SERVICES

Crisi gialloverde, saltano le nomine Sace e Ansaldo

Roma - Per chi se ne va un’occasione perduta, per chi resta o torna un enorme incentivo a trovare l’accordo e a far durare il governo per il resto della legislatura. Da questa settimana e per tutto il 2020 vanno in scadenza centinaia di posti nelle aziende pubbliche

Roma - Per chi se ne va un’occasione perduta, per chi resta o torna un enorme incentivo a trovare l’accordo e a far durare il governo per il resto della legislatura. Da questa settimana e per tutto il 2020 vanno in scadenza centinaia di posti nelle aziende pubbliche. Da Eni ad Enel, da Leonardo a Poste. E poi Terna, Sogei, Enav, per citare le più importanti. Ma il nuovo governo nascerà davvero? E quando? Per il momento il problema più urgente è fare i conti con la sua assenza.

Ne sa qualcosa il numero uno di Cassa depositi e prestiti Fabrizio Palermo, che martedì riunisce il consiglio di amministrazione che dovrebbe rinnovare i vertici di tre importantissime controllate: Sace - la società pubblica per il sostegno delle imprese all’estero - Ansaldo Energia e Cdp immobiliare, i custodi di un pezzo importante dell’enorme patrimonio edilizio dello Stato. A titolo di esempio è di sua proprietà l’enorme palazzo della ex Zecca nel cuore del quartiere Parioli, a Roma.

A meno di colpi di scena il consiglio di amministrazione della Cassa si svolgerà regolarmente, probabilmente procederà alle designazioni, ma con altrettanta probabilità le nomine rimarranno congelate in attesa del nuovo governo. Lo impongono ragioni di opportunità, una direttiva introdotta nel 2013 dall’allora ministro Fabrizio Saccomanni e il decreto che due giorni fa ha formalizzato le dimissioni di Conte. Ecco cosa scrive: nell’esercizio degli affari correnti si può procedere «soltanto alle nomine strettamente necessarie e non procrastinabili». Non solo: ogni decisione deve avere «l’assenso del presidente del Consiglio», anche quelle del ministro del Tesoro «in qualità di azionista delle società partecipate». Le conseguenze più gravi sono per la Sace, dove l’amministratore delegato Alessandro Decio è in rotta con Palermo. A lungo Decio ha potuto contare sul sostegno del presidente Beniamino Quintieri, a sua volta legato al ministro Tria. Con molta fatica Palermo era riuscito a convincere il ministro a puntare su un nome diverso, scelto insieme a un cacciatore di teste. In pole position c’è Marco Siracusano, amministratore delegato di Poste Pay. Lo stallo rimette tutto in forse in attesa del governo giallorosso. Sempre che la crisi non scivoli verso le urne.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››