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5.000 sfumature di rosso nel laboratorio della decrescita

Come un peccato di prima mattina: caffè, focaccia e una pinta di rum per il super commissario che non intende intonare l’inno alla sconfitta. In questa guerra di indipendenza e liberazione, l’attesa è per il racconto di ciò che forse lo stesso Blek Macigno-Bucci preferirebbe dimenticare. Vorrà negare alla ciurma di Pilotina la ghiotta opportunità di concedersi un pizzico di maligno divertimento? Entrare con l’archibugio del trapper a Palazzo San Giorgio per far sloggiare Amleto Mestizia ha il valore di una missione ineludibile.
Non tanto e non solo perché il predecessore del Grande Blek rappresenta l’inadeguatezza di un abusivo che ha lasciato praterie spalancate per le scorribande del clan dei savonesi, della burocrazia dell’Autorità portuale, delle mazze dei censori, delle titubanze dei vertici istituzionali e della complice rassegnazione popolare. Il fatto è che Amleto Mestizia è l’ineguagliabile precursore della politica del non fare, il paradigma dell’inconsistenza supponente, il teologo della decrescita. Ma anche lo specchio rovesciato della deriva comune. Deprecare oggi è un insulto al buon senso, già sottilizzare è grottesco. Sapevamo tutto con largo anticipo, non esistono alibi dietro cui nascondersi. Se non l’insofferenza planetaria verso la bandiera di San Giorgio, come ai tempi dei Savoia. Del resto il piano sembra identico a quello di Vittorio Emanuele e del generale Lamarmora.

Oggi come allora, dai massacri nelle piazze e nelle chiese alle macerie. Genova è stata programmata da tempo come il laboratorio cardine della decrescita e intorno al porto sono state orchestrate tutte le nefandezze possibili. Il progetto non è nuovo e dispone di molti sponsor: investire sull’assistenzialismo e tagliare i fondi per la produzione, in quanto possibili moltiplicatori di consolidamento, crescita e occupazione. Nessuno, dunque, può restare allibito davanti alle cinquemila sfumature di rosso, ai tragici scherzi del destino, all’emergenza cronica, alla vacanza della mente. Il vero coraggio è ammettere vulnerabilità e precarietà del porto-città e raccontare Genova in una luce diversa. Le umiliazioni non finiscono mai.

A minare la leadership genovese ci ha provato con ottimi risultati il centro sinistra privilegiando il Nord Est, dilapidando milioni in porti morti e sepolti, varando una legge di riforma che grida vendetta e indebolisce ulteriormente il primato sui mercati della capitale della logistica italiana. Quelli di oggi pensano sia doveroso chiudere il cerchio, non lasciare il lavoro a metà. Investimenti, sostegni, visioni progettuali? Ma per favore… L’esaltazione dell’ignoranza e dell’incompetenza è un dogma. Sgretolare la prima industria nazionale dello shipping è diretta conseguenza: il decreto-Genova è uno schiaffo al lavoro, alle imprese, alla crescita, alla speranza. E l’accanimento pregiudiziale contro Autostrade ha la stessa valenza ideologica di chi non vuol lasciare spazio alla contrattazione e all’investimento.

