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«Attacchi informatici, le aziende italiane investono ancora poco» / INTERVISTA

Genova - Parla Marco Araldi, a.d. di Marsh Italia, broker assicurativo italiano del gruppo internazionale Marsh and McLennan Companies.

Genova - Marsh Italia, broker assicurativo italiano del gruppo internazionale Marsh and McLennan Companies, festeggia quest’anno i cinquant’anni di attività nel nostro paese. Mezzo secolo durante il quale il panorama dei rischi a cui vanno incontro cittadini e aziende si è molto modificato, come spiega Marco Araldi, uno dei due amministratori delegati della società assieme a Andrea Bono. Emergono sempre più i rischi informatici, ma in Italia le aziende sono ancora poco attente a questo tema.

Che bilancio fate di questi 50 anni in Italia?
«Quando partimmo nel 1969, l’attività richiesta era di dare un servizio alle aziende internazionali clienti di Marsh. La conoscenza della gestione del rischio su realtà complesse è stata poi messa a disposizione anche delle aziende italiane di dimensioni medio-grandi. Quindi ci siamo allargati sul territorio, non soltanto al settore privato, ma anche al settore pubblico e agli individui, come ad esempio categorie professionali e federazioni sportive. Oggi in Italia abbiamo 14 uffici di cui uno a Genova, aperto nel 2001».

Qual è il vostro core business?
«Elemento caratterizzante della nostra società fin dalla sua fondazione è che l’interesse delle aziende non fosse tanto la polizza, ma una corretta identificazione e gestione dei rischi che possono indebolirne la situazione finanziaria. Quindi abbiamo sempre dato la priorità all’identificazione di quelli che sono i rischi sottesi all’attività delle aziende, facendo analisi qualitative e quantitative».

Com’è cambiato il mercato del brokeraggio assicurativo?
«L’attività è profondamente trasformata. Le aziende sono diventate più virtuose. Dopo la crisi partita dieci anni fa dagli Stati Uniti e che poi ha avvolto il mondo intero, le aziende hanno avuto difficoltà a finanziarsi di fronte alle avversità, avendo anche margini inferiori. E’ cambiato il loro modo di stare sul mercato, non soltanto per le difficoltà economiche, ma anche per la trasformazione digitale. Le aziende avevano assolutamente la necessità di capire quali erano gli eventuali rischi correlati al loro business».

Che rischi presenta l’informatizzazione?
«Il World economic forum di Davos segnala in un report, a cui ha partecipato anche il nostro gruppo, che fra i cinque rischi più probabili per le aziende nei prossimi 10 anni ci saranno sicuramente i cyber-attacchi. Ebbene, in Italia abbiamo analizzato i bilanci delle 264 aziende quotate, nei quali c’è anche un capitolo riguardo ai rischi. Emerge che soltanto il 15 per cento delle aziende quotate considera gli attacchi informatici uno dei rischi principali. Tutti ne stiamo parlando, ma il numero di chi realmente se ne sta occupando è inferiore rispetto ad altri paesi avanzati. Ogni anno nel mondo si perdono 600 miliardi di dollari per il cybercrimine. E’ una cifra che cresce del 33 per cento all’anno, mentre gli investimenti in questo settore, anche a livello mondiale, crescono soltanto del 10 per cento». —

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