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Modello Genova, le anomalie del rischiatutto in porto

Non esiste più il modello Genova indicato come esempio virtuoso dai ricercatori della prestigiosa università americana di Princeton. Oggi si celebra semmai l’anomalia della decadente roccaforte dello shipping. E’ una Pasqua da rischiatutto in porto e la liturgia non è rassicurante. Ripropone infatti lo storico dilemma: lasciare che Genova si strozzi metaforicamente, appesa alla fune di una bitta taroccata, oppure tentare una rivoluzione radicale per rilanciare il valore del lavoro e piegare, insieme alla burocrazia, la vocazione consociativa sfociata nel protezionismo degli interessi contrapposti al bene comune. Un tema ricorrente: quali città e classe dirigente corrispondono a un’industria portuale in pieno sviluppo, pronta al salto di qualità? Per rivitalizzare il proprio appeal, Genova dovrebbe rappresentare davvero il porto, il suo cosmopolitismo, la sua cultura, la dimensione globale. E garantire economicamente ricadute sociali e occupazione soprattutto con investimenti in infrastrutture, istruzione e cultura. Rifiutando compromessi con le vecchie comunità operaie, imprenditoriali, politiche e sindacali. Trovando un antidoto al dilagare dell’automazione e vie di fuga davanti a una nuova ondata tecnologica di espulsione del lavoro.

L’unità d’intenti sembra essere condivisa da Regione, Comune e Autorità portuale. Ma, nei fatti, le dichiarazioni di principio si scontrano con impasse fumose e incomprensibili, a cominciare dalla scelta definitiva del rappresentante di Tursi all’interno del board di Palazzo San Giorgio. Fortunatamente l’amministrazione non pensa più, come in passato, che il porto debba restituire i suoi beni alla città. Ma l’assenza di decisioni coraggiose costituisce un freno allo sviluppo. Si disquisisce su leggi speciali che non hanno alcuna possibilità di essere varate, si rallenta sull’autonomia finanziaria. Cancellata in extremis dalla pessima e finta riforma Delrio, una modesta autonomia potrebbe almeno bilanciare il clientelismo del ministero dei Trasporti a favore del Sud e le risorse dilapidate in opere inutili come la piastra logistica di Taranto.

Impiccarsi alla bitta o tentare di prevedere quello che accadrà. Una Autorità portuale che si proponga di modificare lo stato delle cose, non può eludere il nodo del futuro: non le basta capire come intervenire sulla situazione data, le occorre anche cogliere i movimenti profondi della struttura sociale che, se lasciati a sé stessi, orienteranno l’evoluzione collettiva. E’ in grado e soprattutto ha la volontà l’Authority guidata da Paolo Signorini di proporsi come punto di equilibrio fra i vari soggetti in campo, di “regolare” da un lato ma dall’altro, magari temporaneamente, di sporcarsi le mani sostenendo la Culmv in uno dei passaggi più delicati della sua storia, quello che deve portare al riequilibrio dei conti, al risanamento e alla ristrutturazione interna? In un porto grande e importante come quello di Genova, nessuno ce la può fare da solo. Il ruolo del soggetto pubblico è centrale. Con le norme del “correttivo”, è possibile varare un piano di interventi sociali e di formazione con risorse a carico della stessa Authority, nei limiti del 15% delle entrate per tasse sulle merci. In questo scenario si può chiedere alla Compagnia Unica di affrontare i problemi di efficienza interna. Ma non si possono pretendere i salti mortali senza una rete di protezione. Il piano del lavoro è oggi la priorità assoluta. Quanto vale un portuale in termini di ricadute sul territorio, indotto, tenuta sociale? Quanto vale rispetto allo scandalo Alitalia e dintorni, alle speculazioni, agli sciacalli delle banche, gli avvoltoi dell’impresa, alle voragini finanziarie provocate da manager senza scrupoli né morale che hanno lasciato sul lastrico migliaia di risparmiatori? Quanto vale l’uomo nel ciclo produttivo, all’interno di mercati finanziari intrinsecamente inegualitari che favoriscono la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi big players. Anche il dibattito sull’ “Agenzia del lavoro” è stato abbondantemente strumentalizzato. Non possono essere i terminalisti a lanciarlo ma, semmai, dovrebbe partire tutto dall’Autorità di Sistema Portuale.

