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In dirittura d’arrivo il piano di salvataggio di Astaldi

Milano - È atteso per domani, 13 febbraio, ma si potrebbe sconfinare oltre la mezzanotte, il piano di salvataggio di Astaldi.

Milano - È atteso per domani, 13 febbraio, ma si potrebbe sconfinare oltre la mezzanotte, il piano di salvataggio di Astaldi, arrivando così all’ultimo giorno utile fissato dalla procedura concorsuale richiesta lo scorso 28 settembre. Nel frattempo Fortress ha staccato il famoso assegno da 75 milioni di euro a titolo di prestito triennale, per mantenere in vita il paziente malato, con una cedola trimestrale salata, composta dall’Euribor, pari oggi allo 0,1%, più un margine dell’11,25% il primo anno e del 14,25% per gli altri due, con uno sconto rispettivamente del 6,5 e del 9,5% se «non può pagare».

Era stato annunciato lo scorso 17 dicembre, con la richiesta dell’autorizzazione al Tribunale di Roma, che ha dato il via libera lo scorso 9 gennaio. Un primo finanziamento, a cui ne potrebbe seguire un secondo per un importo di 125 milioni. Ma gli occhi sono puntati sul piano di salvataggio con la regia di Salini Impregilo, fin da subito interessata alle commesse e non alle concessioni della rivale in difficoltà, a cui spetta anche il compito di convincere le banche creditrici. Si tratta di Unicredit, Intesa, Bnp-Bnl, Calyon, Mps, Bper e Banco Bpm, complessivamente esposte per 1,3/1,4 miliardi, il cui via libera è vincolante per la validità del piano stesso. L’esito non è scontato vista la convertibilità in Strumenti Finanziari Partecipativi pari al 20% del loro credito. Se ci stanno si procede con un aumento di capitale fino a 300 milioni per mantenere in esercizio i cantieri e con la liquidazione delle concessioni per ripagare i fornitori, che vantano crediti per oltre 1 miliardo.

La famiglia Astaldi si diluirebbe dal 69% a una percentuale a una cifra, simile a quello di Fidelity Investment, attualmente al 4,29%. Il resto andrebbe a Salini Impregilo, alle banche e al mercato. Resta fuori la Cdp, più volte tirata in ballo, che osserva il dossier ma che, come ha chiarito la Corte dei Conti, non può «rilevare imprese private in difficoltà» o «impegnarsi nella creazione di un Fondo Salva Imprese». Da sciogliere anche il nodo dei numerosi piccoli obbligazionisti a cui le banche hanno piazzato titoli in scadenza nel 2021, per un controvalore di 750 milioni, e nell’anno successivo per altri 140 milioni. In questo quadro la Borsa ha reagito senza eccessi, penalizzando Astaldi (-1,32% a 0,71 euro) e promuovendo Salini Impregilo (+1,07% a 1,88 euro), ma i grandi movimenti sono attesi per domani.

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