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Unicredit cede il 17% di Fineco per rafforzare il capitale

Milano - Unicredit vuole rafforzare il capitale in vista del piano industriale che presenterà a fine anno e per farlo venderà anche il 17% di Fineco.

Milano - Unicredit vuole rafforzare il capitale in vista del piano industriale che presenterà a fine anno e per farlo venderà anche il 17% di Fineco, di cui attualmente detiene quasi il 35%. Proprio per questo le due banche hanno stabilito le azioni e le procedure che dovranno prendere «al fine di assicurare a Fineco di poter operare come società pienamente indipendente dal punto di vista regolamentare, di liquidità e operativo, anche nel caso di potenziale futura uscita dal gruppo Unicredit». La banca guidata da Jean Pierre Mustier ha l’obiettivo di «raggiungere la parte superiore del buffer di 200-250 punti base del Cet1 ratio sui requisiti patrimoniali entro fine 2019, attraverso la vendita di alcuni assets» come Fineco e alcuni immobili. Il gruppo vuole inoltre arrivare a un «allineamento progressivo nel tempo, in termini relativi, del portafoglio di titoli di Stato nazionali ai portafogli detenuti dai gruppi bancari italiani ed europei», facendo in sostanza scadere parte dei Btp in portafoglio.

Unicredit vuole anche accelerare la dismissione della divisione non-core con un target per quest’anno «significativamente al di sopra» dell’obiettivo dell’anno di 14,9 miliardi mentre il runoff rimane confermato per il 2021. La restante quota che Unicredit continuerà a detenere in Fineco, pari a circa il 18% del capitale, sarà classificata come partecipazione finanziaria e ci sarà un lock-up di 120 giorni durante i quali non potrà vendere ulteriori azioni. Nel corso del 2018 la banca di piazza Gae Aulenti aveva visto il capitale scendere sotto la pressione della crisi in Turchia che ha colpito la controllata Yapi e a causa degli accantonamenti per le sanzioni statunitensi: il Cet1 del gruppo a fine anno scorso era sceso al 12,07% rispetto a un massimo che aveva superato il 13% nel 2017. Il target della banca è, per fine anno, un Cet1 nella forchetta fra il 12 e il 12,5%. Per Fineco, ha invece commentato invece l’ad Alessandro Foti in una call con gli analisti a commento dei risultati del primo trimestre, chiuso con un utile in crescita a 62,6 milioni, non ci sarà «nessun cambio significativo di quello che facciamo». «Fineco è sempre stata una compagnia indipendente e rimarrà sostanzialmente la stessa: non cambieremo le nostre strategie, rimarremo concentrati sulla crescita organica, che ci aspettiamo robusta», ha spiegato. La banca, anche in caso di uscita totale di Unicredit dal suo capitale, «non avrà bisogno di nessun aumento di capitale», ha ribadito Foti; nelle slide di presentazione tuttavia viene precisato che l’istituto sta valutando l’emissione di un bond fino a 200 milioni At1 (Additional tier 1).
L’operazione, sottolineano gli analisti di Mediobanca, «finanziariamente può avere senso per Unicredit, considerati gli alti multipli di Fineco», anche se «sarà probabilmente percepita come una diluizione» delle competenze di Unicredit nel fintech. «Pensiamo che sul lungo periodo una Fineco completamente indipendente possa accelerare la propria crescita organica», hanno invece notato gli analisti di Citi. L’annuncio dell’operazione ha pesato su Fineco, che oggi ha perso in Borsa il 7,45%.

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