Segnali di speranza? Pochi. L’aggregazione armatoriale giapponese One insedia sotto la Lanterna la propria centrale operativa. E Psa di Singapore investe altri 30 milioni di euro nel porto di Pra’-Voltri, rinnovando con 21 nuove gru gommate elettriche l’intero parco delle macchine diesel di piazzale. Messaggi lanciati con il cuore in gola dal terminalista e dagli operatori genovesi. Impegnati a tamponare le falle di un’azienda che genera complessivamente 120 mila posti di lavoro e garantisce 6 miliardi l’anno di entrate per lo Stato servendo l’area geografica con il più importante tessuto manifatturiero europeo e collegando il centro-nord est dell’Italia con la Francia e la Svizzera. La prima industria nazionale, sicuramente quella che ha fatto segnare il più alto tasso di crescita negli ultimi 10 anni.
La Ferrari della portualità tricolore: da Genova si imbarca il Pil italiano nel mondo. Ma è un’impresa globale già aggredita dai grandi caricatori che stanno imponendo balzelli esorbitanti su ogni container, quotidianamente monitorata dalle multinazionali del mare che pretendono galline con le uova d’oro e non cumoli di macerie e di promesse vuote. Genova potrebbe ancora trasformarsi in simbolo positivo di un Paese che non si rassegna alle disgrazie ma trasforma la tragedia in opportunità, può diventare la motivazione e la chiave per aiutare l’Italia a liberarsi dai vincoli imposti dalla burocrazia e dai codici bizzarri e metafisici dell’incompetenza. Pare però che la politica e il governo non riescano ancora a cogliere il pericolo di potenziale devastazione. Il crollo di Genova rischia di condizionare costi, produzione, occupazione e business dell’intero Nord Ovest e di molti mercati europei il cui sistema logistico fa perno sulla Liguria. Le incertezze e i ritardi sono incomprensibili, surreali. Il populismo sotterra la politica, la polemica surroga la discussione, il falso moralismo cancella razionalità e buonsenso: è un intreccio micidiale che condiziona ogni azione che oggi dovrebbe essere improntata solo e razionalmente al calcolo dei costi e dei benefici e, dunque, degli interventi immediati. I conti al ribasso li stanno già facendo le imprese portuali. Ogni 46 contenitori di merce sfumati, scippati o dirottati, costano un posto di lavoro, ogni 46 contenitori scappati altrove si perdono 1.380.000 euro di valore della merce e centinaia di migliaia di euro tra diritti ed Iva.

Mentre il porto di Genova cerca di garantire alla merce pari capacità produttiva e di servizio ad infrastrutture ridotte, il governo latita. Il ministro Toninelli battezza una nuova e inutile Autorità portuale a Messina ma non concede l’autonomia finanziaria a Palazzo San Giorgio. Che magari si troverà a dover pagare di tasca propria il richiesto azzeramento delle tasse portuali. Misura comunque inutile, se la merce non sbarcherà più a Genova. La capitale della logistica è in ginocchio: non rivendica un reddito di sopravvivenza, ma investimenti e incentivi concreti su un settore trainante per l’economia nazionale. Certo, servono risorse per risarcire vittime, sfollati e migliaia di imprese danneggiate. Servono Zona Franca o ZES della durata variabile almeno dai cinque ai dieci anni. Sarebbe oro colato realizzare il progetto, inseguito da decenni, che punta a collegare finalmente via ferrovia le banchine genovesi con il retro porto di Alessandria, coinvolgendo i vertici di Rfi, completamente assenti da ogni dibattito, come se il dramma non li riguardasse e fosse una bestemmia far viaggiare su rotaia migliaia di container.

Servono Terzo valico e Gronda, è quasi grottesco accennarne. Ma quel che più conta è un salto culturale, prendere cioè coscienza della consistenza e dei bisogni di un sistema-Paese che si muove grazie alla logistica. Bisogna essere pronti a tutto, nella città delle grandi emergenze. Anche al fatto che si areni l’annunciato e sospirato piano di colossale ristrutturazione interna varato dalla Culmv. Al quale anche dentro la roccaforte di San Benigno non tutti attribuiscono il valore di ultima spiaggia. O più semplicemente non hanno l’esatta percezione del dramma incombente. E’ una battaglia per la sopravvivenza, una sfida senza ritorno. Può essere supportata da strutture pubbliche (Authority) e ministeriali demolite da un’amministrazione impegnata a garantirsi il controllo della portualità anziché progettare riforme e crescita? Tutti, anche in Autorità portuale, sembrano terrorizzati da ANAC, ART, Procure, Corte dei conti e vendicatori alla ricerca di teste da mozzare. Ci sono diversi modi per reagire alle cronache recenti, al senso di frustrazione, di indignazione e incredulità.
Ma chi rappresenta il governo ha solo un percorso davanti a sé, da esplorare molto seriamente per stracciare il racconto di un’Italia ambigua, opaca, trasformista, debole, inconcludente, inadeguata.
L’Italia che al patto scritto preferisce l’idolatria.

