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«Da scelte politiche sbagliate troppi danni all’economia» / INTERVISTA

Genova - La provocazione di Vincenzo Boccia serve per capire l’ampiezza del solco che divide ormai gli imprenditori dal governo: «Se diamo la galera a chi evade 100 mila euro - dice con una battuta il presidente di Confindustria- quanto dovremmo dare in termini di mesi a chi fa un danno all’economia?»

Genova - La provocazione di Vincenzo Boccia serve per capire l’ampiezza del solco che divide ormai gli imprenditori dal governo: «Se diamo la galera a chi evade 100 mila euro - dice con una battuta il presidente di Confindustria- quanto dovremmo dare in termini di mesi a chi fa un danno all’economia? Dovremmo dare l’ergastolo a chi fa scappare gli investitori». La fuga degli investimenti è il cruccio che il numero uno degli industriali, calato a Genova per supportare la Piccola industria radunata nel capoluogo, si è portato sino alla fine di una lunga giornata di crisi industriali, a cominciare da Ilva.

Questa è però diventata nelle ultime ore la città delle emergenze: dopo Ilva, il governo non ha stanziato 500 milioni per terminare il ribaltamento e ha cambiato le regole sulla remunerazione autostradale, allontanando ulteriormente i cantieri della Gronda: «In Cina i funzionari che portano investimenti nel Paese sono destinati a fare carriera. In Russia vengono abbracciati personalmente da Putin. Noi invece preferiamo farli scappare».

Questa città rischia di perdere due opere che gli industriali hanno sempre ritenuto fondamentali…
«È un colpo che va evitato a tutti i costi. E questo avviene peraltro su un territorio già duramente colpito dal crollo del ponte Morandi. L’Italia e Genova soprattutto, non possono permettersi di perdere investimenti così forti».

L’impatto sulla Liguria potrebbe essere pesante: in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro che rischiano di andare perduti.
«La verità è che la politica non si chiede mai quali sono le conseguenze di una scelta. È il problema dei fini: se cancello la Gronda, quanti posti di lavoro perdo? Quali conseguenze ci sono, economiche e sociali, su Genova? La politica seria si pone domande come queste prima di prendere decisioni che possono bloccare un territorio».

Il caso Fincantieri arriva in un momento cruciale per il gruppo. C’è il rischio che la navalmeccanica italiana perda competitività?
«È chiaro. Le infrastrutture sono fondamentali per costruire navi, soprattutto adesso che il mercato le richiede sempre più grandi. Perdere il treno in un momento così favorevole per il settore, sarebbe una follia».

E l’azienda di Bono è pronta anche allo sbarco in Francia per creare il primo campione europeo a guida italiana insieme a Chantiers de l’Atlantique.
«Bono ha fatto una grandissima operazione strategica in Francia costruendo un gigante europeo, cosa che è nella logica che stiamo portando avanti da tempo, ovvero che la sfida tra Europa e mondo esterno e non tra Paesi europei. Bisogna avere attenzione a queste questioni, perché tra l’altro Fincantieri è un modello di impresa che va anche bene e quindi va aiutata in questo senso. Ecco perché ci chiediamo a volte perché non abbiamo il senso del limite in questo Paese. Dobbiamo attrarre investitori e fidelizzarli. L’Italia invece ha la capacità di far scappare gli investitori Dobbiamo evitare di finanziare disoccupazione, ma sostenere lo sviluppo a partire da aree come quella di Genova e dal mezzogiorno che è in recessione. Dobbiamo evitare traumi economici e sociali».

Come giudica un eventuale stop alla Gronda?
«È pericoloso. Genova e Liguria sono uno dei poli logistici del Paese: non è possibile pensare che l’industria della regione e quella del Nord Ovest, possano crescere senza tutte le opere necessarie. Per questo tifo Genova e tifo gronda. Non possiamo permetterci di diventare la terza manifattura d’Europa».

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