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Ricostruire o lasciarci bombardare anche la speranza

Non trovate un po’ strano (o indecoroso, indecente, sospetto) che oggi tutti si affannino davanti ai taccuini per riempire i vuoti da loro stessi scavati per decenni? Ora si scopre che quando l’emergenza incombe come una mannaia, si possono realizzare anche le banalissime imprese che prima apparivano come iceberg contro cui schiantare. Maggiore efficienza, digitalizzazione, pratiche in tempo reale, burocrazia smagrita, tempestività e buon senso. La solidarietà smuove le montagne? O è solo la stagione in cui è indispensabile apparire perché non si sa mai…? Scusate tanto, ma allora è vero che si potevano migliorare comunque processi e attività indipendentemente dall’emergenza. E’ possibile che la normalità si trasformi in regola anche dopo? Come? Realizzando in almeno tre anni tutte le opere e le infrastrutture di cui Genova e il suo porto dovrebbero già disporre da trenta.

E’ un anno zero bagnato di sangue e di disperazione. Una lotta contro il tempo. Ma anche, se si coglierà, un momento di svolta epocale. Resistere sul mercato per restare competitivi, tamponare il marketing già lanciato da francesi, spagnoli e olandesi e respingere gli assalti sottotraccia di avvoltoi e sciacalli è l’obiettivo immediato. Il futuro di un approdo al servizio del mondo dello shipping e non solo, lo deve modellare il Commissario, cui non possono mancare poteri speciali e ingenti fondi a disposizione. Si direbbe che il destino abbia inteso punire atrocemente le nostre fragilità. Consideriamoci come i sopravvissuti a un bombardamento che per non morire sono costretti a ricostruire.

Siamo tutti colpevoli. Di ignavia, rassegnazione, menefreghismo, compromessi, incapacità di reagire alla barbarie in cui affoghiamo da troppi anni. Non abbiamo saputo o voluto contrastare efficacemente il Male che ci ha avviluppati sfornando a ripetizione politici e amministratori da strapazzo, incapaci e inconcludenti. Abbiamo permesso con le nostre complicità e paure (di perdere il posto, amicizie, copie, voti, consensi, parcelle, piccoli o grandi privilegi ecc…) che prendesse campo l’ideologia della decrescita. Se l’emergenza è oggi globale, la risposta non può che rivelarsi pari alle esigenze del sistema logistico su cui si reggono e alimentano business e rapporti commerciali su scala internazionale. Spazzare via l’ideologia del sottosviluppo urbano ed economico è un dovere. Impedire l’eutanasia della maggiore città marinara italiana un obbligo. Nessuna compartecipazione al declino.
E’ il momento di combattere, battere i pugni e incassare quanto dovuto da decenni. Non solo il rifacimento del Ponte Morandi, non solo Terzo valico e Gronda o circonvallazione.
Non solo bonus per sconto sulle tariffe ferroviarie e marebonus europeo. Genova pretende e merita provvedimenti speciali da parte di una politica che può ancora, con pragmatismo, sottrarsi alle paludi del fanatismo e pianificare modernizzazione e sviluppo.

Se il Morandi è il tragico simbolo di un fallimento, la Zona Franca con le sue agevolazioni fiscali ed economiche può finalmente trasformarsi (a costo zero) in calamita formidabile per consolidare i traffici di oggi e strapparne nuovi al Nord Europa. Per moltiplicare produzione e profitti, attraverso la concatenazione con la logistica integrata, il Terzo valico e la Gronda, la manipolazione del container, la distribuzione, la consegna e i centri direzionali insediati a Genova. E poi, per aiutare le Ferrovie a ripulirsi almeno un po’ la coscienza annebbiata da infinite disattenzioni e scarsissima lungimiranza, è determinante che il Commissario convinca l’azienda a rilanciare e investire in tempo reale sul progetto del retroporto di Alessandria, con treni navetta finanziati dal governo. Il minimo indispensabile per evitare la valanga di tir su Genova. Ma ci sono anche terribili meccanismi consociativi da scardinare, per impedire che alla fine la burocrazia inchiodi e paralizzi i tentativi di ricostruzione. Invece di pretendere il potenziamento dei controlli durante la costruzione delle opere, la politica al ribasso si è inventata l’Anac che, conti alla mano, ha distrutto tutto con competenze mediocri e con il risultato che non si fa più nulla. Non abbiamo preso direttamente sul mercato i migliori ingegneri, abbiamo esteso le gare sino alla follia. Come se il tunnel del Gottardo fosse stato realizzato a seguito di bando di gara sul codice degli appalti....
Già, il Codice. Con i suoi bizantinismi, con le sue garanzie incrociate, è uno splendido terreno di coltura proprio per la politica del non fare. Al Commissario non può essere negato il conferimento di un potere speciale, in deroga totale dal Codice degli Appalti. Se atroce segnale doveva essere, lo colgano i protagonisti. Dimostrando di essere veri.