Non può più essere tollerata nemmeno l’insostenibile pesantezza della burocrazia che attraversa in lungo e in largo gli apparati della pubblica amministrazione portuale, a Genova come a Roma. Troppi i ritardi e troppo alti i costi per la merce, gli importatori e per la reale credibilità del nostro sistema portuale rispetto ai concorrenti: il numero delle nostre autorità di controllo non ha uguali al mondo e anche quando l’Unione Europea produce norme valide, nel percorso di recepimento l’Italia riesce sempre ad aggiungere clausole peggiorative sotto il profilo della burocrazia e delle spese che poi indeboliscono l’intero sistema.

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Commenti inseriti: 479 — pagina 1 di 20

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 giugno 2018 alle 10:22

G. Merello

"Per evitare le critiche, non fare niente, non dire niente, non essere niente" (Aristotele)

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 giugno 2018 alle 09:22

giorgio.carozzi

@doc mabuse
Né l’uno né l’altro, ovviamente. Se lo pensassi lo avrei già scritto direttamente, come da usi e costumi consolidati. Ma astuto e scafato navigatore, un po' furbastro a senso unico e un po' nichilista questo sì… poi, posso anche sbagliare... vediamo dove vogliamo andare a parare, ma temo che il tuo gozzo non riesca a tener testa a una pilotina corsara.
Quanto alle travagliate vicende, quella nobile compagnia dieci anni fa avvrebbe potuto battere bandiera francese incassando un tesoretto, oggi è costretta a negoziare al ribasso...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 giugno 2018 alle 09:05

giorgio.carozzi

AVVISO
scusate i ritardi, i rallentamenti e la probabile scomparsa di qualche post: il tutto à dovuto a problemi e inghippi tecnici.

Spedito da: Genova San Benigno Pubblicato il: 17 giugno 2018 alle 08:31

Dodde

@mabuse
Magari il benefattore il grano per pagare la compagnia ce lo mette.

Spedito da: MILANO Pubblicato il: 17 giugno 2018 alle 08:13

ENRICO VIGO

TRAFFICO RO/RO A GENOVA, MERITA PIU' ATTENZIONE

Interessante la notizia data dalla fusione TIRRENIA-MOBY (Onorato) data da "TheMediTelegraph". Questo è un comparto portuale in continua crescita, e mi chiedo se non possa essere trovato almeno un accosto per il cabotaggio nazionale, ovviamente da strutturare, in area a ponente del Polcevera ex-ILVA (servono dragaggi alla foce del Polcevera per le ben note ragioni relative alla Porta di Ponente).

Si tratta un traffico che non disturba il cono aereo e che ha necessità di spazi più razionali per la movimentazione e la sosta dei trailers a terra, con una particolare attenzione alla viabilità possibilmente extra-cittadina.

Indubbio che sia oramai giunto il momento di decongestionare pian piano il porto vecchio ed il bacino di Sampierdarena, in attesa di realizzare anche a Voltri il cosiddetto Porto d'Africa, più adatto a ricevere dall'autostrada il traffici, minimizzando l'impatto sulla città, per spalmare in modo più razionale i traffici.

Mi pare che si stia perdendo tempo prezioso e che l'attenzione su questo comparto sia troppo blanda. Tutte le previsioni ci configurano un comparto in crescita costante, bisogna recuperare tempo ed efficienze relativamente alle strutture portuali per stimolarne la crescita.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 16 giugno 2018 alle 21:45

Dottor Mabuse

Una conclusione in autunno è quindi possibile, ma non certa.
......invece stanno solo giocando come il gatto con il topo, e non venitemi a dire che non sia così.
Ognuno ha le sue colpe nulla da eccepire ma tutti sappiamo quale sarà il triste epilogo di questa storia.....il benefattore non aspetta altro che il giorno in cui si sancirà il primo aumento di capitale.........e tanti saluti Messina.
Che ipocriti che siamo......anzi che siete.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 14:56

Dottor Mabuse

@Giorgio
Tanto per sapere....mestatore o idiota???

