo zero per lo Stato) pur essendo un surrogato delle Zone Economiche Speciali del Sud, se ben portata avanti come suggerisce Spediporto Genova può dare una buona spinta al porto, insieme alla ricosruzione del ponte!

Spedito da: Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 18:38

Maurizio Maresca

Per Blek Macigno

Caro Blek Macigno,
capisco che le regole non ti piacciono molto e che se potessi le supereresti tutte in nome del fare.
Ma la generosità non esclude la cautela. Sbagli sul comitato di gestione e sul ruolo di Marco Doria. Personalmente ho sempre preso una posizione critica, pur avendo avuto un ruolo di consigliere di - e stimando molto - Graziano Delrio, sul d. Lgs. 169 e specialmente sulla soppressione del comitato portuale e sulla sua sostituzione con un organo tecnico dove Regioni ed enti locali non hanno alcuna rappresentanza ( si limitano a designare dei tecnici che però vengono nominati dal presidente e durano in carica come quest’ultimo ). Ho sempre sostenuto - anche per esperienza personale - che la presenza particolarmente del sindaco , anche se non competente, sia importantissima per il funzionamento del porto.
Abolire il comitato portuale ha voluto dire rinunciare ad una conferenza di servizi permanente ( così era stata concepita con la L.84) che oltretutto avrebbe dovuto farsi carico del dialogo porto città. Si e’ voluto, da una parte centralizzare la governance in capo al ministero ( senza peraltro risolvere le criticità comunitarie sulla figura dell’autorità portuale) e dall’altro, coerentemente, escludere il Comune dalla governance. E , caro blak macigno, ti ricordo che la Regione Liguria ha dato la sua intesa al d. lgs.169 senza sollevare alcuna eccezione (ovviamente per conseguire altri obbiettivi nel contesto delle nomine - il famoso 13 a 2 che personalmente considero di assoluta volgarità pensando ai requisiti di professionalità competenza ed indipendenza ).
Per cui, se si ritiene utile cambiare, si cambi la legge 84 ripristinando il comitato portuale : si potrebbe cogliere l’occasione anche per conformare la legislazione italiana a quella europea avuto riguardo alla procedura aperta ( e prossimamente chiusa) dalla Commissione europea sugli aiuti esistenti. Se poi si volesse fare un minimo di politica dei trasporti orientata ai corridoi ed ai porti gateway magari.
Perché, caro blek macigno, non ne parli, magari avvalendoti dell’aiuto prezioso del Timoniere, al Sindaco che credo condivida molte delle tue affermazioni. Però per il futuro, mi raccomando, la legge c’e e va rispettata fino a che non è modificata: e non solo quando viene utilizzata per presidiare l’immobilismo.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 14:28

Dottor Mabuse

Davide, le parole del sindaco son tanto belle ma siamo a Genova vuoi mettere le palanche contro i discorsi....non c’è partita

Spedito da: barcaccia spianata Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 11:32

Davide C.

Tutti a parlare di soldi e di indennizzi e nessuno che rilevi la portata dell'intervento del sindaco Bucci su Pilotina e i messaggi che ha lanciato forti e chiari! Siamo davvero diventati una città di mozzi chiusi e incattiviti (per non dire di barboni)!!!
sono indignato

Spedito da: Spediporto Genova Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 11:08

Giampaolo Botta

Dopo le lunghe trattative della scorsa settimana, la sospensione del FERMO ed il rinvio dello stesso a Gennaio, oggi siamo nuovamente riuniti in AdspMLO per capire se il documento così faticosamente elaborato riuscirà ad essere sottoscritto. Non dimentichiamoci che se vogliamo cambiare ci vuole coraggio e determinazione. Genova è capitale dello shipping, mostri di essere anche capitale dell'innovazione, anche organizzativa, della sua rete operativa.
Lasciamo fuori la banalità e le visioni miopi che non portano a nulla. Cambiamo la visione della portualità, aggiorniamo il nostro modo di lavorare. Questo settore perde opportunità perché da decenni è fermo, incapace di aggiornarsi nella mentalità prima ancora che nell'organizzazione.

Spedito da: Spediporto Genova Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 11:00

Giampaolo Botta

ALCUNE BUONE RAGIONI PER PARTECIPARE IL 18 DICEMBRE AL NOSTRO CONVEGNO
Ecco in breve cosa serve per avere una ZONA LOGISTICA SEMPLIFICATA a Genova e nel suo Retroporto: 1) un piano di sviluppo strategico da parte della Regione Liguria sentiti i sindaci interessati; 2) successivamente il piano deve essere presentato di concerto con il MIT alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; 3) istituzione della ZLS attraverso DPCM per una durata di 7 + 7 anni.
Semplificazioni amministrative, agevolazioni ed incentivi regionali (senza oneri a carico dello Stato). Semplificazioni comunali e riduzione Tari, IMU etc.... PER CRESCERE BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI COMPIERE SCELTE INNOVATIVE. SPEDIPORTO VUOLE INNOVARE

Spedito da: Janua Pubblicato il: 11 dicembre 2018 alle 08:42

Dottor Mabuse

Timoniere! batti un colpo che i nostri concittadini mi sembrano diventati un po’ venali.....voglion trarre profitto pure dalle disgazie.......ma d’altronde è così che siamo diventati La Superba!!

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