***

PS. C’è chi mi rimprovera amichevolmente un ottimismo della volontà che continua a prevalere sul pessimismo della ragione. E’ vero, non so se sia l’atteggiamento giusto perché, al di là della demagogia e delle banalizzazioni, Genova da troppi anni sta smascherando la propria inadeguatezza globale.
E’ vero che ci sarà da riflettere ancora sul tema delle privatizzazioni, sulle responsabilità dei controllori e dei controllati, sulla peggiore gestione burocratica che si possa immaginare, sulle responsabilità clamorose di un’imprenditoria meschina che continua ad approfittare della debolezza dello Stato, sulla desolazione di una gestione politica che indigna. Storie da raccontare, pagine di vita. Forse vale la pena vedere come andrà a finire.

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Commenti inseriti: 155 — pagina 1 di 7

Spedito da: Dar Sen - Zena - Repubblica delle Banane Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 21:58

Paceco

Non ho parole per gli ultimi sviluppi circa il d.l. Genova e le misure accessorie
Se fosse vero che in questo Paese si possono ritirare fondi già deliberati dal Cipe e pubblicati in GU, anche solo per sottoporre vitali opere pubbliche a finte analisi per salvare le apparenze, sarebbe veramente la fine

Due miliardi già deliberati e pubblicati cancellati, alla meglio sospesi, con un colpo di spugna nel breve volgere di una serata settembrina
Senza parlare delle nuove assurde limitazioni alla minima autonomia finanziaria, neanche ancora concessa ma già castrata
il problema è che questa città è talmente drenata di voglia ed energie da non riuscire neanche più a scendere in piazza gancio in pugno, come invece fece nel 1960 e come sarebbe opportuno che tornasse a fare oggi

Non bastava un d.l. ridicolo e offensivo, sono passati alla rapina
Il Governo ha per noi scelto l'eutanasia
Io continuo a confidare che siano tutti giochetti politici, destinati a risolversi al più in qualche ritardo
Ma vogliamo scuoterci e fare qualcosa o no?

Spedito da: Sassnitz Germany Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 21:20

Piero

Quel giullare di Toninelli e la cattiveria impersonificata nella Salvatore partoriranno la distruzione di Genova
Se i genovesi non scenderanno in piazza presto Genova sarà distrutta questi dementi dei 5 ma quali stelle sono degli idioti e stanno pianificando la decrescita

Spedito da: Janua Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 21:15

Dottor Mabuse

Guerra aperta tra affittuari sfollati e proprietari.
I proprietari pretendono tutto il malloppo gli affittuari sfollati pretendono una fetta della torta!
I proprietari ribattono dicendo che vogliono rientrare dei canoni persi, gli affittuari, inseriti dentro il comitato, gridano “sciacalli” !!
Pare che il decreto inesistente faccia differenza tra chi ha acquistato e chi ha ereditato......
.....questa è Genova.....Genova è morta.....definitivalmente

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 18:19

Matt

Il decretone inciampa ancor prima che negli scalini del Quirinale nelle scale di via XX Settembre dove la Ragioneria Generale dello Stato ha rilevato come il provvedimento sia arrivato senza alcuna indicazione degli oneri.
Nel frattempo il ministro pone un cap a 20 milioni all'autonomia finanziaria per il porto di Genova rispetto ai 100 milioni stimati con la ripartizione percentuale.
Ancora una volta hanno ragione Toti e Bucci, Genova ha già abbastanza rogne se il governo non è in grado di fare qualcosa di buono almeno non faccia niente.

