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Meno sedute del Cdm, ma durano due ore / L’ANALISI

Roma - Nel mese di aprile si sono tenute cinque riunioni del consiglio dei ministri, una in più rispetto al mese di marzo. Si conferma quindi un rallentamento nel numero degli incontri, considerando che a gennaio e febbraio erano stati rispettivamente sei e sette

Roma - Nel mese di aprile si sono tenute cinque riunioni del consiglio dei ministri, una in più rispetto al mese di marzo. Si conferma quindi un rallentamento nel numero degli incontri, considerando che a gennaio e febbraio erano stati rispettivamente sei e sette. Quello che però va sottolineato è la più lunga durata delle riunioni nel mese appena trascorso: in media due ore, di gran lunga il valore più alto da inizio legislatura. I dati sono del dossier mensile Agi/Openpolis.

Se la media in aprile è stata di 122 minuti, a marzo si era fermata a 82 minuti, a febbraio era stata di 47 minuti, di 30 in gennaio, di 74 in dicembre 2018, di 59 in novembre, di 92 in ottobre, di 83 in settembre, di 67 in agosto, di 56 in luglio, di 42 in giugno. A fare la differenza sono stati gli incontri del 4 aprile, durato più di tre ore, e quello del 24 aprile, prolungatosi per quattro ore e 20 minuti. Protagonista di entrambe le sedute è stato il controverso decreto Crescita. Presentato e approvato con la formula «salvo intese» il 4 aprile, è tornato all’attenzione del Consiglio dei ministri per la seconda deliberazione 20 giorni dopo, proprio il 24 aprile. Il testo è stato poi firmato dal capo dello Stato il 30 aprile.

La durata particolarmente lunga delle sedute, e la lunga attesa per il testo finale, è segno di quanto il provvedimento abbia reso problematico l’accordo tra Movimento 5 stelle e Lega. In particolare la riunione del 24 aprile, durata più di quattro ore, è stata lo scenario di un vero proprio caso politico. Al centro della questione le norme così dette “salva Roma”, contenute all’interno del decreto stesso. Volute dal Movimento 5 stelle, e fortemente criticate dalla Lega, alla fine della seduta fiume, in cui inizialmente alcuni ministri pentastellati non erano presenti, sono state stralciate. Un lungo braccio di ferro politico che ha fatto emergere la crescente difficoltà da parte dell’esecutivo nel trovare una quadra su alcuni provvedimenti.

A testimonianza di questa crescente difficoltà anche l’eccessivo intervallo di tempo che intercorre tra la deliberazione in Consiglio dei ministri dei decreti, e la loro effettiva pubblicazione in gazzetta ufficiale. Una tendenza già comparso, ma che nell’ultimo periodo sta raggiungendo livelli da primato. Non a caso anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto con un richiamo al governo sull’utilizzo delle approvazioni «salvo intese». Una dinamica che sta rendendo la gestazione dei decreti legge macchinosa, contorta e poco trasparente. I problemi nello specifico sono due. Il primo è di natura politica e si riassume nella difficoltà per Movimento 5 stelle e Lega di trovare l’accordo sui testi più complessi.

Il secondo è di natura procedurale: l’approvazione di testi incompleti mediante la formula «salvo intese» richiederebbe una seconda deliberazione del Consiglio dei ministri prima della pubblicazione finale in Gazzetta ufficiale. Cosa che di fatto è avvenuta raramente, se non quando l’attesa superava i 20 giorni e dopo l’intervento di Mattarella. L’attesa più lunga ad oggi è stata quella per lo Sblocca cantieri, presentato per la prima volta in consiglio dei ministri lo scorso 20 marzo, e arrivato in gazzetta ufficiale il 18 aprile successivo, 29 giorni dopo. Quello che certamente va sottolineato è quanto le tempistiche si stiano dilatando nell’ultimo periodo, soprattutto dall’inizio del nuovo anno.

Nella prima fase del governo Conte l’attesa era durata massimo 15 giorni (decreto Genova), con il 2019 siamo già a tre casi che hanno superato i 20 giorni: 22 giorni per il decreto Agricoltura, 26 per il decreto Crescita e 29 per il decreto Sblocca cantieri.

Dal così detto “decretone” su reddito di cittadinanza e quota 100 in poi, solamente il decreto Stabilità finanziaria-Brexit è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale in meno di 10 giorni. È questa un’ulteriore anomalia istituzionale che si somma all’abuso della decretazione d’urgenza, male ricorrente della politica italiana.

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