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Commenti inseriti: 492 — pagina 1 di 20

Spedito da: Roma Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 13:34

Renato

La commissione della farlocca analisi costi/benefici, appaltata alle società di Ponti e dei suoi amici (5 su 6 membri della commissione sono NO TAV), viene pagata dai contribuenti italiani con soldi veri o con quelli del Monopoli, come sarebbe giusto?

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 13:14

Il figlio del Vescovo

@Piero

Di cosa ti stupisci? Del messaggio di globale sfiga che trasmetterà quel malandato viadotto? Io ho smesso di stupirmi da un po'

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 13:10

Il figlio del Vescovo

@Mabuse

No, stai tranquillo, non era una paresi. Sorridevano davvero. Perché saranno anche mille euro al mese (facciamo millecinque, dai), ma almeno a fine mese arrivano. Dalla Svizzera o da Sorrento, chi se ne frega. L'importante è che l'iban gioisca. Perché se dipendesse da quegli altri, quelli che al tennis club danno del malavitoso allo svizzero, altro che mille al mese... Non facciamo gli struzzi, ché tra l'altro ci abbiamo i sassi al posto della sabbia in Liguria.
Poi, per carità, possiamo parlare fino a notte fonda di Msc, mica sono un loro dirigente, e poi sono sufficientemente libero da esprimere idee e teorie non care a Carozzi.
Ma il punto qui è un altro.
Alternative agli svizzeri ne avete?
Io credo proprio di no. Ma magari mi sbaglio, aiutatemi a capire dove.

Spedito da: Quezzi Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 13:02

Rambo: Last Blood

Marco Bucci, uno di noi!!!!!!!!!!!!!

Spedito da: Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 12:04

giorgio.carozzi

@TUTTI
Apprezzo ironia e sarcasmo, con Renzo Piano avevamo già avuto qualche scambio acceso fin dai tempi dello scempio di Caricamento e dintorni, aliimentato dall'inqualificabile affresco. Ormai sappiamo tutti a memoria o quasi come vanno a Genova queste faccende, figuriamoci oggi con il governo che ci ritroviamo. Quel che continuo a non capire (@Merello) è come la STRUTTURA di Palazzo San Giorgio la faccia sempre franca, inossidabile, impunita, lontana anni luce dai problemi contingenti e la realtà quotidiana, profumatamente pagata per produrre il nulla!
@Figlio del Vescovo: ok, ma non mi hai risposto...

Spedito da: Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 11:45

giorgio.carozzi

@dc mABUSE
A tutelarli ci penserà il sndacato FILT CULMV-Cgil, dov'è il problema???

Spedito da: Alessandria Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 11:31

carlo de stefani

Per IL FIGLIO....
E ci mancherebbe che mollassi gli ormeggi, c'è bisogno di voci libere, anche incazzose e simpatiche come le tue, o quelle di Matt e di tanti altri di Pilotina! Questo è vero pluralismo! Poi ha ragione il Timoniere, non bisogna mollare mai!,,,
Anche se... Diciamolo... Renzo Piano è una delle tante tasse che i genovesi sono costretti a pagare da decenni!
Ma il sindaco Bucci è un galantuomo e un manager, poco politico se non per niente, farà bene e arriverà alla meta spero come promesso!
Forza e coraggio amici!

Spedito da: Pegli Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 11:09

Davide C.

Questa mattina sfogliando il giornale al bar ho letto che l'Azienda Cimolai - Calatrava, il cui progetto del viadotto era di gran lunga più bello, meno costoso e più rapido nei tempi di realizzazione, non presenterà ricorso per aver perso la gara d'appalto. Questa scelta mi fa capire la serietà dell'Azienda in questione, unita al senso di responsabilità verso una città palesemente in ginocchio: chapeau!
Sfortunatamente per loro ignoravano il fatto che la gara d'appalto era già stata chiusa quando pochi giorni dopo il crollo - davvero pochi - il nostro profeta in patria si presentò in regione - con quella sobrietà a lui tanto cara - per "donare" a Genova il suo progetto. Se il nuovo viadotto doveva in qualche misura rappresentare la nostra città, e rilanciarla agli occhi del mondo, l'obbiettivo è stato raggiunto in pieno, perché trovare un progetto cosi "sciatto" sarebbe quasi impossibile. Si … sciatto, perché quella che il "profeta" definisce "semplicità" io la definisco sciatteria, che è perfettamente in linea con la nostra città. Un ultima cosa: in futuro nessuno si stupisca più se durante un'intervista la giornalista di turno non riconosca il Sindaco di una città dormiente - che non osa nemmeno quando potrebbe e dovrebbe - non c'è nulla di cui stupirsi, anzi.
Buongiorno.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 10:01

