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Carige, via libera al “piano bond”

Genova - Il salvagente del sistema bancario cinge Carige. L’istituto ligure compie il giro di boa in queste ore, mentre l’assemblea dello Schema Volontario del Fondo Interbancario mette al voto l’operazione di salvataggio che prevede la sottoscrizione di un’obbligazione da 320 milioni

Genova - Il salvagente del sistema bancario cinge Carige. L’istituto ligure compie il giro di boa in queste ore, mentre l’assemblea dello Schema Volontario del Fondo Interbancario mette al voto l’operazione di salvataggio che prevede la sottoscrizione di un’obbligazione da 320 milioni che dovrà essere rimborsata a valle dell’aumento di capitale da 400 milioni che sarà varato in primavera. Le condizioni del bond sono state deliberate ieri cda di Carige «all’unanimità», precisa una fonte del Secolo XIX -the MediTelegraph. Il rendimento annuo è del 13%, la durata 10 anni, ma con i soldi della ricapitalizzazione il Fondo Interbancario dovrà essere rimborsato nella misura più ampia possibile in primavera. La complicata operazione - obbligazione “ponte” più aumento di capitale - serve a ripristinare i requisiti patrimoniali che Carige, sorvegliata dalla Bce, non rispetta da inizio 2018. Per statuto il Fondo Interbancario (di cui lo Schema Volontario è il braccio operativo) non può detenere più del 49,9% di una banca. Poiché Carige capitalizza in Borsa poco più di 100 milioni, occorre che gran parte del bond da 320 milioni venga rimborsato, perché se una parte grande dovesse essere convertita in azioni a causa della scarsa adesione all’aumento il Fondo si ritroverebbe con una quota di Carige maggiore di quella permessa dallo statuto. Sull’esito positivo del voto dello Schema oggi c’è ottimismo. Molti grandi istituti hanno già fatto sapere che faranno la loro parte, da Intesa Sanpaolo a Unicredit. Crédit Agricole aderirà, ma ha chiesto di capire quali saranno i riflessi sulla governance di Carige nel caso in cui il Fondo Interbancario si trovasse a controllarla. Le perplessità di Crédit Agricole sono condivise da altre banche e riguardano anche la riuscita dell’aumento di capitale. Il rischio che il Fondo Interbancario si ritrovi ad avere il controllo di Carige c’è, anche perché per ora non sono chiare le intenzioni dei grandi azionisti di Carige. Il Fondo sottoscriverà 320 milioni e li verserà già oggi, mentre per decidere se sottoscrivere almeno parte degli 80 milioni di bond offerto loro i grandi azionisti di Carige avranno tempo sino al cda che determinerà le condizioni dell’aumento. La famiglia Malacalza, Gabriele Volpi e Raffaele Mincione ancora non hanno preso posizione. Interpellata a questo proposito, Malacalza Investimenti, primo azionista con il 27,5%, non commenta. Da quanto ricostruito, Volpi (9%) e Mincione (5,4%) attendono le mosse dei Malacalza prima di decidere se sottoscrivere.

Il consiglio d’amministrazione di ieri ha inoltre deliberato la cessione del portafoglio crediti Utp (incagli) per 366 milioni e la cessione di un portafoglio di sofferenze per 900 milioni mediante cartolarizzazione assistita da Gacs. Il board ha poi disposto che il piano industriale che sarà varato nel primo trimestro 2019 venga elaborato con una «doppia visione», comprendente «gli effetti di una aggregazione/alleanza».

PREZIOSI SALDA IL DEBITO

Intanto Enrico Preziosi, proprietario del Genoa, ha saldato il debito di 81 milioni che aveva nei confronti della banca: «Abbiamo firmato oggi, con largo anticipo, estinguendo il nostro debito da 81 milioni e pagando la Carige, che come tutti sanno ha grande bisogno di denaro in questo periodo», annuncia Preziosi.

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