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L’economia globale non favorisce il Nord-Ovest / FOCUS

Genova - Il rallentamento della congiuntura mondiale farà sentire i propri effetti sulle regioni del Nord-Ovest che hanno nell’export uno dei punti di forza. L’analisi di Romina Galleri, economista della direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo.

Genova - Il rallentamento della congiuntura mondiale farà sentire i propri effetti sulle regioni del Nord-Ovest che hanno nell’export uno dei punti di forza. Dopo averne favorito la buona performance degli ultimi quattro anni, saranno proprio le esportazioni a penalizzare Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. I dati strutturali non lasciano spazio a dubbi: quest’area del territorio italiano si contraddistingue per una propensione all’export alta (35% contro il 29% a livello nazionale) e per un tasso di apertura ai mercati esteri di gran lunga superiore alla media nazionale (68,2% contro 55%). Quasi il 40% dell’export italiano è riconducibile al Nord-Ovest e in particolar modo a Piemonte e Lombardia.

Negli ultimi dieci anni le esportazioni sono aumentate del 24% nel Nord-Ovest, in linea con la media italiana (+25%). Le singole regioni hanno fatto registrare tassi di crescita differenti: +44% la Liguria, +27% il Piemonte, +22% la Lombardia e +4% la Valle d’Aosta. Anche nel 2018 il dato del Nord-Ovest si è rivelato coerente con la media italiana: +3,4% il progresso rispetto al 2017 per il Nord-Ovest e +3,1% per l’Italia.

«Il 2019 sarà un anno di sostanziale stagnazione per l’economia italiana e le regioni del Nord-Ovest non si sottrarranno a questo andamento, mostrando un significativo rallentamento rispetto agli anni precedenti - spiega Romina Galleri, economista della direzione studi e ricerche Intesa Sanpaolo - Le informazioni congiunturali disponibili vanno in questa direzione».

La frenata è dovuta soprattutto agli investimenti, condizionati dall’elevata incertezza presente nei mercati, mentre non sono del tutto rientrati i fattori di incertezza di carattere internazionale, a partire dalla possibilità di una recrudescenza della guerra tariffaria: l’Italia sarebbe infatti uno dei Paesi più colpiti nel caso di imposizione di dazi o quote alle importazioni di auto europee negli Stati Uniti, soprattutto per gli impatti sulla filiera della componentistica italiana.

«Anche uno scenario di Brexit senza accordo, il cosiddetto no-deal, potrebbe avere effetti non trascurabili, soprattutto in alcuni settori come l’alimentare e la farmaceutica, particolarmente esposti su questo mercato», prosegue l’esperta dell’istituto bancario. Secondo le previsioni della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, nel corso del 2019 una ciambella di salvataggio dovrebbe invece arrivare dai consumi che dovrebbero mostrare una migliore tenuta, confermando il ritmo di crescita osservato nel 2018, per poi accelerare nel 2020. La condizione delle famiglie, come segnalato dal livello ancora elevato della fiducia dei consumatori, resta infatti ben impostata, sostenuta dal prosieguo della fase di crescita dell’occupazione e del reddito disponibile, grazie ai recenti incrementi delle retribuzioni contrattuali e agli effetti dell’implementazione del reddito di cittadinanza per i nuclei più poveri.

«Nonostante il rallentamento in corso a livello internazionale, legato ai dazi e alla fase matura del ciclo economico in buona parte dei Paesi, le maggiori opportunità di crescita per le imprese italiane e per quelle del Nord-Ovest continueranno a venire dai mercati internazionali - conclude Galleri - Lo scenario globale è più complesso rispetto al recente passato, ma ancora positivo: secondo le nostre previsioni, la crescita mondiale nel 2019 si manterrà poco sopra il 3%, con punte ancora superiori al 6% in Cina e India. Molto dipenderà dagli esiti dei negoziati in corso tra Cina e Stati Uniti: un accordo sul commercio è in grado di evitare un ulteriore freno agli scambi internazionali».

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