G. Merello

Spero ancora di sentire su Pilotina commenti, rilievi,proposte e magari critiche feroci verso chi per anni a Palazzo San Giorgio ha dormito sciaguratamente sulla disgregazione delle banchine, vedi la voragine di Calata Zingari ancora immutata dopo molti anni. E sapendo che l'allarme Ponte dei Mille era già sui giornali in ottobre 2017!!
Interessante anche approfondire se, come ho scritto io, il buon Merlo in due mandati ha prodotto solo dragaggi e null'altro, accumulando "risparmi" credo sui 200 milioni, finiti nel pozzo comune della AdsP Genova-Savona. Soldi da recuperare d'urgenza per Genova che li ha prodotti!
PER SANARE LA TRAGEDIA PONTE DEI MILLE, BENE E IN TEMPI BREVI, COI GRANDI MEZZI! C'è di mezzo la perdita di oltre 1 milione di crocieristi/anno, forse sfugge a chi segue le sorti del porto di Genova, che tutt'ora viene ancora definito il primo in Italia..
Naturalmente non vorrei, parlando di problemi REALI ed URGENTI, disturbare le preziose elucubrazioni mortifere di addetti alle pompe funebri..

Spedito da: Cimitero Monumentale di Staglieno Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 09:55

Ciozz

@Il figlio del Vescovo

Non ti meravigliare. Questa è una città dove tra le prime attrazioni turistiche spicca il cimitero.
Tripadvisor testimonia:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187823-d246201-
Reviews-Cimitero_Monumentale_di_Staglieno-Genoa_Italian_Riviera_Liguria.html

Non siamo nemmeno morti che camminano.. siamo morti e basta.

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 09:46

Il figlio del Vescovo

Con l'espressione trionfante dell'avvocato che ha appena fatto assolvere Jack lo Squartatore, e l'accento del pescatore dello spot del tonno insuperabile, il sindaco-manager-commissario Bucci ha annunciato che il ponte sul Polcevera "avrà la forma di una nave". Aspettiamoci che le prossime navi di Fincantieri abbiano la forma di un ponte.
Del resto, anche questa è Genova. Nemmemo nelle disgrazie trova il modo di essere meno disgraziata degli altri. È vero: il governo dei Toninelli e dei Di Maio non aiuta. Ma santo cielo, perché tra i 20 progetti arrivati sulla scrivania Mondoconvenienza di Bucci è stato scelto il più anonimo? Con quei 43 lampioni cimiteriali a celebrare le 43 vittime? Un ponte che ricorderà tutti i giorni, per 24 ore, la morte... E chi lo costruirà? L'azienda che ha costruito la Concordia e quella che l'ha demolita. Fossimo a Napoli, avremmo la gente in piazza. Ma siamo a Genova, ci hanno insegnato fin da piccoli che osare costa, che è meglio il brutto oggi del bello domani, a maggior ragione se paga qualcun altro.
E allora ben venga questo orrendo viadotto progettato dal nipotino di 8 anni dell'Architetto, che poi è lo stesso che voleva insabbiare il porto perché dava fastidio alle barche dei milanesi. Ben venga il basso profilo, la sfiga spacciata per sobrietà, la bruttura venduta per modernità.
Diamo atto a Ugo Salerno (un napoletano, guarda caso) di averci provato, di avere chiesto un ponte "bello, che faccia riconoscere Genova nel mondo". Il suo appello è stato accolto dalla città con il tradizionale entusiasmo e con il cordiale invito a farsi gli affari propri, ché Genova ha bisogno di un ponte, mica di un museo a cielo aperto.
Adesso mi fa sorridere il progetto di Piano e Fincantieri, nella parte in cui prevede, sotto il viadotto funebre, la realizzazione di un parco urbano. In via Fillak, classica meta di scampagnate e gite fuori porta. Avessero semplicemente detto "piantiamo cinquanta alberi al posto dei palazzi demoliti" avrebbero fatto una figura migliore. Ma l'idea di un Central Park tra Certosa e Sampierdarena, come si capirà, metterebbe di buon umore anche Sergio Endrigo a lutto.

