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D’Agostino: «L’accordo con la Cina favorirà le esportazioni» / INTERVISTA

Trieste - Sono passati due mesi dalla firma dell’accordo fra il porto di Trieste e la società di Stato cinese China communication construction company (Cccc), che ha provocato discussioni anche a livello internazionale.

Trieste - Sono passati due mesi dalla firma dell’accordo fra il porto di Trieste e la società di Stato cinese China communication construction company (Cccc), che ha provocato discussioni anche a livello internazionale. Quali aspettative avete da questo accordo?

«La prima constatazione - risponde Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico orientale, che riunisce i porti di Trieste e Monfalcone - è che la firma e anche le polemiche hanno avuto un’eco globale e questo ha portato una pubblicità grandissima per il porto. Si è parlato di Trieste in tutti i giornali e televisioni del mondo. L’opinione pubblica internazionale è più informata sul nostro scalo. L’Italia si è accorta purtroppo soltanto adesso che esistono i porti e che hanno un ruolo strategico sia per il paese sia a livello globale. In queste settimane stiamo ricevendo molte delegazioni, compresa una di Cccc. Con la Cina andremo avanti tenendo presente anche il tema dell’export italiano, poco sottolineato nei giorni delle polemiche, ma più importante per noi».

Quali iniziative sono possibili in questo senso?

«Stiamo facendo una riflessione sull’esportazione di vini italiani, in questo caso del Friuli Venezia Giulia, verso la Cina. Fra qualche settimana andrò in Cina con l’obiettivo di realizzare, assieme a Cccc, una piattaforma logistica in Cina per i prodotti italiani».

Vi hanno infastidito le critiche all’accordo con Cccc?

«Molti hanno parlato di invasione, ma i motivi che ci hanno spinto a firmare sono tre: il primo è l’investimento cinese nel nostro progetto Trihub di sviluppo ferroviario; il secondo è la collaborazione congiunta fra i due paesi; il terzo è la possibilità per il porto di Trieste di partecipare al progetto di Cccc per la costruzione di un terminal intermodale a Kosice, in Slovacchia. In particolare quest’ultimo progetto è quello che è andato avanti più velocemente. Abbiamo firmato l’accordo il 23 marzo e ci siamo dati 90 giorni al termine dei quali faremo il punto. Abbiamo verificato che c’è un reale interesse a esportare prodotti italiani in Cina. I produttori di vini del Friuli Venezia Giulia hanno visitato il porto franco e nei giorni scorsi l’Authority ha deliberato l’avvio della piattaforma del freddo che sorgerà nello stesso porto franco».

Per quanto riguarda Trihub a che punto siete?

«Stiamo ragionando con i cinesi sul terminal intermodale che si appoggia alla stazione di Aquilinia. L’importante è capire se a loro interessa investire. Dove c’è già Rfi non entreranno loro, ma ci sono altre strutture che possono dargli redditività. Il progetto Trihub va avanti anche grazie a tecnici di Rfi dinamici e propositivi. Entro la fine del 2019 ci sarà la riapertura della galleria che collega Campo Marzio, nella parte orientale del porto, con la rete ferroviaria nazionale. E’ un’opera molto importante. Si riaprirà anche la linea transalpina che permetterà di raggiungere Villa Opicina bypassando 37 chilometri che oggi si devono percorrere. E’ un intervento finanziato da Rfi che permette di aumentare la capacità dello scalo di 3.000 coppie di treni in più all’anno. Poi contiamo di chiudere entro il 2019 la gara per la nuova stazione di Campo Marzio, per realizzare l’opera entro il 2023. Per seguire questi progetti abbiamo costituito una nuova direzione ferroviaria, unica Autorità di sistema portuale in Italia ad averlo fatto».

Vi interessa soltanto la Nuova via della seta marittima o anche quella terrestre?

«Trieste è la città più orientale d’Italia e può proporsi come collettore delle merci che dall’Italia settentrionale vogliono raggiungere la Cina via terra. Noi partecipiamo alla Iniziativa centro europea (Ince), che ha sede proprio a Trieste e riunisce venti nazioni dell’Europa orientale. Qui stiamo analizzando la possibilità di formare un treno verso Chengdu, diretto e non via Duisburg».

A Trieste aumentano i treni, ma i ro-ro sono in difficoltà.

«C’è stato un calo del 30 per cento, dovuto a due fenomeni: da un lato è crollato il traffico con la Turchia a causa del crollo della lira turca; dall’altro molti scambi con la Turchia si stanno trasferendo dai camion ai container. Di 700 mila teu movimentati a Trieste nel 2018, 100 mila hanno viaggiato su navi turche».

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