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 13:37

Matt

@ Ugo Pennisi

Caro Ugo, la legge è chiara, di come la interpreta Cantone e i suoi tirapiedi francamente non mi interessa.
L’interpretazione autentica delle norme è demandata al medesimo legislatore e non mi pare che ANAC abbia tale ruolo.
Soleva dire uno importante che le leggi si applicano e, per gli amici, si interpretano, dopo la presa di posizione di ANAC sul caso MSC Merlo trovo molto più autorevole il Vernacoliere di Livorno.

Spedito da: Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 12:18

Ugo Pennisi

Caro Matt, l'uso dell'art. 20 cod. appalti non è di per sé possibile. Nell'interpretazione dell'Autorità Anticorruzione, viene infatti esclusa la possibilità di utilizzare tale norma se il privato ottiene una qualche forma di contropartita (come il successivo utilizzo del bene in concessione). Più possibile, invece, la possibilità di derogare alle regole di gara per il caso di eventi eccezionali, o di aggiustare l'art. 20 per questo caso concreto, sempre in ragione della situazione di emergenza.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 09:07

Enrico Vigo

MISTERO GAUDIOSO: PERCHE' IL CANTIERE DEL LOTTO-10 NON VIENE PRESIDIATO IN MODO PIU' MASSICCIO CON 3 TURNI E WEEKEND?

Cosa bisogna fare? Partire con denunce penali verso chi non blocca il traffic privato per l'attentato alla salute pubblica a causa dell'insopportabile e illegale inquinamento atmosferico che attanaglia da oltre un mese Sampierdarena, Cornigliano e Sestri Ponente?

Se qualcuno mettesse davvero sotto pressione la Società per Cornigliano SPA e Sviluppo Genova per ottenere una conduzione del cantiere più mirata ad un maggiore contenimento dei tempi di costruzione, il disagio patito dagli abitanti del Ponente potrebbe anche essere più sopportabile, pur restando illegale.

Invece assistiamo impietriti per come vanno le cose e i tempi infiniti per raggiungere quegli indispensabili obiettivi per salvare Genova.

A Roma quella brodaglia politica inguardabile non produce quello che dovrebbe per Genova, non solo, localmente dopo le prime entusiastiche fiammate comincia a serpeggiare il fatalismo sciroccale, mentre i genovesi di Ponente e Valpolcevera patiscono le pene dell'inferno.

No cari Signori, così non va per niente!

Spedito da: Boston Pubblicato il: 24 settembre 2018 alle 23:23

ciurmaiolo

@carelli rosario

Cari naviganti le cose brutte non sono le cose peggiori che possono capitarci. Il NULLA è la cosa peggiore che possa capitarci.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 settembre 2018 alle 22:17

G. Merello

Sui 5 Stelle al governo continuo a pensarla come Ciozz...
Ma nulla di nuovo, da Toninelli a Di Maio (lasciando perdere estremisti come Fico o Di Battista) incompetenti totali, con l'unico obiettivo di salvare il reddito di cittadinanza, la promessa di assistenzialismo che al Sud gli ha portato una valanga di voti.
Per il nuovo ponte solo la Lega tenta di fare qualcosa, ma ai 5 Stelle interessa solo fare scena davanti ai propri elettori (No Tav, No Gronda..) revocando la concessione (senza aspettare il processo) ad Autostrade. Che andrà appunto ai ricorsi senza fine, ritirando i finanziamenti....
Il tutto sulla pelle di Genova (e non solo..) che senza nuovo ponte in tempi brevi rischia la morte per paralisi!

Spedito da: Italia Pubblicato il: 24 settembre 2018 alle 14:44

Observer

A Taranto come a Genova, viene sempre il momento in cui la storia presenta il conto.