@Timoniere, tu continua pure a sperare. Io preferisco leggermi un buon libro e dimenticare che, ancora per poco spero, devo passare 4 giorni su 7 respirando quest'aria malata.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 08:47

Enrico Vigo

Un Commissario deludente che ha offeso il Consiglio Comunale.

Non contesto la scelta del ponte, che a differenza di Piero amo la concretezza,che reputo la più sensata se non azzeccata, e non il doping dell'illusione ottica di una grandeur di cartone.

Tuttavia sono rimasto inorridito da una conferenza stampa opaca, stizzita, omertosa, il Commissario-padrone ha esibito tutti i suoi più marcati difetti di comunicazione.

Mi auguro che ora che nei diversi e più gradevoli panni da SINDACO-dei-genovesi decida di rivedere i filmati TV e si ravveda (non farà ammenda, ne sono sicuro, non è il tipo che ammette i suoi errori) e sostituisca i suoi advisors in comunicazione, che non sono riusciti a permeare la sua corazza d'acciaio e ad educarlo a modi e stili più urbani.

Simpatico BLECK MACIGNO, un consiglio, riprenditi, da Sindaco.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 06:37

Dottor Mabuse

Giorgio guarda che non stavano sorridendo era una paresi, cosa vuoi che sorridano a fare che guadagnano 1000 euro non hanno di ferie e Kunta Kinte in confronto a loro è fin pallido. Li sono famosi per il rispetto del lavoratore, tanto per dirne una se passi dalle parti del Ronco il mantra attuale è: se arrivano quelli li ci mandano via tutti, ti chiedo cortesemente se riesci di informarti così che qualcuno non possa dire che vaneggio.....ah e aggiungo che se non vengono è meglio, ma è gente vecchia e senza più voglia di ridere ne sorridere!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 dicembre 2018 alle 05:43

giorgio.carozzi


@IL FIGLIO DEL VESCOVO

Adoro Enrica, non potrei fare a meno della tua coscienza critica e di una memoria storica in cui spesso mi rispecchio, quasi tu volessi fare un copia e incolla di decine o centinaia di miei vecchi articoli... Onde per cui: desisti e insisti, non si abbandona il rabberciato vascello nel mare tempestoso!
Anche se qualche particolare mi sfugge... Dov'eri all'epoca, per chi giocavi e in qualche ruolo? Perché non sei salito sulle barricate? O te l'hanno impedito? Oppure lo hai fatto e hai perso? Colpa mia, non me ne sono accorto. Eppure c'è chi continua a lottare perché non gli rubino un fiore o un sogno. Amico, Pilotina non scappa, non leva l'ancora, non cerca rifugio in altri lidi. Se sparano risponde, se colpiti e silurati affonderemo e amen.
E poi non mi pare che sia tutto da buttare. L'altra sera ho partecipato ad un evento in un grattacielo dello shipping dove ho scoperto che lavorano più o meno mille dipendenti. Quasi tutti giovani e giovanissimi. Quasi tutti preparati e motivati. Trasmettevano entusiasmo e passione. Forse voglia di vivere e di provarci ancora. Ah, già... Il grattacielo non è targato Genoa ma Geneve. Qualche problema forse per Doc Mabuse...
Abbracci, ciao


Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 23:37

Il figlio del Vescovo

@Timoniere

Poi davvero tolgo il disturbo per sempre.

Ma ci rendiamo conto che la più grande battaglia industriale che la città ha portato avanti nella storia recente è stata quella per portare a Genova il relitto della Costa Concordia? Un lavoro da becchini, la gente normale ci guardava e si toccava i coglioni... Demolire navi è roba da provincia povera del Bangladesh. Avete mai letto nulla del genere in Olanda, Germania o Danimarca? Eppure Genova, capitale dall'industria mortuaria, ha festeggiato un funerale come fosse un battesimo, in una grottesca e involontaria inversione di ruoli tra morte e nascita, feretro e culla.
Nella vicenda Concordia c'è, credo, l'Essenza più drammatica della città e della sua storia.

