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Vertici Carige e Malacalza: doppio canale con Bce

Genova - Oggi sarà il primo giorno in Borsa della Carige uscita dall’assemblea del 22 dicembre, in uno scenario in parte non atteso, benché ce ne fossero state le avvisaglie - e cioè il mancato via libera all’aumento di capitale da 400 milioni di euro determinato dall’astensione al voto di Malacalza Investimenti

Genova - Oggi sarà il primo giorno in Borsa della Carige uscita dall’assemblea del 22 dicembre, in uno scenario in parte non atteso, benché ce ne fossero state le avvisaglie - e cioè il mancato via libera all’aumento di capitale da 400 milioni di euro determinato dall’astensione al voto in assemblea dell’azionista più pesante (27,5%), la Malacalza Investimenti, che chiede più dettagli sul piano industriale.

Una decisione che quindi rimanda il dossier dell’istituto ligure nelle mani della Banca centrale europea: perché, ha ricordato l’amministratore delegato di Carige, Fabio Innocenzi, l’allungamento dei tempi concesso da Francoforte - fino al 31 dicembre 2019 per conseguire in maniera stabile l’osservanza dei requisiti patrimoniali - è basato sì dalla sottoscrizione del bond da 320 milioni del Fondo interbancario (Fitd), ma anche dall’aumento di capitale - che quindi dovrebbe passare per l’impegno degli azionisti.

Proprio i vertici Carige hanno contattato lunedì 24 i piani alti della Bce, per certificare il risultato dell’assemblea: come anticipato dal consiglio di amministrazione del giorno precedente, presto ci sarà un vertice de visu a Francoforte per capire le strategie da porre in atto, alla luce del fatto che l’intervento del Fitd (anche) su impulso del governo, ha trasformato il caso Carige in un’operazione di sistema: «La Bce - spiega una fonte finanziaria - ha in sostanza la possibilità di dettare le regole su due fronti. Il primo è quello patrimoniale, sul quale al momento c’è una situazione di temporanea tranquillità, perché con la sottoscrizione del bond da parte dello Schema volontario del Fitd la banca risponde ai requisiti Tier 2. Ma non va dimenticato che la vigilanza ha anche poteri decisionali a livello di governance piuttosto ampi».

E nei prossimi giorni, ma c’è chi dice già nelle prossime ore, a entrare nell’ufficio di Ramòn Quintana, direttore generale della divisione Bce incaricata della vigilanza su Carige, ci saranno anche Vittorio, Davide e Mattia Malacalza, interessati loro stessi a tenere un canale diretto con Francoforte.

«La decisione della Malacalza Investimenti mette di nuovo la palla nelle mani della Bce - conferma a Bloomberg Robert Baron, partner della società di investimento DeltaHedge -. Penso che Francoforte costringerà la banca a fare qualcosa, ma non vedo pericoli di risoluzione. Di certo questa nuova svolta negli eventi colpisce la credibilità dell’istituto ligure». Ora una delle soluzioni cui guardano tutti è l’accelerazione verso la fusione con un nuovo istituto. Tornano anche i rumors di una possibile Opa, dei Malacalza o di un fondo internazionale tra quelli che già in passato si erano affacciati.

Oggi la giornata di Borsa darà indicazioni sulla situazione di Carige, ma la sicurezza temporaneamente garantita dal Fitd e il valore del titolo intorno 0,0015 euro rendono, limitatamente al fronte azionario, piuttosto attendisti gli investitori, preoccupati invece di ridare al più presto stabilità all’istituto e certezze di lungo periodo. Per questo a Natale i piccoli azionisti hanno spedito due lettere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al premier Giuseppe Conte, per chiedere di intervenire nella complessa vicenda.

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