Milena Gabanelli

Spedito da: Genoa is dead Pubblicato il: 24 settembre 2018 alle 12:17

Ciozz

@ MAtt
@ John

Non vorrei gettae un alone di Mabusiano pessimismo sulle vostre considerazioni ma quallo che scrivere è realizzabile solo in pura teoria. La realtà è che Autostrade che inizialmente era sicuramente propensa a tirare fuori i soldi per la ricostruzione e i risarcimenti, ora, dopo i proclami del ministro Toninelli non sarà più altrettanto collaborativa. Metterà a disposzione i soli messi dall'assicurazione (50 mil) e finisce lì. Per tutto il resto se ne parla in tribunale. Il ponte lo vediamo tra 10 anni ragazzi... non illudiamoci. Considerato poi che le bozze del DL Genova sono a dir poco offensive, abbiamo poco da illuderci di come Roma abbia a cuore il problema..

Spedito da: Glasgow Pubblicato il: 24 settembre 2018 alle 11:01

john wolf

@matt

mi sembra una analisi lucidissima e praticabile.
I dubbi e le perplessità sono solo di natura politica e ideologica, dopo aver fatto brutte figure su molti temi ( Ilva, vaccini, copyright web,ecc.) i 5 stelle cercano di tener duro su ASPI e il ponte ma il loro vero obiettivo sono i Benetton da dare in pasto al loro elettorato affamato di vendette sociali. Purtroppo non capendo che se le concessioni autostradali verranno revocate, i cittadini (compresi gli elettori dei 5 stelle) dovranno pagare ( perchè lo Stato non ha una lira e quindi dovrà trovare nuove tasse) tra 18 e 20 miliardi di indennizzi agli stessi Benetton. E tornare alla gestione Anas delle autostrade. Un bel colpo davvero!

Spedito da: Pubblicato il: 23 settembre 2018 alle 19:14

Pinhas

Non male Matt, peccato astaldi stia fallendo (e con lei il nodo ferroviario di Genova) proprio perché il ponte turco glielo pagano in lire turche, la vecchia pizzadifango della Gialappa's... Se va in buca il bond della settimana prossima, però... Ad ogni modo non vedo perché non si possa fare una gara per scegliere il migliore (anche straniero) in modo rapido. E non si possano rispettare procedure che sono lente solo perché l'amministrazione pubblica lavora poco e male...

Spedito da: Genova it Pubblicato il: 23 settembre 2018 alle 17:11

Carelli Rosario

....ci capita ogni tanto di leggere ..quando troviamo il tempo..articoli di giorgio carozzi ma anche di altri.. imprenditori , personaggi che si nutrono di porto..che danno ricette o consigli..per noi loro e le loro ricette sono il problema...parlano di porto ma chissà quando lo hanno vissuto..danno consigli ma sempre stando attenti di compiacere I poteri forti o tutte quelle mezze figure che sono sempre tra I piedi..il porto che vogliamo noi e quello dei lavoratori, dei diritti ,della sicurezza ,di tanti nuovi lavoratori giovani con diritti consolidati ,non quello della concorrenza, dei profitti per pochi ,delle sceneggiate,quelli come carozzi sono il problema..le vostre conferenze I vostri articoli ci lasciano indifferenti, vorremmo ignorarvi ma a volte non resistiamo ,noi in strada o sulle banchine voi a dire c...te a chi ha ancora voglia di ascoltarvi...

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 22 settembre 2018 alle 23:23