Spedito da: Genova Carmine Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 13:32

Giorgio Reggi

@Carozzi

Grazie per la cortese risposta. Ha ragione lei: Professionisti del torbido stanno anonimamente inquinando il dibattito. Forse sarebbe bene iniziare a non tollerarli più.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 11:47

Piero

Caro Reggi caro Carozzi
Tutti questi che odiano MSC sono gli stessi che negli anni scorsi hanno distrutto Genova sono quelli che quando Prodi portava via tutto non hanno fiatato, sono quelli che quando pericu fece fuggire Costa e fatto gli insediamenti cooperativistici della Fiumara non hanno fiatato, sono gli stessi che dicevano che intanto di qui le navi devono passare, sono quelli che hanno fatto iniziare i lavori del terzo valico e della gronda 30 dopo , sono quelli che hanno permesso gli Gli insediamenti degli Erzelli invece di farli in zone della città' per risanare zone degradate , la lista è infinita, sono insomma il cancro di Genova sono quelli che hanno governato gli ultimi 30 anni con mentalità mafiosa e per solo tornaconto economico degli amici dellla loro parte politica. Come per gli immigrati ma quale buonismo , sono solo i 35 € per ogni migrante al giorno che a loro interessano e che in un anno sono miliardi. Uno schifo totale

Spedito da: Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 10:15

giorgio.carozzi

@giorgio reggi
Condivido, ma tieni conto che la stragrande maggioranza dei liberi e più illuminati pensatori è ben schierata a favore di Msc e della sua politica di sviluppo su Genova e dintorni. E' vero anche che, a parte il caso-Merlo, è sempre più difficile entrare nei meandri imperscrutabili degli umani pensieri. D'altra parte sono le regole di un libero dibattito... Ognuno ha le sue ragioni, le sue deviazioni, invidie, frustrazioni, contrapposizioni, visioni. Poi ci sono anche i mestatori e gli idioti, ma questa è altra storia.
Saluti, ciao

Spedito da: Genova Carmine Pubblicato il: 15 giugno 2018 alle 00:21

Giorgio Reggi

Caro Carozzi
Davvero non comprendo tutto questo odio verso Msc. Una compagnia che porta più di 1 milione di turisti a Genova, occupa duemila persone e da anni investe e assume in città.
Non capisco davvero.
Non mi interessa nulla di Aponte, che probabilmente è un uomo poco simpatico, ma giudico quello che fa la sua azienda per la nostra economia e non vedo il motivo di tanto astio.
Qualcuno sa spiegarmelo?


Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 giugno 2018 alle 22:14

Piero

Non capisco tutta questa negatività su Bettolo , Vado e di come le cose stiano girando , mi sembra che dopo 30 anni ci siano nell'aria gli embrioni per il cambiamento. Io che non frequento Genova tutti giorni dell'anno lo sento quando ritorno nella mia Genova .
Siccome sono un po' straniero , quando torno a Genova ci sono alcune cose che tutte le volte mi colpiscono molto negativamente :
Il comune dovrebbe prendere iniziative per cambiare piazza Caricamento , piazza Cavour piazza Dante e il centro direzionale di S. Benigno . Questi quattro luoghi sono posti da terzo mondo ,un pugno nello stomaco. Sono zone deprimenti senza alberi colori o bellezze di qualche tipo , e tutte quelle moto posteggiate sono un oltraggio al buon gusto. Questi posti hanno molto impatto in quanto centrali molto turistici molto frequentati comunque da stranieri
Caro sindaco perché non fare una gara fra architetti per cambiare questi luoghi ? Non credo siano necessari capitali importanti

Spedito da: Derbyshire Pubblicato il: 14 giugno 2018 alle 12:08

Chesterfield

Sono d'accordo con il Timoniere e con Marziano riguardo al terminal Bettolo e ancor più alla piattaforma di Vado. Secondo me quella scelta e quell'investimento riassumono in pieno tutte le trame e le malefatte a danno della crescita/svlupp/sistema portuale ligure. Battitori liberi, troppo forti e troppo furbi, non sarebbe cambiato niente con le adsp (forse s, n peggio...)!!!

