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Jehl (ArcelorMittal): «Ecco come rilanceremo gli stabilimenti Ilva a Genova e Novi»

Genova - «Lo sto imparando parlando con i miei colleghi». Matthieu Jehl, ad di ArcelorMittal Italia, nuovo nome dell’Ilva venduta alla multinazionale, parla un buon italiano senza aver preso un’ora di lezione.

Genova - «Lo sto imparando parlando con i miei colleghi». Matthieu Jehl, ad di ArcelorMittal Italia, nuovo nome dell’Ilva venduta alla multinazionale, parla un buon italiano senza aver preso un’ora di lezione. «Se vuoi integrarti davvero in un Paese non puoi farlo parlando inglese», dice. In questa intervista esclusiva al Secolo XIX, Jehl racconta come sarà rilanciata la produzione degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, che da gennaio saranno alimentati anche da coils prodotti dal gruppo a Fos sur Mer, e perché sbaglia chi ha paura di ArcelorMittal.

Cosa ha imparato degli italiani dopo 15 mesi di negoziato per comprare Ilva?
«Che i lavoratori sono resilienti e coraggiosi: per sei anni hanno lavorato in condizioni difficili e ora dimostrano di avere il coraggio di affrontare il cambiamento. Con le autorità abbiamo lavorato sempre in un clima di fiducia e rispetto, anche quando non eravamo d’accordo».

Resta il dubbio che ArcelorMittal abbia comprato Ilva per “mangiarsi” un concorrente o per evitare che la comprasse un altro gruppo.
«Basta prendere una cartina e guardare dove era presente ArcelorMittal prima e dove è adesso. L’Italia è il secondo mercato d’Europa per l’acciaio e noi non eravamo presenti. Il nostro interesse è assolutamente industriale e strategico, lo conferma il fatto che investiamo oltre 4 miliardi. Intendiamo produrre acciaio italiano per il mercato italiano».

Potevate vendere in Italia acciaio prodotto altrove.
«Non è la stessa cosa, non ha la stessa scala industriale».

A Taranto molti volevano la chiusura dell’Ilva. A Genova e Novi la popolazione desidera invece che la produzione sia florida e offra occupazione. In fabbrica a Cornigliano lei ha menzionato possibili «investimenti aggiuntivi» per Genova: può anticipare quali? «Genova e Novi hanno un ruolo fondamentale. Su questi impianti investiremo 150 milioni nei prossimi cinque anni: tutta la produzione sarà rilanciata, così come la manutenzione. Parliamo di decine di milioni di euro l’anno».

Ma oltre ai 150 milioni da piano, avete altri progetti?
«È presto per parlarne. Iniziamo a realizzare gli interventi del piano industriale e poi vediamo. Vedremo come evolve il mercato».

In attesa del recupero di Taranto, intendete alimentare gli impianti ex Ilva del Nord con i coils prodotti a Fos sur Mer? Da quando?
«Già a gennaio arriveranno 20-25mila tonnellate di coils di Fos a Genova Cornigliano, poi saliremo a 40mila tonnellate al mese, per complessive 500mila tonnellate nel 2019».

Quali sono i primi investimenti che realizzerete sugli impianti di Cornigliano e Novi Ligure?
«Dobbiamo intervenire sulla sicurezza (norme anticendio) e poi una serie di manutenzioni su tutti gli impianti: decatreno, zincature e banda stagnata».
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