Matt

Alla fiera dell’incertezza sulla demoliricostruzione del ponte Morandi l’unica cosa certa pare essere il fatto che Autostrade finanzierà l’opera.
Lasciamo perdere per un momento la ridicola presa di posizione del governo che intende ordinare a Autostrade di pagare i conti a semplice richiesta del moralmente ineccepibile Commissario, quando la stessa concessionaria si è offerta sin dal primo istante di provvedere alla ricostruzione.
Il fatto veramente importante, condizione che consente di semplificare la realizzazione dell’opera, è che i fondi utilizzati provengano da privati.
L’ho già detto ma l’art. 20 del codice degli appalti prevede che in caso di utilizzo di fondi privati per la realizzazione di opere pubbliche il medesimo codice non si applichi.
Quindi se paga il privato non serve attribuire al Commissario poteri speciali in deroga a norme che comunque non si applicherebbero.
Al Commissario serve un unico vero potere in deroga che è quello dell’approvazione del progetto, perché se aspettiamo il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, le varie commissioni di Comune, Regione, Ministero dell’Ambiente e tutte quelle che non ricordo i tempi saranno comunque lunghissimi ancor prima di cominciare.
Altro problema, chi lo fa il ponte?
Penso che nessuno, tranne i ministri incompetenti, abbia mai pensato che Autostrade potesse costruire in proprio un ponte e proprio oggi viene fuori che i soggetti prescelti dai medesimi ineffabili ministri, Fincantieri e Italferr, non possiedono le certificazioni necessarie per la realizzazione di opere di questo genere.
Ma siamo fortunati in Italia ha sede la Astaldi S.p.A., società quotata in borsa, uno dei primi 100 general contractors al mondo con esperienza specifica.
Astaldi S.p.A. ha realizzato in soli tre anni, dal 2013 al 2016, il terzo ponte sul Bosforo progettato da Jean Francois Klein definito “un capolavoro scultoreo di ingegneria per le sue caratteristiche uniche al mondo nell’ambito dei ponti di grande luce; infatti, su un unico impalcato di 1.408 m di luce ospita due carreggiate autostradali di quattro corsie ciascuna, con in mezzo un doppio binario ferroviario di Alta Velocità”. Il resto ve lo andate a leggere sulla rete.
Quindi abbiamo i soldi, il general contractor con il know-how specifico, il Commissario, (no questo non lo abbiamo ma lo avremo), le norme consentono di non applicare il codice degli appalti, Astaldi potrebbe subappaltare ad altre imprese italiane, Cimolai S.p.A. ad esempio, la realizzazione degli elementi costruttivi, gli approvvigionamenti dell’acciaio potrebbero essere garantiti dalle acciaierie italiane, (ah no, ce le siamo appena vendute agli indiani ma comunque producono ancora in Italia).
Non abbiamo il progettista, Klein è mancato ad aprile, ma Autostrade o la stessa Astaldi potranno certamente trovare il miglior professionista per il progetto specifico.
Troppo facile?
No è una delle soluzioni meno complicate e più efficaci, il problema è l’incompetenza di chi decide senza avere la più pallida idea di quello che sta decidendo e, evidentemente, Pilotina Blog non ha i lettori giusti peccato perché Matt è open source, non chiede né diritti né royalties.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 settembre 2018 alle 16:54

G. Merello

Cercando di dire cose serie e costruttive sulla Genova post-Morandi, riporto alcune frasi dall'intervista sul Secolo di oggi all'ing. Vito Gamberale, a.d. di Autostrade fino al 2006. Che se ne andò sbattendo la porta, quindi non difende nessuno (a parte Genova, secondo me).
"Il nodo di Genova era per noi il punto più critico d'Italia, altro che passante di Mestre.."
"Per la Gronda l'ambiente genovese era ostile, tranne Biasotti e Pericu.." "Da parte nostra c'era la determinazione a fare la Gronda...non voglio dire che si sarebbe evitato il crollo, ma avrebbe molto alleviato il Morandi e permesso la sua manutenzione straordinaria....La bretella di Ponente? Autostrade l'aveva già appaltata inizio anni 90, davanti alle ostilità abbiamo dovuto smantellare i cantieri e pagare le penali"
"Chi deve realizzare il nuovo ponte? Autostrade ha la concessione e ha quindi il dovere di ricostruire....E' la soluzione più ragionevole per i vincoli di competenza e quelli contrattuali.."
"Si deve separare la ricostruzione del ponte dalle indagini, che la magistratura porta avanti bene e con prudenza.."
"Il Paese deve sapere che quell'opera ha la priorità assoluta, il Mondo giudicherà l'Italia.."

PS: Io porterei qualcun altro non so dove, lasciandocelo...

Spedito da: Janua Pubblicato il: 22 settembre 2018 alle 12:57

Dottor Mabuse

.......lo svizzero sparito.....molti sono contenti......e ti credo
.......malacalza e mala tempora currunt.....dalle parti del Ronco.....
........molti agognano una bella cassa relax per un po’ di anni....
......mentre altri si sfregano le mani per i risarcimenti Autostrade....pecunia non olet.....
.....il 20% dei genovesi ha accolto il salone nautico con l’entusiasmo di un clistere gli altri sono in casa di riposo......
......io lo svizzero lo porterei per loffe dalle parti di Vara superiore......e ce lo lascerei.....
Per il goccio offro io i primi due giri.....

