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«Sul gas di East Med priorità ai Paesi produttori»

Ravenna - Con l’entrata in servizio del bacino Zhor alla fine del 2017 e l’affermarsi del gas come “energia di transizione” verso un mondo quanto più possibile decarbonizzato, il Mediterraneo Orientale è diventato, per la sua posizione geografica e le sue potenzialità, uno dei campi di sfida per eccellenza dell’industria

Ravenna - Con l’entrata in servizio del bacino Zhor alla fine del 2017 e l’affermarsi del gas come “energia di transizione” verso un mondo quanto più possibile decarbonizzato, il Mediterraneo Orientale è diventato, per la sua posizione geografica e le sue potenzialità, uno dei campi di sfida per eccellenza dell’industria estrattiva. È questo il tema più dibattuto (ovviamente appena dietro al blocco delle trivelle, almeno per quanto riguarda gli operatori italiani) alla Offshore Mediterranean Conference di Ravenna, il più importante evento del settore nel Sud Europa, su cui si addensano progetti e proiezioni per il futuro.

Giovedì Pierre Vergerio, Executive Vice President Gas Midstream di Edison, ha rilanciato e difeso l’ipotesi della costruzione del gasdotto East Med, l’infrastruttura da 6,2 miliardi che dovrebbe collegare i bacini del gas nel Mediterraneo Orientale all’Italia, passando da Cipro, passando sotto il Peloponneso e raggiungendo l’Italia tramite la condotta Poseidon, che dovrebbe arrivare a Otranto dalla Grecia, e sulla cui realizzazione sarebbero in gara Snam, Allseas e Sapura (la società appaltante è Igi-Poseidon, controllata 50-50 da Edison e dalla utility greca Depa).

Progetto su cui proprio giovedì il sottosegretario di Stato, Giancarlo Giorgetti, ha fatto delle aperture (insieme a una revisione del blocco alle trivelle) ma sul quale pesa il giudizio non positivo dei partner di governo del MoVimento 5 Stelle. Sul progetto l’Eni è più attendista, o perlomeno la compagnia petrolifera di Stato valuta che la costruzione del gasdotto dovrebbe dare la precedenza ad altre priorità: «Credo che i giacimenti di gas del Mediterraneo Orientale possano servire innanzitutto per rendere autosufficienti i Paesi dell’area - commenta Luca Bertelli, Chief Exploration Office dell’Eni -. Questo perché l’energia è uno strumento di stabilizzazione, e la stabilità politica è un elemento fondamentale in un’area come quella di cui stiamo parlando. In secondo luogo bisogna tenere conto che l’Egitto ha già oggi delle infrastrutture per l’esportazione, al momento inutilizzate, che possono essere rimesse in servizio. Infine dobbiamo ancora capire quale sarà la reale capacità produttiva di questi nuovi bacini: numeri che ancora non abbiamo in maniera precisa e che tuttavia sono necessari per poter fare realisticamente un progetto». Bertelli ha anche ipotizzato la realizzazione di un’infrastruttura di collegamento verso i Paesi arabi.


LE AMBIZIONI DI ATENE
«Siamo in una posizione strategica: il Paese più a Ovest del Mediterraneo Orientale, e il più a Est del Mediterraneo Occidentale»: con la voglia di giocare presto un ruolo nello scacchiere geo-politico che si sta determinando con le scoperte di gas nel Mediterraneo Orientale. Yannis Bassias, presidente della Hellenic Hydrocarbon Resources Management, la società statale per lo sviluppo dell’energia in Grecia, spiega perché: «Lo scorso anno il nostro Paese ha fatturato 60 miliardi di euro con il turismo, che dopo la crisi economica è rimasta la nostra principale risorsa. Fatturato, non utile. Nel contempo, la nostra spesa energetica è stata di 11 miliardi, e le maggiori infrastrutture energetiche nel nostro Paese sono le rinnovabili, che tuttavia da sole non bastano». La Grecia oggi non ha quasi risorse offshore, ma ha avviato numerosi campi di ricerca lungo una dorsale che va dalle Isole Ionie fino a sud di Creta: «La conformazione del sottosuolo marino in quelle aree è simile a quella dove sono state effettuate le ultime grandi scoperte, il problema a differenza è la maggiore profondità, superiore ai 3.000 metri, che impone un grande impiego di tecnologie e investimenti».

Se le aree attualmente in produzione al centro del Mediterraneo Orientale (Tamar e Leviatan in Israele, Aphrodite a Cipro e soprattutto Zhor in Egitto) risponderanno alle attese garantendo ritorni per nuovi investimenti, anche la Grecia potrebbe diventare un Paese produttore di gas.

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