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Libia nel caos, le milizie rompono la tregua Onu

Tripoli - Le milizie rivali sono tornate scontrarsi a Tripoli, segnando un’interruzione nella tregua siglata sotto l’egida Onu. Ci sono stati morti, almeno due.

Tripoli - Le milizie rivali sono tornate scontrarsi a Tripoli, segnando un’interruzione nella tregua siglata sotto l’egida Onu. Ci sono stati morti, almeno due. E si sono visti anche i blindati a Qasr Ben Qashir, nel settore meridionale della capitale, dove le milizie rivali si erano scontrate per settimane fino a settembre scorso. Le fazioni armate sono impegnate in una lotta di influenza per dominare la capitale e controllare le istituzioni e la ricchezza del Paese, nel caos dopo la caduta del regime di Gheddafi nel 2011. Ma il ”cessate il fuoco” era riuscito a reggere finora.

Nelle ultime ore la Settima Brigata (la Kaniyat) è tornata a incrociare le armi con la Forza di protezione di Tripoli, il cartello di quattro milizie fedeli al governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Serraj. «Gli scontri hanno causato la morte due persone e diciassette feriti, tanto civili che miliziani», ha riferito una fonte del ministero della Salute, secondo l’agenzia Reuters. E il bilancio potrebbe essere più pesante perché in alcune zone ancora non c’è accesso visto che mancano le condizioni essenziali di sicurezza. L’Onu ha messo in guardia contro ogni violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Intanto le forze sotto il comando del maresciallo Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, hanno lanciato un’operazione militare per «ripulire il sud del Paese da jihadisti e criminali», ha spiegato il portavoce, Ahmad al Mesmari.
L’obiettivo, ha aggiunto, sono i gruppi associati alla jihad internazionale che agiscono nella strategica regione, dove convergono le frontiere di Algeria, Niger e Ciad.

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L’offensiva ha lo scopo di eliminare le bande criminali, le cellule dell’Isis e anche le mafie impegnate nel contrabbando di persone in Africa sub-sahariana, «un problema internazionale». L’annuncio di Al Mesmari arriva appena 24 ore dopo che l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamè, ha visitato per la prima volta la zona. «Ci sforzeremo nella mediazione e ricorreremo alle sanzioni se necessario, perché ci siano cambiamenti reali» nell’ambito della sicurezza, ha aggiunto Salamè. L’inviato Onu ha anche duramente criticato la situazione dei giacimenti di Sharara e Al Fil, bloccati dalle milizie dallo scorso dicembre. I ribelli chiedono una paga migliore e maggiori investimenti nella regione, che ritengono sia abbandonata sia dal governo sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli che da quello che tutela il maresciallo Haftar a Tobruk. Le frontiere con Niger, Algeria e Ciad, la regione meglio nota come Fezzan, è anche il principale punto di connessione con il Mediterraneo per i contrabbandieri di armi, combustibile e anche esseri umani. Le violenze si sono riaccese nelle ultime settimane con scontri tra i gruppi islamisti armati e le forze fedeli al maresciallo Haftar, che tenta di controllare la zona.

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