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«Ilva, Irresponsabile il ricorso al Tar di Emiliano» / INTERVISTA

Roma - Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale controil piano ambientale dell’Ilva è irresponsabile e incomprensibile. Questa politica dei no che punta a bloccare ogni intervento, dal recupero dell’Ilva alla realizzazione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, è inaccettabile» sostiene Gian Luca Galletti

Roma - Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il piano ambientale dell’Ilva è irresponsabile e incomprensibile. Questa politica dei no che punta a bloccare ogni intervento, dal recupero dell’Ilva alla realizzazione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, è inaccettabile» sostiene Gian Luca Galletti, «perché rischia di far arretrare il nostro Paese e crea un pericoloso precedente». Il ministro dell’Ambiente sostiene infatti che «l’Italia non può essere ostaggio del no a prescindere, al di là di reali valutazioni degli impatti sull’ambiente o dei vantaggi per l’economia, addirittura in alcuni casi come per la Tap ribaltando la realtà visto che questa infrastruttura serve per renderci sempre più indipendenti dalle fonti fossili e sono proprio gli ambientalisti ad ostacolarla. Questa è una grande questione politica che va messa al centro della prossima campagna elettorale: dobbiamo deciderci se vogliamo diventare il Paese del no a prescindere, oppure se vogliamo essere un Paese dove le grandi opere si posson fare conciliando ambiente e sviluppo».

A sentire Regione Puglia e Comune di Taranto il piano Ilva però è tutto da rifare.

«Nel caso dell’Ilva abbiamo adottato un piano molto importane e molto rigoroso, frutto di un lungo e severo studio da parte di una commissione di esperti molto qualificati che ci consente di tenere assieme risanamento ambientale tutela dei posti di lavoro, trasformando l’azienda in una delle più avanzate in assoluto in campo ambientale. Se perdiamo questa occasione chiudiamo l’Ilva, poi si che avremo davvero i problemi ambientali».

Dunque non condivide l’ostruzionismo in atto?

«Mi sembra che si stia tornando al passato schierando ideologicamente le politiche ambientali contro ogni tipo di opera pubblica. Se noi vogliamo migliorare il nostro ambiente dobbiamo invece fare l’esatto contrario. Tra l’altro su Taranto sono previsti investimenti di una portata tale che senza l’intervento di un soggetto privato non potremmo permetterci».

Cosa si rischia col ricorso al Tar?

«Il ricorso è assolutamente da irresponsabili e rischia di produrre in tempi molto rapidi la fermata degli impianti perché le prescrizioni dell’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, a questo punto vanno rispettate a termine di legge. E non sono più concesse proroghe sull’inizio dei lavori».

Il governatore Emiliano ed il sindaco Melucci lamentano che nessuna delle loro obiezioni è stata recepita e poi nel merito definiscono illegittimo il differimento dei termini per gli interventi ambientali.

«A Regione e Comune risponderemo punto per punto, in maniera molto dettagliata. Ma premesso che la procedura di vendita, introducendo una vera innovazione, ha messo al centro l’ambientalizzazione anche a scapito del valore economico, va detto che non è vero che le loro osservazioni non sono state recepite. Ne sono state accolte diverse. Ed una chiude tutte le discussioni: accettando una richiesta che veniva dagli ambientalisti oltre che dalla Regione Puglia la produzione annua di Taranto è stata limitata a 6 milioni di tonnellate sino alla realizzazione dell’ultimo intervento ambientale. E con questo livello di produzione bloccato sino al 2023 assicuro che gli sforamenti sulla qualità dell’aria sono molto limitati e certo minori di quelli che si registrano in tante città italiane».

Emiliano ha detto esplicitamente che a Mittal avrebbe preferito la cordata Jindal-Arvedi, perché avrebbe convertito a gas gli impianti di Taranto.

«La sua mi sembra una posizione schizofrenica visto quello che sta succedendo sulla Tap. E comunque non esiste al mondo una acciaieria che va con il gas. E’ un sogno, magari ci arriveremo fra 50 anni, ma oggi non esiste. Mentre noi oggi abbiamo bisogno di assicurare l’acciaio all’Italia, perché è una componente fondamentale della nostra industria manifatturiera, e dall’altro dobbiamo assicurare posti di lavoro».

Secondo lei perché il governatore pugliese ha deciso adesso un gesto tanto grave?

«Temo che ci sia una strumentalizzazione anche a fini politici di questa vicenda. E questo mi da ancora maggior tristezza, perché stiamo parlando del futuro di 20 mila lavoratori».

Ma adesso è possibile ricucire?

«Io do la mia piena disponibilità ad essere promotore in qualsiasi momento di qualsiasi tavolo che serva a chiarire tutte le questioni ambientali. E’ chiaro che questo può avvenire se Comune Regione ritirano il ricorso».

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