Spedito da: Uk Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 23:08

Piero

Ho visto in tv la conferenza stampa del sindaco Bucci sul nuovo ponte, sembrava una parodia di “torta di riso”

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 21:56

Il figlio del Vescovo

Poi prometto di eclissarmi.

Vorrei tanto avere la vena poetica di @enrica, ma una vita passata fra marciapiedi, assemblee e lavoro mi impedisce voli pindarici di qualsivoglia natura. Chiedo scusa per questo, so che l'agorà virtuale inala retorica per sopravvivere, ma io non ho davvero la statura culturale per primeggiare (e neppure quella fisica, per dirla tutta).

Enrica, dicevo, è commovente nella sua rincorsa a un cliché che vuole Genova bella e dannata, affascinante nei suoi contrasti, viva nei suoi odori e profumi. Balle abilmente veicolate da Fabrizio De André, un alto borghese con problemi di alcol che la notte gozzovigliava fra i peggiori vicoli a caccia di travestiti, per poi rientrare, soddisfatte le umane voglie, agli agi della lussuosa villa di famiglia nella proletaria Albaro. Quartiere, per chi non fosse pratico, dove l'azione di lotta più rivoluzionaria che si ricordi a memoria d'uomo è stata la fondazione di un comitato per la riscoperta delle botteghe storiche. Azione, come si può intuire, tanto dirompente da essere soffocata nel sangue dalla polizia a cavallo.

Ma torniamo alla città tanto cara all'amica Enrica. Piacerebbe anche a me fare sfoggio di questo amore cieco e incondizionato, dico sul serio. D'altronde mi piacerebbe anche credere in dio, vedere il Genoa vincere lo scudetto e trovare parcheggio il sabato sera in via Corsica. Purtroppo peró faccio i conti con la realtà, che poi è il maledetto destino di noi gente pragmatica. E la realtà parla di una città vecchia, triste, sporca e inquinata. Una città guidata dalla peggiore classe politica del Nord Italia, che tra le tante sfighe paga la totale, dico TOTALE assenza di imprenditori che sappiano guardare oltre la propria terrazza. Una città che in pochi anni ha perso ogni traccia di identità.
Non abbiamo più una squadra di calcio (gli attuali padroni arrivano da Roma e Avellino), una banca, un'assicurazione, un giornale, una grande industria. Ci siamo fatti colonizzare non dai campioni del mondo, ma da gente spesso più scarsa di noi, e lo abbiamo fatto per due chiari motivi: il grano e l'incapacità di assumerci degli oneri. Perché noi siamo fatti così, da sempre: siamo mercanti, il rischio lo lasciamo agli altri.
E se qualche volta ci va male, il modo di fare pagare qualcun altro lo troviamo sempre.

Spedito da: Uk Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 21:03

Piero

Giusto un ponte, anzi un viadotto che rappresenta i genovesi, mediocre, privo di impatto visivo. Un viadotto che speriamo durerà un secolo ma di cui nessuno si accorgerà mai.
Piano ha recuperato questo viadotto da un sottoscala, dimenticato chissà quanto tempo fa.
La scheggia di Londra o gli aeroporti che Piano ha costruito in giro per il mondo sono altre cose. Mi spiace per la mia città,
un'altra occasione perduta

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 16:55

G. Merello

ALLARME ROSSO PONTE DEI MILLE: SVEGLIA GENERALE PALAZZO S. GIORGIO!