Spedito da: Kyoto Pubblicato il: 21 settembre 2018 alle 20:07

KamauKa

Mabuse, facciamoci un goccio. E poi tutti a caccia di "farün" da regalare allo svizzero.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 21 settembre 2018 alle 08:55

Enrico Vigo

SE LA VIABILITA’ DI GENOVA RESTA DA VILLAGGIO WALT DISNEY…

Prima della disavventura del crollo del ponte Morandi usavo dire che la viabilità genovese era talmente critica da essere definibile come da “villaggio Walt Disney”, un giocattolo.

Ora col crollo del ponte non è neppure possibile definirla in quel modo, sono venute alla luce magagne gravi, insufficienze, difetti di gestione dei cantieri, che la mano ferma e sicura del Sindaco Bucci, supportato da uno straripante Presidente Toti, ha cercato di medicare con iniziative clamorose, come il varo della Strada della Superba in area ex-ILVA.

Ma resta indispensabile anche per il futuro ripensare radicalmente la mobilità di merci e persone perché la complessa orografia genovese non consente di far convivere un porto troppo incombente sul tessuto urbano e abitazioni che sono sottoposte a un martirio di traffico quotidiano insalubre e sicuramente fuorilegge (Sampierdarena, Cornigliano e Sestri sono in una camera a gas, i danni alla salute dei cittadini enormi).

Il nodo stradale di San Benigno, i cui cantieri sono in colpevole ritardo, serve proprio a separare il traffico urbano da quello portuale, ma se non si sbrigano ad accelerare i lavori la commistione continuerà a fare danni al traffico e alla salute dei cittadini, l’inerzia non solo non è giustificabile ma è drammaticamente colpevole.

Per limitare il flusso incessante di auto private occorre accelerare il piano-Musso per la mobilità urbana, allungare il metro è assolutamente indispensabile, il completamento del nodo ferroviario di Genova a metà 2020 porrà le condizioni per il declassamento della tratta costiera da armare con convogli idonei che devono essere ancora acquistati e purtroppo nessuno se ne preoccupa.

Senza contare i colpevoli ritardi delle Ferrovie che devono costruire le nuove stazioni costiere previste e non esistono crono-programmi di cantiere.

Tutto fumoso, lento, trasandato, dimenticato, si vive alla giornata, capaci solo di reagire quando accadono drammi, senza mai imparare la lezione che una città va programmata e gestita nel lungo termine.

Serve una bella scrollata ai cantieri e ai progetti inabissati in polverosi cassetti, e dimenticati. Se si vuole far convivere porto e città occorre lavorare duramente e cambiare registro, Genova purtroppo è fragilissima, l’eredità problematica oggi in mano al Sindaco Bucci è terribile da governare.

