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Aramco in Borsa, quattro anni di gestazione / CRONISTORIA

Roma - L’apertura ufficiale della prossima offerta pubblica iniziale del gigante petrolifero saudita Aramco arriva dopo una lunga fase di gestazione durata quasi quattro anni, e anche dopo una serie di proroghe visto che inizialmente era stata programmata nel 2018

Roma - L’apertura ufficiale della prossima offerta pubblica iniziale del gigante petrolifero saudita Aramco arriva dopo una lunga fase di gestazione durata quasi quattro anni, e anche dopo una serie di proroghe visto che inizialmente era stata programmata nel 2018.


PRIMO ANNUNCIO

Il 7 gennaio 2016, Mohammed ben Salman, figlio di re Salman, ipotizza pubblicamente per la prima volta la possibilità di un’Ipo di Aramco. Il giorno dopo, l’azienda conferma che sta studiando la questione. L’operazione «richiederà tempo», avverte il suo presidente. Il 25 aprile Riad annuncia ufficialmente l’intenzione di vendere il 5% di Aramco sul mercato azionario e di costituire un fondo sovrano da 2.000 miliardi di dollari, il più grande del mondo, nell’ambito di un importante piano per ridurre la sua dipendenza dal petrolio. L’obiettivo è quello di portare Aramco in Borsa nel 2018.

VOCI DI SLITTAMENTI
Mentre gli esperti cominciano a dubitare della tabella di marcia, Aramco assicura il 23 ottobre 2017 che l’introduzione avverrà nella seconda metà del 2018. Il 1 gennaio 2018, il gigante petrolifero pubblico è diventato una società per azioni per la sua offerta pubblica iniziale. Ma il 12 marzo il Financial Times rivela che Riad prevede di rinviare l’operazione al 2019. La settimana seguente, il Wall Street Journal rivela a sua volta che l’IPO si sarebbe svolta solo alla Borsa di Riad e non in un importante centro finanziario internazionale. Il 10 aprile il ministro delle finanze saudita conferma l’ipotesi di un rinvio al 2019, se le condizioni di mercato dovessero non risultare idonee per un suo debutto in borsa nel 2018.


IL NUOVO OBIETTIVO TEMPORALE
Il 5 ottobre 2018 da Mohammed bIn Salman, che è diventato principe ereditario, conferma che Aramco dovrebbe andare in Borsa «fine 2020 o inizio 2021». Lo slittamento è dovuto al fatto che non era soddisfatto della valutazione proposta, nel bel mezzo di un calo dei prezzi del petrolio greggio. Il 1 aprile 2019, Aramco presenta per la prima volta i propri conti alle agenzie di rating in previsione di un’emissione obbligazionaria, rivelando di essere di gran lunga la più grande azienda al mondo per i profitti incassati. La settimana successiva, la sua prima emissione genera un enorme appetito tra gli investitori e l’azienda raccoglie 12 miliardi di dollari. Ma il 12 agosto, il colosso saudita annuncia un calo del 12% dei profitti nella prima metà del 2019, a causa del calo del prezzo del petrolio.


IL COLPO DI ACCELERATORE
Il 29 agosto, il Wall Street Journal fa sapere che Aramco sta considerando una Ipo in due fasi, prima sul mercato di Riad, il Tadawul, e poi sul mercato internazionale. Questo scenario viene escluso però dal presidente di Aramco, Yasir al-Rumayyan. Il 14 settembre, un attacco drone rivendicato dai ribelli yemeniti prende di mira due impianti Aramco, dimezzando temporaneamente la produzione petrolifera del regno. Il gruppo assicura che l’IPO continuerà comunque come previsto nonostante l’attacco. Il 14 ottobre il presidente del consiglio di amministrazione di Aramco annuncia che l’operazione avrà luogo «molto, molto, molto presto». Ma il lancio ufficiale, previsto per il 20 ottobre, è di nuovo rinviato. Pochi giorni dopo, la televisione saudita Al-Arabiya fa sapere che Aramco farà il suo debutto in borsa a Riyadh l’11 dicembre e che gli investitori potranno sottoscrivere l’offerta a partire dal 4 dicembre.


IL CALCIO D’INIZIO

Il 3 novembre, l’autorità di regolamentazione del mercato finanziario saudita ha lanciato l’Ipo, approvando la richiesta di tale operazione. Nel frattempo, Aramco conferma la sua intenzione di debuttare alla borsa di Riad, ma che non ha intenzione di andare all’estero in questo momento.

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