Si sapeva che c'erano problemi strutturali del principale terminal crociere genovese, Ponte dei Mille, ma l'articolo sul Secolo XIX di oggi conferma l'allarme rosso.
Si sta "muovendo" l'ala di Ponente, quella che con annessa banchina è fondamentale per le grandi navi da crociera.
Necessario e urgente un massiccio intervento di messa in sicurezza del complesso di proprietà della AdsP, la bellissima, storica Stazione marittima di Ponte dei Mille, costruita nel 1930 e interamente ristrutturata (solo come edificio?) nel 2001.
Ma la cui banchina nata per navi d'altri tempi era da rafforzare per le sempre più gigantesche navi da crociera, dotate anche di eliche di manovra. Come già annunciato, a chi di dovere, dagli "sgrottamenti" di banchina già accaduti a Calata Zingari e poi a Ponte Andrea Doria!
Ora si legge che durante il cantiere (aperto probabilmente (?) a gennaio..) le navi non potranno attraccare.
Mentre MSC (la compagnia osteggiata sul blog da qualche irresponsabile) annuncia nel 2019 un potenziamento ulteriore con l'arrivo delle nuove ammiraglie, la Bellissima a marzo e la Grandiosa a novembre, con oltre 1 milione di croceristi!
Adesso più che mai per il Presidente Signorini & C suona non una sveglia ma una SIRENA D'ALLARME!
Non mancano certo i SOLDI (basti pensare ai grandi "risparmi" lasciati in cassa dall'ex presidente Merlo, con tutte le opere rimaste sulla carta!) ora occorre d'urgenza programmazione, organizzazione ed efficienza nei lavori di consolidamento, in tempi stretti!
E cercare in ogni modo di accogliere le navi a Ponte Doria e in banchine per traghetti. NAVI, merci e passeggeri sono la vita di Genova e del suo porto!

Spedito da: ATTICO! della luce perenne! e al freddo! Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 11:59

Signora MARCO CANEPA

Come detto in diverse occassioni la gestione privatistica della cosa pubblica espone Patrimoni Culturali e Patriotici all'incuria diffusa! e al mero e banale interesse di parte!
Auspico che le concessioni così indecentemente assegnate senza lungimiranza siano revocate quanto prima! E rifuso il danno di immagine alla nostra città! oltre all'ovvio mancanto guadagno derivante dal flusso turistico che comunque ad ora era per la maggior parte di mero passaggio! e veicolato in maniera indegna di una nazione civile!
Altresì le altre concessioni sono tutte da rivedere..
Dissi a suo tempo che chi mangia troppo poi scoppia!
Inoltre sono sempre in attesa di una risposta al mio desiderata: "CHI HA RUBATO LA CIOCCOLATA!"

Cordiali saluti...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 11:59

G. Merello

In diversi qui da (molti) anni tentiamo nel nostro piccolo di SPINGERE chi di dovere a fare (molto) di più, non avendo gli occhi tappati davanti alla realtà.
DEVE esserci la sacrosanta critica costruttiva, che spesso parte da persone in pace con la propria coscienza, convinte di fare o aver fatto il proprio dovere nella vita con il massimo impegno.
Senza pretese di ergersi a giudici perfetti e spietati verso gli altri, perchè "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Mi associo a Dead Man Walking (lo siamo tutti..) inviando un grande "bravo" a coloro che si impegnano costantemente nei fatti per migliorare le tante cose che non vanno a Genova..e non solo.
Mi conforta leggere nel post di ieri del genovese Maurizio Maresca al genovese Giampaolo Botta "Lavoriamoci insieme e poi tiriamo le somme. Grazie per il tuo entusiasmo ed il tuo aiuto alla città: sei tra i pochi che costituiscono un segno di novità".

@ Mabuse & Figlio del Vescovo- anno nuovo vita nuova: chissà che non lasciate flagello e crisantemi ed entriate fra le novità positive..

Spedito da: Genovese Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 11:14

Enrica

To whom it may concern:

Genova è una città drammaticamente bella nei suoi struggenti contrasti tra meraviglia e degrado, tra il profumo del mare e della focaccia e l’afrore dei vicoli.
Merita certamente molto di più di quanto è ormai sotto gli occhi di tutti, tuttavia non solo da chi la amministra (cui, in questo particolare periodo storico, va tutta la mia stima), ma soprattutto dai suoi abitanti, nativi o meno.
Spesso i più deludenti sono proprio i molti genovesi di nascita, che, in un gioco perverso di evidente autolesionismo, sono sempre pronti a vomitarne le brutture in iperboliche apologie di esaltazione del male.
L’aggravante è che costoro neppure sperano che i loro riti di estrema unzione possano avere una funzione apotropaica, ma si imbevono di una autoreferenziale negativa tossicità che fa male a loro stessi (pazienza!) e, quel che è peggio, alla comunità tutta.
Ecco, liberiamoci da questa aura asfissiante e vacciniamoci con una dose di sana propositivita’, mettiamoci in gioco in prima persona, ciascuno sulla base delle proprie forze e nella propria quotidianità. Meno parole (brutte) e più fatti. Basta volerlo.... le rivoluzioni partono sempre dal basso ed i risultati, negli anni (non quelli di Toninelli) poi si vedono.

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 10:26

Il figlio del Vescovo

@Guido Voltri
Hai ragione. C'è anche gente che ha altri orizzonti. Sono quelli che, con rispetto parlando, portano via il belino e a Genova ci tornano solo per verificare che l'annuale alluvione non abbia portato via il gazebo nel giardino.
Quali altri orizzonti si possono avere in una città che negli ultimi 40 anni ha partorito solo Beppe Grillo?
Abbiamo resistito, tirandocela da grande capitale dell'industria, finché Roma ha cacciato il grano, tra l'altro devastando intere aree pregiate della costa. Fuggiti i romani, sono rimasti i genovesi: un piccolo esercito di piccoli Gilberto Govi, la cui opera imprenditoriale è sotto i nostri stanchi occhi da sessantenni annoiati.

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 10:16

Il figlio del Vescovo

@ Botta

La sua iniziativa è senza dubbio lodevole. Ma la prego di accettare un suggerimento: per attirare gente inserisca qualcosa di popolare in città, qualcosa che unisca classe operaia e imprenditori. Che so, una cosa tipo "buffet gratuito" o "un simpatico omaggio a tutti i partecipanti".
Le racconto un aneddoto. Molti anni fa, sarà stato il 1980 o giù di lì, una casa automobilistica francese ebbe la brillante idea di regalare un giocattolo (valore attuale: 2 o 3 euro) a tutti coloro che fossero andati in concessionaria a vedere il nuovo modello di utilitaria. Un amico concessionario fu costretto a chiudere il salone per resistere all'assalto.
Il giocattolo era un piccolo dómino in legno.
Fatelo pure in plastica, qui ci accontentiamo di poco.

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 18 dicembre 2018 alle 09:28

Il figlio del Vescovo

@Marco

Ma quale città metropolitana, Marco, quale? Se ancora oggi quelli di Sestri dicono "andiamo a Genova"... Non è provincialismo, magari fosse solo quello. La provincia italiana è ricca, investe, studia, crea lavoro, è innovazione e lungimiranza. Noi siamo la provincia immobile e affamata di assistenza pubblica, siamo gli operai che si godono la cassa integrazione e i tapulli in nero, siamo i notabili perennemente col cappello in mano, siamo le ricche famiglie che o falliscono o vendono tutto al primo speculatore che incontrano, fottendosene di sviluppo e occupazione.
Siamo la città di sinistra (mi viene da ridere) che per decenni ha massacrato i quartieri che votavano a sinistra.
Siamo la città fiera del suo squallido centro storico. Siamo la città che in silenzio, mentre nei loro polverosi salotti Ikea i borghesi si davano di gomito, ha svenduto tutto quello che aveva: il porto, le banche, i giornali. In silenzio, perché alla fine quello che conta, l'unico vero genuino tratto che unisce Cornigliano e Albaro, è la pecunia, il conto in banca, le palanche. Di quello che succede là fuori (il Morandi, la crisi Piaggio, i ragazzi senza lavoro) non frega un belino a nessuno.
Siamo ancora qui, dopo 30 anni, vecchi stanchi e disillusi, a parlare di Erzelli, di un polo tecnologico che non c'è e mai ci sarà, di terzo valico e rilancio dell'aeroporto. E invece costruiamo ospedali, ché ce n'è sempre bisogno.
Marco, credimi, questa non è provincia. È periferia della civiltà. È un buco nero che ci sta risucchiando tutti, noi e i nostri maledetti soldi.

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