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ArcelorMittal mette in cassa integrazione 1.400 dipendenti a Taranto

Roma - L’annuncio arriva con un comunicato stampa. ArcelorMittal Italia, a causa della «grave crisi di mercato», ricorrerà alla Cassa integrazione ordinaria per un numero massimo di circa 1.400 dipendenti.

Roma - L’annuncio arriva con un comunicato stampa. ArcelorMittal Italia, a causa della «grave crisi di mercato», ricorrerà alla Cassa integrazione ordinaria per un numero massimo di circa 1.400 dipendenti al giorno del siderurgico di Taranto per 13 settimane. La decisione giunge a sei mesi dalla stipula dell’accordo sindacale (8 settembre) al Mise che ha portato all’assunzione di 10.700 lavoratori nei vari siti (8.200 a Taranto) e alla dichiarazione di esubero di altri 2.586 dipendenti rimasti in capo all’Ilva in amministrazione straordinaria in Cigs a zero ore. «È una decisione difficile, ma le condizioni del mercato - ha commentato l’AD di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl, sono davvero critiche in tutta Europa. Ci tengo a ribadire che sono misure temporanee». La procedura di Cig riguarderà inizialmente i lavoratori dei reparti Colata continua numero 5, Laminatoio a freddo e Treni nastri. I sindacati contestano apertamente il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il governo deve varare «un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito di agevolazioni e poi fa quello che gli pare». «Arcelor Mittal deve rispettare l’accordo firmato», aggiunge la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, chiede un incontro urgente al Mise «per una verifica degli impegni sottoscritti». I metalmeccanici riferiscono di telefonate informali in cui si spiegava sinteticamente la decisione di avviare la Cig con il rinvio dei dettagli a un successivo incontro che si terrà domani in fabbrica. Una riunione già programmata per discutere delle graduatorie relative alle assunzioni e agli esuberi che erano state oggetto di polemiche e azioni legali. È previsto un sit-in di lavoratori e in ambienti sindacali non si esclude un ricorso allo sciopero se l’azienda non dovesse fornire rassicurazioni.

Già il 6 maggio scorso ArcelorMittal, a causa della crisi del settore in Europa, aveva annunciato il taglio di produzione di acciaio in Europa di 3 milioni di tonnellate annue con la sospensione della produzione degli stabilimenti di Cracovia in Polonia, la riduzione nelle Asturie in Spagna e il blocco dell’aumento della produzione dell’ex Ilva di Taranto che contava di portare a 6 milioni di tonnellate nel 2020. Nonostante «questo scenario molto critico» ArcelorMittal «conferma l’impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa».

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