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Carige, la tentazione liquidazione e la forte opposizione del governo / IL CASO

Genova - Quella strada felpata, cresciuta nei meandri dei ministeri romani e che porta alla liquidazione di Carige, «non è percorribile».

Genova - Quella strada felpata, cresciuta nei meandri dei ministeri romani e che porta alla liquidazione di Carige, «non è percorribile». I 5Stelle sul tavolo hanno altri ipotesi e non intendono far passare quella soluzione che non a caso sarebbe transitata dalle stanze del Tesoro, come scrive Repubblica, ma non dagli uffici di Luigi Di Maio. Perché significherebbe azzerare gli azionisti, compresi i piccoli, e cedere gratis la banca genovese, lasciando a Sga una montagna di crediti deteriorati di Bper e Unicredit, che rappresenterebbero il prezzo per risolvere la situazione dell’istituto genovese. La banca guidata da Jean Pierre Mustier, indicata tra i pretendenti della Cassa genovese, ancora ieri non ha voluto commentare. Si faceva però notare come a maggio lo stesso amministratore delegato del gruppo avesse spiegato che «se ci dovesse essere una necessità per il sistema bancario italiano, siamo pronti a dare il nostro supporto, con tutti gli altri operatori, su base equa e proporzionale». Il modello venete, messo in piedi dal governo Renzi due anni fa e che sarebbe lo schema su cui si basa l’interesse di Bper, viene silurato anche dai grillini.

«Non sarebbe la soluzione ottimale – spiega Marco Rizzone, deputato ligure dei 5Stelle che sta seguendo da vicino il dossier della banca genovese - I compratori del resto cercano sempre di sfruttare la situazione per strappare condizioni a loro vantaggio, per cui c’era da aspettarselo». Il Movimento sta lavorando su altre possibilità, facendo leva su una strategia che viene definita più ampia. «Mi risulta tuttavia che vi siano anche altre proposte sul tavolo – conferma Rizzone - per cui auspico si possano scegliere soluzioni ulteriori, che includano partner industriali in grado di rilanciare la banca, garantendo il mantenimento dei posti di lavoro e della territorialità che ha sempre contraddistinto Carige». La sponda grillina del governo è sulla stessa linea e sta lavorando «su altro, non sul modello venete» come confermano da Palazzo Chigi. L’azzeramento della banca trova un ostacolo politico difficilmente superabile: «Non possiamo sacrificare i piccoli azionisti, andiamoci cauti. Ma il dossier è nelle mani del premier Conte» spiega la fonte grillina dell’esecutivo. Anche l’ipotesi circolata ieri che dopo Alitalia, Atlantia avrebbe potuto essere coinvolta nel salvataggio della banca ligure, non trova al momento conferme. Difficile però che si trovi una forza politica di governo in grado di mettere però il sigillo politico sulla liquidazione e il tempo stringe. Il Fondo Interbancario (Fitd) è pronto a riunirsi «a breve», segnale che la situazione potrebbe definirsi nei prossimi giorni. Ripartire da zero a spese degli azionisti - compresi i piccoli - avrebbe un effetto reputazionale negativo per Vittorio Malacalza: «Rischierebbe di emergere - spiega una fonte finanziaria - come il naturale responsabile della liquidazione: è il principale azionista». Ecco perché è vissuta a Genova come ipotesi residuale, anche se l’azzeramento consentirebbe di poter eliminare i vincoli che hanno infastidito Malacalza, su tutti quelli dell’operazione di cessione del polo assicurativo ad Amissima.

La liquidazione comunque livellerebbe tutto e non impedirebbe a Malacalza di investire di nuovo. Magari con Unicredit, Bper e Cassa Centrale. Mancano una ventina di giorni e senza una soluzione, ci penserà la Bce. —

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