Spedito da: Pubblicato il: 21 settembre 2018 alle 08:39

mauro cornacchione

@ carozzi
il suo post sulla culmv è attraversato da un certo romanticismo.
lei è veramente convinto che la Culmv vorrà e sapra cambiare marcia ed affontare la sfida che il piano di risanemtno le impone.
Putroppo la realtà serà ben diversa.
il "consolato" di Benvenuti fra poco toccherà i dieci anni, Batini infatti scomparse nel 2009.
in questi anni Benvenuti è stato molto abile nel far credere che la Culmv fosse realmente intenzionata a modernizzzarsi e a cambiare, illudendo i presidenti dell'Autiroità portuae che si sono succeduti, i terminalisti, gli operatori insomma.
Si è trattato di una messa in scena.
Benvenuti, alto dirigente di Lotta Comunista, la “setta” presente anche all’interno di CULMV e che gli ha consentito di mantenere il potere, non ha mai pensato realmente di modernizzare la gestione amministrativa della CULMV, né ha mai veramente provato a modificare i comportamenti che i soci quotidianamente praticano in porto, agendo come liberi professionisti… liberi anche da ogni regola.
E non mi si dica che senza la Cumlv il porto chiuderebbe; al contrario con una Culmv più efficiente e non più entità beneficiata da assistenzialismo di varia natura il porto potrebbe anbire a traguardi ben più ambiziosi.
Il piano di risanamento, che io ho letto, prevede azioni ben precise che se implementate consentirebbero alla Culmv di diventare una azienda, in grado perfino di fare utili, cosa peraltro non cosi difficile con un fatturato di più di 50 milioni di euro l’anno.
Ma pochissimi soci conoscono il piano ed il consiglio di amministrazione della CULMV si guarda bene dall’illustrarlo realmente e seriamente, perchè non sarebbe accettato.
A distanza di mesi dalla approvazione del piano, la nomina del direttore amministrativo che dovrebbe prendere in mano i conti della Culmv per indirizzarla verso una gestione degna di questo nome, non è stata fatta.
Ma poi, perche stupirsi, ll piano prevede lo snaturamento di ciò che la Culmv è stata fino ad oggi, con la perdita di una serie di privilegi ingiustificati ed inaccettabili.
E queste sono cose che ogni singolo operatore che lavora in porto conosce ma che nessuno ha il coraggio di dire.
In questo paese nessuno vuole perdere i privilegi acquisiti.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 21 settembre 2018 alle 03:43

giorgio.carozzi


ELEZIONI PER I VERTICI DELLA CULMV
PLEBISCITO PER ANTONIO BENVENUTI RICONFERMATO CONSOLE
LETTA E CIUFFARDI SONO I SUOI VICE

Ultime della notte… Si sta concludendo a San Benigno lo spoglio delle schede depositate nell’urna dai portuali genovesi, chiamati a eleggere il gruppo dirigente (che resterà in carica per i prossimi tre anni) nella consultazione avviata martedì e conclusasi ieri sera. Antonio Benvenuti, 67 anni, è stato riconfermato console con un consenso quasi plebiscitario. Su 1003 soci della Culmv aventi diritto, hanno votato in 887: Benvenuti ha ottenuto 758 voti, oltre l’80% delle preferenze. Ledda e Silvano Ciuffardi sono stati riconfermati vice consoli: il primo ha conquistato 546 voti, il secondo 475. E’ in corso lo scrutino relativo all’elezione dei sette componenti del consiglio d’amministrazione.
Un primo commento è scontato. Dall’urna di San Benigno emerge un’indicazione netta e consistente a favore della continuità politica e delle strategie di cui in questi ultimi anni si sono fatti promotori Benvenuti e i suoi vice. Al console viene attribuita e riconosciuta una leadership indiscutibile. Un segnale forte lanciato alla città e al porto: con la conferma della direzione, i soci della Culmv cavalcano e sostengono il complesso piano di ristrutturazione interna, varato per blindare la Compagnia Unica, consolidarne la stabilità economico-finanziaria e garantirne un futuro sviluppo. Operazione delicatissima e ancora piena di ostacoli quella che attende Benvenuti e i suoi collaboratori.

Spedito da: GE Pubblicato il: 20 settembre 2018 alle 06:42

marco

Così è se vi pare. Ora scopro che il disagio di ieri era causato dalla perdita di carico di un Tir. E' la dimostrazione che basta un niente per bloccare tutto e, purtroppo, col rischio d'incidenti aumentato, queste situazioni possono ripetersi. Se a questo si aggiunge che i sindacati per Ilva hanno già chiaramente fatto capire che potrebbero fare blocchi se non ottengono risposte e magari a questi potrebbero aggiungersi blocchi per altre vertenze critiche che non mancano, esempio qui group, giacchè non è una prerogativa di Ilva o del porto di bloccare le strade ma se vale per loro deve valere per tutti, è facile pensare che ci attendono brutte giornate per la vivibilità di Genova.
E non vale la filosofia di Pangloss precettore di Candid per la quale il pessimismo è solo un punto di vista e le cose possono cambiare a secondo del lato da cui si guardano. Così ragionando, infatti, la scoperta del viadotto inadatto ai tir a due giorni dell'inaugurazione pomposa, anche nel nome, della via Superba è diventata una cosa meritoria e non una svista pressapochista. Così si può dire tutto ed il contrario di tutto, come per la colpa di quello che è successo che può essere attribuita, sempre a seconda dei punti di vista, ai no gronda od a quelli che li hanno fatti nascere non facendo retroporti e permettendo che la città fosse soffocata dai tir.
E la storia è lunga ma una conclusione pare a me, ovviamente, ineccepibile: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Spedito da: Kyoto Pubblicato il: 19 settembre 2018 alle 23:06