Spedito da: MILANO Pubblicato il: 14 giugno 2018 alle 11:45

ENRICO VIGO

@ Carozzi

Ma di cosa ancora ti angusti dopo anni? Vado risucchierà Maersk (Group, non solo Maersk) e Cosco, MSC si piazzerà dilagando a Voltri (in attesa della Nuova Diga e della crescita graduale di Bettolo dal 2023 in avanti) cannibalizzando Gioia Tauro, La Spezia e Livorno con le mega-navi, sul resto (mancia) rimarranno i feeders.
Inutile continuare a piangere su Vado, oramai c'è prendiamone atto, ma sopratutto ricordiamoci che per la Via della Seta il Southern Range, con anche Vado e Bettolo a regime, Trieste e Venezia al meglio, è un bruscolino in un occhio rispetto ai volumi complessivi da/verso Europa. Certo che avremo non poco "casino" a Genova tra i terminal (remescio-cocktail), ma tutto è stato congelato con accordi più o meno sottobanco (giustamente), sanciti da partecipazioni incrociate, ma è talmente chiaro che si siano premuniti per tempo confezionando la "torta". Tanto l'antitrust europeo, se non l'attiva masochisticamente l'AdSP (e non lo farà mai per intuibili ragioni), tutti si guarderanno bene dal chiamarlo in causa, Genova è una tana di alligatori affamati, metterci il piede è scelta malsana.

Spedito da: Pubblicato il: 14 giugno 2018 alle 07:49

giorgio.carozzi

@marziano
sapevano già bene tutti che vado era una patacca ai danni della collettività e del sistema portuale nel suo assetto globale. e sarebbe cambiato ben poco, visto che i protagonisti di ieri sono gli stessi di oggi (sostituiscono talvolta le mascherine, ma la sostanza resiste inossidabilmente...). in ogni caso non sarei così sicuro nell'attribuire a quella piattaforma la capacità di terremotare assetti e business.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 23:07

Marziano

Ringrazio Matt per il tempo dedicatomi; concludo dicendo che i decision makers hanno 4 anni ancora per rendere gli investimenti pubblici e privati su bettolo redditizi.
Nel frattempo un pezzettino di mondo sarà ancora nuovamente cambiato: vado sarà operativo cannibalizzando una buona parte del traffico cosco e maersk di psa, mentre MSC cercherà di saturare bettolo con 2, 3 servizi già esistenti. Insomma avremmo di che parlare su questi nuovi assetti.
Concludo su vado.
Sarebbe divertente (qui su Marte abbiamo un ironia tutta nostra) immaginare il destino del progetto della piattaforma al tempo delle adsp e dell art 11che istituisce la famigerata Conferenza nazionale di coordinamento delle adsp, tavolo che dovrebbe avere una helicopter vision sulla strategia nazionale sui grandi investimenti.
L'avrebbe avvallato o avrebbe detto "signori fermi un attimo siamo sicuri che parcellizando l'offerta con la costruzione di un medio piccolo terminal facciamo il bene della logistica in termini di costi/benefici non solo economici, ma anche sociali?

Spedito da: Janua Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 21:12

Dottor Mabuse

@Merello
Ma belandi ti facevo i mandilli con il pesto e le acciughe fritte!!
Poi dopo qualche bianco andavamo sotto la msc a fare “ chiappe di luna” come in Grease.....sai che nervoso luigino!!!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 15:16

G. Merello

@ Carozzi

Caro Timoniere mi fa piacere che su Amleto Mestizia, il suo "attaccamento" alla poltrona in AdsP e gli urgenti interventi di chi di dovere per rimuoverlo, la pensiamo proprio allo stesso modo, come su tante altre cose.
Scusami ma più dei gozzi io ho nel cuore le navi, quelle che ho conosciuto anche dentro, che da sempre collegano il mondo e senza le quali i porti non esisterebbero nemmeno.
E siccome non guardo storto i foresti e il nuovo che avanza, pensando a chi viene dopo di noi, mi chiamo fuori del gozzo.
Cari saluti

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 13:13

Uomo senza fondi

Certo @carozzi,
ho tralasciato diverse categorie. Gli amici degli ex presidenti di porti che si vendicano attaccando anonimamente (sempre coraggioso il popolo del web) nemici dei loro amici, per esempio. O portatori di interessi di parte impegnati a demolire via blog i concorrenti. O il tizio che dal regno dell'uomo coi baffi dà lezioni quotidiane di etica, finanza e portualità.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 11:53

