SERVICES

Quei segnali lasciati cadere dal teatro delle liti interne / IL COMMENTO

Genova - Non c’è davvero nulla di cui il territorio possa essere orgoglioso nelle vicende che hanno portato Banca Carige, primo caso in Italia, a essere commissariata dalla Bce. Volendo sfogliare la storia recente della Cassa di Risparmio ci si rende conto che i capitoli a disposizione sono sostanzialmente due

Genova - Non c’è davvero nulla di cui il territorio possa essere orgoglioso nelle vicende che hanno portato Banca Carige, primo caso in Italia, a essere commissariata dalla Bce.

Volendo sfogliare la storia recente della Cassa di Risparmio ci si rende conto che i capitoli a disposizione sono sostanzialmente due. Il primo, quello dell’era Berneschi, è oggetto di procedimenti penali già sfociati in pesanti condanne. Il secondo, quello iniziato con la discesa in campo della famiglia Malacalza, si è chiuso ieri con l’inevitabile irruzione della vigilanza europea. Inevitabile perché arrivata al termine di una lunga serie di segnali, ammonimenti, richiami scritti rivolti a una banca che in quattro anni ha fatto parlare di sé più per la litigiosità interna che per la disponibilità a risolvere i propri, gravi problemi. Tre amministratori delegati sfiduciati, il quarto sostanzialmente sconfessato in assemblea tre mesi dopo la sua nomina, cause miliardarie intraprese contro fondi di investimento ed ex amministratori, per non parlare delle dimissioni dei singoli consiglieri, di cui si fa quasi fatica a tenere il conto. Tutto ciò mentre Bankitalia e Bce non smettevano un attimo di mettere in guardia Carige dai pericoli imminenti. Vengono in mente, oggi, le parole rivolte da Pietro Modiano e Fabio Innocenzi ai soci il giorno del clamoroso “no” all’aumento di capitale: «Stiamo attenti, perché se scegliamo questa strada non succederà nulla di buono». A quali scenari si riferissero, ora è chiaro a tutti.

L’invidiabile ostinazione con la quale il primo azionista ha cercato difendere le proprie posizioni di fronte a Bce e Tesoro è, probabilmente, figlia di un investimento-monstre (oltre 420 milioni il prezzo pagato dai Malacalza per tenere a galla Carige) che negli anni si è rivelato insufficiente a risollevare la banca dal baratro. Ma rappresenta anche il limite di un istituto troppo in lite con se stesso per risultare affidabile agli occhi dell’inflessibile controllore di Francoforte.

La sottrazione di Carige al controllo dei propri azionisti è, in fin dei conti, l’epilogo drammatico - ma obbligato - di una serie di errori e debolezze accumulati fra un aumento di capitale e l’altro.

La sola notizia positiva, per Carige, è la conferma di Modiano e Innocenzi nel nuovo ruolo di commissari. Una scelta non scontata, che premia l’indipendenza dei due manager e la loro volontà di mettere al riparo la banca dallo scenario peggiore.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››