KamasuKa

Adesso lo spilungone baffuto è passato al Tavernello... Sulle alture di Voltri si ride a crepapelle

Spedito da: GE Pubblicato il: 19 settembre 2018 alle 21:04

marco

Oggi 19 Settembre 2018 alle ore 14,15 sono partito da Voltri per andare alla Fiumara. Ho preso l'A10 e la coda, a circa un chilometro dal casello di Genova aeroporto. Col caldo che c'era nel pezzo di strada che va dal casello di uscita all'imbuto ad unica corsia ho visto di tutto ma soprattutto bus e Tir che si contendevano la strada come fossero moto o scoprivano nuove corsie sino a 4 per poi imbucarsi nell'ultima decisamente fuori dal ogni buon senso, dal bon ton ma soprattutto fuori da margini di sicurezza, una autentica non metaforica giungla d'asfalto.
Alle ore 15,30 circa, dopo 1 ora e un quarto dalla partenza, giunto al bivio di Via Manara Via Giotto ho desistito e per tornare indietro ho preso Via Giotto in direzione Borzoli per raggiungere Via Chiaravagna all'altezza dell'Itis Calvino, altra coda. In un gesto di esasperazione ho proseguito per Borzoli sino a riscoprire quel che sapevo ma avevo dimenticato: la strada nuova che porta verso Via Chiaravagna. Da qui ho fatto tappa in un bar di Via Arrivabene per una sosta scarica nervi per poi proseguire per le alture di Sestri in Via Pian del Forno essendo Viale Canepa interdetto a scendere per i lavori di rimozione degli alberi e dopo un ghirigori tra i quartieri collinari di Sestri sono riuscito a scendere in Via Merano dove ho imbucato la strada del ritorno arrivando a Voltri alle 15,45 circa: un pomeriggio avventuroso passato in auto senza concludere niente.
Non so se il Salone nautico essendo nella parte di Levante possa aggravare o risentire di siffatta situazione, di certo chi arriverà da ponente avrà molti problemi,vedremo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 settembre 2018 alle 15:04

G. Merello

Alcune osservazioni sul dopo-Morandi

1) Amianto tra le macerie del ponte: comprensibile l'allarme partito dall'USB dei Vigili del Fuoco, in particolare dal N° 1 Saporito con foto, poi confermato dai tecnici della Spea con ispezioni, solo nei pressi della pila 9 crollata.
Qui occorre la massima chiarezza, con ulteriori controlli e analisi di ASL e Arpa, per confermare che secondo ogni probabilità c'è presenza di amianto non nelle macerie del ponte ma in resti di qualche officina o magazzino, schiacciato dalla pila N° 9.
Da confermare cioè al 100% che NON sono interessate da amianto le enormi quantità di macerie del ponte, costruito in calcestruzzo e acciaio.
Appurato che fino agli anni 80 in edilizia era usato il cemento-amianto (Eternit) in lastre di copertura, cisterne, pannelli ma non certo in strutture come i piloni di un ponte.

2) Misure eccezionali nel decreto-legge Genova per aiutare città e porto disastrati: al di là della scontata ricostruzione del ponte, come misure che vadano al di là dell'emergenza, in particolare per il porto, mi pare restino quel "minimo dei minimi" contenuto nella ZLS Zona Logistica Semplificata" (come noto un pallido surrogato della Zona Economia Speciale dispensata a pioggia al Sud) e nel trattenere sul territorio il gettito IVA generato da Genova "fino al 3%". Moolto poco...

3) Mi si perdoni una risata sul "progetto" Stefano Gavazzi/Beppe Grillo di nuovo ponte, pardon "sistema di riqualificazione dell'area"..).
Basta vedere il curriculum di Gavazzi: ampliamento di due cimiteri, ristrutturazione di appartamenti e una palestra...
Per piacere non scherziamo...

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