giorgio.carozzi

LA CONFRATERNITA DEL GOZZO

Sì, concordo in pieno, ci volevano un paio di interventi come quelli di Marziano e di Uomo senza fondi (ti sei scordato solo gli imprendtori frustrati) per riportare il dibattito dentro i binari del buon senso, della correttezza e della lealtà. Tanta enfasi lapidatoria me la sarei aspettata sullo scandalo a cielo aperto di Vado, vicenda su cui invece quasi tutta la ciurma tace sospettosamente.
E’ vero, Calata Bettolo arriva con troppo ritardo, ma contribuirà non poco allo sviluppo dell’economia portuale guadagnando spazi sul mare e verso il mare. In attesa della diga e di infrastrutture che il primo porto d’Italia si è guadagnato sul campo, elemosinarle è già grottesco.
Sul gozzo di Doc Mabuse ci imbarcherei con biglietto di sola andata l’imperturbabile Amleto Mestizia, la cui arroganza, supponenza e smisurata considerazione di se stesso hanno ormai superato i limiti della decenza. Niente di nuovo, per carità. Ma adesso ci aspettiamo tutti un intervento deciso (come del resto sollecitato dallo stesso ex sindaco Mestizia) per rimuovere Amleto da quella poltrona. Signorini non può pretendere che siano altri a cavargli le castagne dal fuoco. E sempre al presidente toccherà ricollocare in quella posizione una persona degna per competenze e trasparenza politica e sociale. Non posso credere alla favola che Toti (Bucci) suggeriscono e Signorini esegue, ma dai…!
Quanto a Genova, mio caro Doc. è nata giovane e fiera. Ha combattuto sui mari e sulle terre versando sangue tra vittorie e sconfitte, ha dominato, riformato, innovato, guidato. Genova ribelle, viva, rivoluzionaria, colta. Piegata solo dalle armi e dai tradimenti di Napoleone, dei Savoia e di Lamarmora. Sul tuo gozzo imbarca quanti più amici possibile. E che il vento vi sia propizio!


Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 09:23

G. Merello

EX SINDACO DORIA LASCI LA POLTRONA SCALDATA INUTILMENTE

L'ex sindaco Doria pare voler passare alla storia di Genova in modo terribilmente peggiore rispetto ai suoi grandi antenati.
Il nostro Amleto Mestizia, costretto finalmente ad uscire allo scoperto dall'invito di Bucci a dimettersi dalla poltrona su cui siede (inutilmente) da quando si è "autonominato, ammette di non voler mollare, tanto lui non prende un euro...
Da restare basiti!
Amleto da un anno rappresenta non il Comune di Genova ma solo se stesso nel Comitato Portuale Genova-Savona.
Afferma che l'incarico gli è stato affidato dal presidente Signorini, e da lui non ha ricevuto comunicazione...che aspetta Signorini a togliergli anche questo appiglio?
E fa capire che lui intende stare li per 4 anni!!
Non basta, per farlo sloggiare, la sua totale mancanza dei requisiti richiesti dalla Riforma dei porti per siedere nel Comitato?
Cioè "Comprovata esperienza e qualificazioni professionali nei settori dell'economia dei trasporti e portuale"??

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 07:22

Matt

@ Marziano

Trovo le sue considerazioni interessanti ma contraddittorie.
Da un lato osserva come io tenti di pesare mele con pere quando applico benchmark di terminal non automatizzati alla produttività di Calata Bettolo, dall'altro osserva, correttamente a mio avviso, che si tratti di un'area in un contesto portuale assai datato.
Delle due l'una o parliamo di un terminal moderno, ad esempio con accosti indented e la possibilità di lavorare sulle due murate contemporaneamente, o parliamo di un terminal tradizionale attrezzato con RTG, Transtainer e Straddle Carrier di ultima generazione.
A mio avviso ci troviamo nel secondo caso, un terminal tradizionale, monobanchina, attrezzato allo stato dell'arte della tecnologia.
Cosa significa?
Forse un modesto aumento delle performances sulla movimentazione, la riduzione del personale impiegato, ma nulla circa l'entrata e l'uscita dei teus condizionati da infrastrutture vetuste, strade e ferrovia, nulla circa le performances di imbarco e sbarco, nulla circa le rotazioni delle navi e i tempi di accosto.
Considero quindi la mia previsione di un rapporto throughput/area di 1,5, ripeto più del massimo raggiunto da VTE, comprensiva delle Sue valutazioni, in sostanza riconosco che il nuovo terminal possa partire dalle performances cui è faticosamente giunto VTE dopo anni di esperienza in uno scenario probabilmente più favorevole.
Il paragone tra Vado e Bettolo a mio avviso non ha senso, Vado è un terminal a penisola ha banchine, ferrovia, collegamento stradale dedicato e una storage area che consente, almeno in un misura consistente, l'indipendenza delle attività di imbarco e sbarco rispetto a quelle di ricezione spedizione dei teus, Bettolo ha una capacità di storage assai modesta e richiede un'efficienza nell'entrata e uscita dai teus da terra che le infrastrutture attuali e future non sono in grado di garantire.
Ma sono d'accordo con Lei, basta aspettare e vedremo a regime quali saranno i risultati.
Sarebbe certamente interessante conoscere i termini della concessione di 33 anni atteso che l'investimento maggiore sulle infrastrutture è dello Stato, mentre, casi Vado e Augusta a parte, le recenti concessioni ultradecennali nei vari porti italiani prevedono che sia il privato a realizzare a proprie spese le opere pubbliche verso una concessione di lunga durata e l'abbattimento del canone nella parte fissa sino al 50% ed oltre a seconda del porto.
Occorre tener presente che una AdSP oculata al fine del calcolo della durata della concessione e della riduzione del canone fisso, valuta diversamente gli investimenti in opere infrastrutturali che saranno acquisite al demanio al termine della concessione, in misura prossima al 100%, e gli investimenti in assets che rimangono di proprietà del concessionario come gru, rtg ed altre attrezzature, in misura prossima al 15/20%.
Per quanto riguarda la parte variabile incentivante normalmente la percentuale si applica non sul traffico totale ma sino ad un cap determinato ed un forfait per l'eccedenza.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 giugno 2018 alle 06:36

