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Maccarone: «Carige, senza il sì dei soci la sopravvivenza è a rischio» / L’INTERVISTA

Genova - «L’assemblea di venerdì è un momento essenziale dell’intervento che abbiamo messo in campo e per il successo del quale, sul nostro fronte, abbiamo fatto tutto quanto era necessario ed era nelle nostre prerogative».

Genova - «L’assemblea di venerdì è un momento essenziale dell’intervento che abbiamo messo in campo e per il successo del quale, sul nostro fronte, abbiamo fatto tutto quanto era necessario ed era nelle nostre prerogative». Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) è il principale artefice, assieme ai tre commissari straordinari della banca, del piano di messa in sicurezza di Carige. Un piano molto complesso, che venerdì i soci saranno chiamati a promuovere o bocciare nel corso di quella che, comunque vada, passerà alla storia come l’assemblea più partecipata della Cassa di Risparmio.

Che cosa si aspetta, dall’adunata dei soci della banca?
«L’ultima parola spetta proprio a loro, ai soci. Ed è evidente che si tratta di una parola decisiva, in un senso o nell’altro. Personalmente sono confidente, grazie anche all’impegno dei commissari straordinari, dei dipendenti e del personale della banca, che l’assemblea si costituirà e delibererà quanto è necessario per consentire la realizzazione dell’intervento che abbiamo costruito con il contributo essenziale di Cassa Centrale».

Si tratta, però, di un intervento non condiviso da tutti, a partire dal primo azionista di Carige.
«Mi faccia solo ricordare che stiamo parlando di un salvataggio, o se si preferisce di un intervento preventivo diretto a scongiurare l’insolvenza e la liquidazione della banca. Carige è una istituzione storica del territorio e la sua esistenza va salvaguardata, se esistono i presupposti per farlo: è questo il caso nostro. Come ricorderà, a un certo punto di questa vicenda, dopo il disimpegno degli unici soggetti finanziari che avevano mostrato interesse, sembrava che non ci fosse più alcuna soluzione utile. Da qualche tempo la propensione delle banche a rilevare altre banche in difficoltà è notevolmente diminuita, per ragioni regolamentari, strutturali e di mercato. In questo contesto, la disponibilità che Cassa Centrale ha mostrato è stata provvidenziale, perché ha consentito di dare a Carige un futuro nell’ambito di un progetto industriale, presidiato da un gruppo di nuova costituzione, solido, coeso e adeguatamente patrimonializzato».

Non solo il ruolo di Cassa Centrale, ma anche quello del Fitd ha sollevato perplessità.
«Abbiamo potuto giovarci dello spazio che la sentenza del Tribunale europeo sul caso Tercas ci ha concesso, riportandoci alla logica originaria e consentendoci di mettere in campo sia lo Schema Volontario, intervenuto con la sottoscrizione del prestito subordinato nel novembre dello scorso anno, sia del Fondo obbligatorio, combinando le capacità e le risorse di entrambi. Senza questo, l’intera operazione sarebbe stata molto più complicata, se non addirittura infattibile».

Il salvataggio della banca può giustificare un cambio così radicale di assetto azionario?
«L’intervento messo in campo è articolato e coinvolge molti soggetti, il cui ruolo rispettivo è indispensabile per l’equilibrio generale ed il successo dell’iniziativa. Mi rendo conto che la sua strutturazione, se consentirà a Carige di salvarsi e guardare al futuro, può non soddisfare le aspettative di tutti i soggetti coinvolti. Ma gli interventi che si realizzano con la nostra partecipazione sono per loro natura complicati, sia sul piano tecnico che su quello dell’equilibrio degli interessi e se pure riusciamo ad assicurare il salvataggio, la soddisfazione di tutti gli stakeholder non sempre può essere assicurata. Questo d’altronde è normale quando si è in una situazione di crisi».

I tempi per la messa in sicurezza della banca sono stati sicuramente stretti. Ma siamo certi che non esistessero alternative a questo piano?
«Viviamo in tempi complessi sotto molti profili, ma per parte nostra siamo soddisfatti di quanto abbiamo fatto e di quanto faremo, pur con un costo significativo, per la messa in sicurezza definitiva di Carige. Tornando alla sua domanda: a me pare che si sia raggiunto un equilibrio ragionevole e ordinato fra i diversi interessi in gioco, anche per la consapevolezza che abbiamo che non si sarebbe comunque potuto fare di più. Il senso di responsabilità del sistema, ancora una volta, ha contribuito a risolvere un problema altrimenti foriero di conseguenze assai gravi».

Che cosa accadrebbe se l’assemblea non deliberasse l’operazione?
«Certamente nulla di buono. Le alternative possibili sul piano teorico - risoluzione, liquidazione ordinata, liquidazione non ordinata, ricapitalizzazione precauzionale - sarebbero tutte produttive di un danno maggiore, e ulteriore, per tutti gli stakeholder e non è affatto certo che la sopravvivenza dell’azienda Carige sarebbe assicurata. Quello che invece è certo è che vi sarebbe una ingiustificata dispersione di risorse, che si accompagnerebbe a danni collaterali indotti di notevole gravità e su molti fronti. Io rimango convinto che la ragionevolezza prevarrà e l’assemblea delibererà il progetto che abbiamo costruito».

Che futuro immagina per Carige, nello scenario più positivo?
«A salvataggio compiuto, credo che il futuro della banca sarà coerente con le tradizioni di un istituto che per secoli ha servito il suo territorio, le imprese e le famiglie che in esso operano, perché questi sono anche i principi del credito cooperativo di cui Cassa Centrale è espressione». —

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