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Consob, il pressing dei grillini investe Conte

Roma - Appena sei giorni fa è avvenuto qualcosa che ha rischiato di perdersi nel fumo della rissa prenatalizia sulla manovra. Il 21 dicembre un pugno di parlamentari del Movimento 5 Stelle ha fatto partire una serie di tweet per chiedere l’immediata nomina alla Consob di Marcello Minenna

Roma - Appena sei giorni fa è avvenuto qualcosa che ha rischiato di perdersi nel fumo della rissa prenatalizia sulla manovra. Il 21 dicembre un pugno di parlamentari del Movimento 5 Stelle ha fatto partire una serie di tweet per chiedere l’immediata nomina alla Consob di Marcello Minenna, ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, figura da sempre considerata aderente al dna del Movimento. I tweet si assomigliano tutti. Scrive Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia: «Consob, ora il cambiamento. Rinviare non va bene. Abbiamo un candidato credibile, autorevole, competente e indipendente anche chi lo voleva prono al potere. #Minenna».

Seguono la presidente della commissione Esteri Marta Grande, il senatore Elio Lannutti (il più agguerrito di tutti), e altri tra i quali il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, e l’ex deputata, oggi consigliera regionale, Roberta Lombardi, una che se parla morde ancora. Non scrive nulla, per eleganza, Carla Ruocco, presidente della commissione Bilancio e principale sponsor di Minenna. Non parla perché tutti sanno del rapporto stretto con il candidato, e perché se parlasse lo farebbe senza sconti. Con un bersaglio preciso, il premier Giuseppe Conte. Sono troppi, i grillini, per pensare a una coincidenza non organizzata. Abbastanza per poter parlare di una fronda in pressing su Conte. Troppo simili i toni e le parole scelte per dubitare di una insofferenza ormai al limite di 5 Stelle accomunati da un atteggiamento critico verso la linea di Luigi Di Maio. Gli hashtag parlano chiaro: assieme al nome di Minenna, vengono chiamati in causa, soprattutto da Lombardi e Lannutti, il premier e il capo politico grillino.

Quello stesso giorno, venerdì, a fornire l’occasione per scatenare la batteria dei parlamentari contro Conte e le sue resistenze è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti: «È da un po’ di tempo che la Consob non ha il vertice. E sarà il caso che venga fatto». Su Minenna però il numero due del Carroccio si limita a dire: «L’indicazione spetta al presidente del Consiglio, di concerto con il presidente della Repubblica». Sa bene, Giorgetti, cosa si agita nella pancia del M5S. Da settimane i grillini rivendicano la nomina dell’ex assessore, già dipendente della Consob. La presidenza è vacante dal 13 settembre, giorno delle dimissioni di Mario Nava, silurato dai gialloverdi. A metà novembre, M5S e Lega, dopo lunghe trattative che coinvolgono a incastro tutte le altre nomine, giungono a un accordo su Minenna. Ma i 5 Stelle non si fidano. Pensano che attraverso Giorgetti, anche il Carroccio voglia boicottare il candidato.

Di sicuro, sono convinti che dietro Conte ci sia tutta una linea di resistenza che parte dal Colle, passa da Bankitalia e arriva alla Banca centrale europea. Istituzioni che sarebbero contrarie a Minenna anche in virtù di recenti paper e pubblicazioni che propongono una rivoluzione nelle politiche monetarie della Banca centrale europea e degli istituti centrali. Il perfetto profilo per il governo sovranista non piacerebbe innanzitutto a Conte e ai suoi consiglieri. Mentre il Quirinale è stato chiaro nel suo richiamo al rispetto dell’indipendenza delle authority. Sta di fatto che da oltre tre mesi la Consob, la commissione che vigila sulle società quotate e la Borsa, è rimasta senza testa.

La corsa di Minenna, di conseguenza, si è indebolita a favore di altri nomi, come Mirella Pellegrini, docente della Luiss, Enea Franza, interno alla Consob, Alberto Dell’Acqua, in quota leghista, e ancora: Donato Masciandaro, economista allievo di Mario Monti. Un nome, quest’ultimo, che ha spinto Lannutti a definire il presidente del Consiglio in maniera inequivocabile: «Il candidato è Minenna e non Masciandaro, gradito a Bankitalia e ai poteri marci. A che gioco sta giocando il premier a contratto, Giuseppe Conte?» .

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