Uomo senza fondi

Grazie @marziano, ma le sue sono perle ai porci.
Perché qui ognuno oramai porta solo le proprie frustrazioni di piccolo politico fallito, segretario trombato, ex amico del potente di turno, marito infedele, marito di donna infedele.
La cattiveria e la ripicca hanno rubato spazio al ragionamento, da mesi purtroppo.
Peccato.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 12 giugno 2018 alle 23:16

Marziano

@matt
Magari il mio è un approccio sbagliato, ma credo che stia pesando mele con pere quando parla di produttività di bettolo prendendo come benchmark terminal non automatizzati.
Bettolo in teoria dovrebbe avere un certo grado di automatizzazione e ritengo logico pensare che avrà di default una produttività maggiore. Sarà interessante magari vedere a regime le performance di bettolo e vado che hanno caratteristiche di banchina e aree simili.

Secondo aspetto. Un terminal che nasce in un area portuale concepita quasi 100 anni fa, non può non scontare delle diseconomie, che si traducono in costo per ettaro maggiore ad esempio di Livorno, ma inferiore a vado o limitazioni di accesso.
i dati tecnici di bettolo tra cui lo stock di piazzale sono disponibili da anni su Urban Center, per cui questi ragionamenti ex post lasciano credo il tempo che trovano. Personalmente credo nella bontà del progetto: (aldilà dei tempi di esecuzione) considerando che l alternativa era rivoluzionare il bacino di Sampierdarena con un paio di mld non solo per la nuova diga ma per rifare banchine ed aree che attualmente sono fatiscenti, ma di questo forse parleranno i nostri figli.
Trovo interessante invece capire i termini della concessione per la parte fissa del canone, ma soprattutto i kpi di riferimento per la parte variabile incentivante, come tra l' altro fa riferimento la delibera 40 del 2017 di Art.
Grazie per l'eventuale attenzione.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 12 giugno 2018 alle 21:18

Dottor Mabuse

@Makiko
Il gozzo tigullino
Cos’è il gozzo tigullino? Il gozzo siamo noi, semplicemente solo e soltanto noi.
Noi di legno antico, sale e sangue di acciuga.
Noi che prendiamo il largo per fare il bagno e mugugnare da lontano contro i foresti sulla spiaggia.
Noi che la sera a luglio abbiamo il maglioncino sulle spalle e a tavola con i foresti tra noi parliamo in dialetto.
Noi che abbiamo i calli sulle mani ma siamo nello shipping.
Il gozzo tigullino è quella barca che ti scopri a guardare un po’ invidioso mentre parti in crociera mentre sfila lenta sulla scia del tuo albergo galleggiante.
Il gozzo è guardare storto il nuovo che avanza, il gozzo è costruire la casa con le finestre ai monti per evitare lo sguardo al mare.
Noi siamo il gozzo che dondolando scarrocciamo verso il domani.
Genova è nata vecchia, è vissuta vecchia, ma mai e poi mai si è fatta dire da quacuno quanto, quando e a quali condizioni.....che si chiami maersk o msc.
E questo sta sui coglioni a tutti ma siamo diventati troppo vecchi, anche dentro, per ammetterlo.

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