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Mps torna all’utile, ma è costretta a rivedere i target del piano di ristrutturazione

Milano - L’istituto ha specificato che, comunque, le stime «presentano valori di ratios patrimoniali al di sopra dei requisiti regolamentari».

Milano - Mps ha chiuso in utile il primo anno interamente trascorso sotto il controllo dello Stato, socio al 68,25% dall’estate 2017, quando l’Unione europea ha dato il via libera all’intervento pubblico per il salvataggio della banca. L’istituto senese ha archiviato il 2018 con profitti per 279 milioni, contro la perdita da 3,5 miliardi dell’anno precedente. Anche se i conti stanno tornando in ordine, Montepaschi ha rivisto al ribasso gli obiettivi del Piano di ristrutturazione, che prevedevano utili a 600 milioni nel 2019 e a 1,2 miliardi nel 2021. La banca attribuisce la colpa al rialzo dello spread, al calo del Pil e anche alle indicazioni della Bce in tema di requisiti Srep.

L’istituto ha specificato che, comunque, le stime «presentano valori di ratios patrimoniali al di sopra dei requisiti regolamentari». Una revisione dei target può rappresentare per Siena una complicazione di non poco conto. A differenza degli altri istituti, che possono fare tutto in casa loro, nel caso in cui Montepaschi fosse costretta a riscrivere il Piano dovrebbe sedersi al tavolo insieme al Tesoro e all’Unione europea, con tutti gli inciampi procedurali e politici che questo comporta. Siena non pare invece preoccupata più di tanto dalla richiesta di Francoforte di una copertura totale dei crediti deteriorati entro il 2026. «Non prevediamo nessun impatto significativo sul periodo del piano di ristrutturazione - ha detto il cfo di Mps, Andrea Rovellini - anche se permane una incertezza sulla realizzazione dei requisiti patrimoniali a partire dal 2022». I conti della banca senese indicano ricavi a 3,3 miliardi, in calo nel 2018 del 18,3%, e un rallentamento nel quarto trimestre, chiuso con un risultato netto negativo per circa 101 milioni di euro, contro l’utile da 91 milioni del trimestre precedente. Fra i dati in frenata, anche quello relativo alla raccolta, che a fine 2018 è stata di 187 miliardi, 6,3 miliardi in meno da settembre. Nello stesso periodo i conti correnti sono scesi di 2,6 miliardi. Positivo, invece, l’andamento dei crediti deteriorati netti, che a fine 2018 erano 7,9 miliardi di euro, in flessione di 6,9 miliardi rispetto al dicembre 2017 e di 600 milioni rispetto a settembre. Al 31 dicembre il Cet 1 Ratio di Mps era al 13,7% (14,8% a fine 2017), cioè 370 punti base in più rispetto allo Srep 2019.

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