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La Grecia prova a rialzare la testa dopo il tracollo / FOCUS

Milano - La disoccupazione si è stabilizzata al 19,5% dopo aver toccato punte del 28% nel 2013.

Milano - Il 18 dicembre il Parlamento greco ha approvato la legge Finanziaria per il 2019, che non solo ha ricevuto un giudizio positivo da parte della Commissione Ue (a differenza di Italia, Francia e Spagna) ma che è stata anche la prima dopo che il Atene è uscita, lo scorso agosto, dal suo terzo e ultimo bailout.

La Grecia oggi è un Paese profondamente diverso rispetto a quello del 2009, quando l’allora premier George Papandreou dichiarò che i suoi predecessori avevano falsato i bilanci. L’economia ha perso per strada circa un quarto della sua attività e molti cittadini sono scivolati sotto la soglia della povertà. Tuttavia, qualche barlume di luce in fondo al tunnel inizia a intravedersi, perlomeno nei numeri dell’economia: la crescita del Pil, nel 2018, sfonderà il muro del 2%, arrivando al 2,3% nel 2019. La disoccupazione, secondo l’ente di statistica greco Elstat, era a maggio al 19,5%, dopo aver toccato punte del 28% nel 2013. Il rapporto tra debito e Pil, secondo l’Ocse, tra un anno e mezzo dovrebbe scendere sotto la soglia del 170%, arrivando al 168,3%, con un avanzo primario di bilancio del 4,5%.

Atene ha visto anche ripartire l’export, che cresce a ritmi del 5% annuo, ma entro il 2019 si prevede che anche la domanda interna salga del 2,9%, così come la spesa pubblica, destinata a espandersi dopo i pesantissimi tagli degli ultimi anni. Il turismo, settore fondamentale dell’economia ellenica, quest’anno supererà i 30 milioni di visitatori, un record.

Nell’ultimo decennio però, durante il quale più di 260 miliardi di euro sono stati dati in prestito ad Atene dalla Bce, dai partner europei e dal Fondo Monetario Internazionale, sono stati devastanti per gran parte della società greca, in particolare per le fasce più deboli che oggi sopravvivono con stipendi e pensioni di poche centinaia di euro.

La disoccupazione, dopo aver raggiunto il picco del 27,5% nel 2013, oggi è ancora al 21%, il valore più alto tra i Paesi dell’Unione Europea. Circa la metà dei giovani sotto i 24 anni non ha un lavoro, così come gli over 50. Negli ultimi quattro anni i salari hanno subito contrazioni fino al 40%: lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, mentre la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Durissimi sono stati i tagli alle pensioni: ben 13 riduzioni, uno dopo l’altro. Il quattordicesimo è stato ritirato dal premier Tsipras in questi giorni. Il tutto a fronte di un’imposizione fiscale sempre più alta. Si calcola che il potere d’acquisto delle famiglie sia diminuito in una forbice che va dal 25 al 35%. Il rischio di povertà e di esclusione sociale riguarda oggi il 35% della popolazione, contro il 23% medio degli altri Paesi europei. Un studio realizzato dall’Unione Europea fissa al 22% la popolazione greca che si trova in situazione di “grave povertà”, vale a dire non in grado di far fronte a mutui, prestiti, perfino spese per il riscaldamento e per le cure mediche. Soltanto nel 2017, 130mila persone hanno rinunciato all’eredità di immobili perché non potevano permettersi di pagare le tasse su quei beni. Nel 2016 erano stati 54mila, in aumento del 50% rispetto al 2015. Così chi può fugge all’estero: negli ultimi anni oltre 500mila greci (su un totale di circa 11 milioni) sono emigrati, soprattutto giovani e laureati.

Sotto molti aspetti, dunque, la situazione è ancora grave e soprattutto delicata. Tutto deve andare per il verso giusto, anche a livello internazionale, affinché Atene non sprofondi nuovamente nella crisi.

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