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Segnali di peggioramento dall’economia italiana

Milano - La produzione che langue, in più, scarica i suoi effetti anche sul mondo del lavoro che continua a galleggiare in una fase di stagnazione.

Milano - L’economia italiana continua a soffrire e, anzi, mostra segnali di peggioramento. La produzione che langue, in più, scarica i suoi effetti anche sul mondo del lavoro che continua a galleggiare in una fase di stagnazione. Il verdetto arriva dall’Istat, che nella nota mensile di agosto registra un progressivo arretramento della congiuntura italiana. Un quadro di stagnazione confermato anche dai numeri sulle vendite al dettaglio che, seppur salite a livello annuale, a luglio hanno registrato un leggero calo sul mese precedente. «Il recente peggioramento e l’elevata instabilità del quadro congiunturale si sono riflessi sull’andamento dell’indicatore anticipatore che - scrive l’Istituto di ricerca - ha segnato un’ampia flessione suggerendo il proseguimento della fase di debolezza dei livelli di attività economica».

Le cause sono dunque da ricercare nell’instabilità interna, ma un ruolo importante lo gioca anche la situazione internazionale, commercio mondiale e Brexit in testa. Secondo l’Istat infatti «le turbolenze geopolitiche dovute in buona parte all’evoluzione incerta degli accordi commerciali internazionali e all’aumento dei rischi di “hard Brexit” hanno penalizzato ulteriormente la congiuntura economica mondiale». La notizia di oggi è stata un pò una doccia fredda poichè la precedente nota mensile dell’Istat aveva fatto invece intravedere dei possibili margini di miglioramento, seppur lieve. O quanto meno sembrava essersi arrestata la tendenza alla flessione dell’indice “spia”. A far le spese del rallentamento è certamente il mondo del lavoro. «La debolezza dei ritmi produttivi si è riflessa anche sul mercato del lavoro, determinando l’interruzione della crescita delle unità di lavoro e delle ore lavorate che aveva caratterizzato i mesi precedenti» spiega l’Istituto di statistica.

Nel mese di luglio non è andata molto bene neppure per il commercio. Dopo l’exploit di giugno infatti, le vendite al dettaglio hanno registrato una riduzione, anche se «contenuta», su base mensile (-0,5% in valore, -0,7% in valore), con una contrazione sia per i beni alimentari sia per gli altri. Ma anno su anno la crescita ha accelerato, mettendo a segno un rialzo del 2,6%. Quanto alle varie tipologie di esercizi commerciali, la grande distribuzione ha registrato un aumento delle vendite del 3,3%, i piccoli negozi solo un +0,9%, mentre molto meglio, e in continua accelerazione, è andata per il commercio online che ha avuto un incremento del 23,2% in un anno. Per Confcommercio, anche se i consumi restano deboli, il dato di luglio è da valutare «molto positivamente», e la riduzione mensile è «fisiologica» dopo l’accelerazione di giugno.
Confesercenti lancia invece l’allarme “piccoli negozi” e chiede provvedimenti per rilanciarli. Ma il mese di luglio ha mostrato ombre anche sulla Germania, dove la produzione industriale è calata oltre le stime (-4,2% in un anno) e il costo del lavoro è cresciuto sia a livello mensile sia sui 12 mesi.

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