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Metodo Trump: è davvero sovranismo? / ANALISI

Milano - Le recenti consultazioni elettorali potrebbero frenare (in parte) le politiche aggressive della Casa Bianca.

Milano - Con il suo “America first” Donald Trump è stato il primo esponente dei cosiddetti sovranismi a riportare un grande successo e, proprio perché il primo a riportare una vittoria nelle urne, è stato anche il primo a dover fare i conti con la riscossa dell’opposizione che ha riportato un successo parziale nelle elezioni Midterm. Il fatto che i Democratici abbiano ottenuto il controllo della Camera dei Rappresentanti cambia significativamente le carte in tavola e negli ultimi due anni del suo mandato il presidente degli Stati Uniti incontrerà molte più difficoltà nel far passare le proprie politiche. «Credo che potrebbero emergere due scenari nell’interazione tra la leadership democratica alla Camera e l’amministrazione Trump - afferma Kenneth J. Taubes, responsabile degli investimenti di Amundi negli Stati Uniti - Il primo scenario vede la progressiva affermazione di un governo diviso, che porterà all’emanazione di un numero irrisorio di leggi significative. Nella seconda ipotesi, costruttiva, esistono punti di contatto tra Trump e la leadership democratica alla Camera». Secondo l’esperto della casa francese potrebbe per esempio essere varato un modesto programma di spesa per le infrastrutture compreso tra 100 e 300 miliardi di dollari; ci potrebbe essere anche una nuova occasione per modificare la riforma sanitaria Affordable Care Act (ACA), visto che i sondaggi indicano che la questione dell’assistenza sanitaria è stata decisiva per la vittoria dei democratici.

Trump inoltre si confronterà su questioni di bilancio con una Camera in mano ai Democratici e non sarà più in grado di guidare la politica fiscale che rientra nell’ambito di competenza della Camera, mentre manterrà una piena autonomia in materia di dazi: «Continuerà dunque ad esserci un’alta probabilità di ulteriori escalation nelle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina con l’imposizione di dazi sui rimanenti 267 miliardi di dollari di esportazioni cinesi negli Usa», prevede Taubes.

Secondo gli analisti di CA Indosuez Wealth Management la situazione europea è decisamente più complicata perché «il Consiglio Europeo è un organismo in balia dei propri rappresentanti, i capi di Stato e di governo dei 28 Paesi membri, che operano perseguendo i propri interessi sovrani senza tener conto dell’interesse comune che in teoria dovrebbero perseguire». Il quadro non è dunque quello di una normale alternanza fra i diversi partiti politici: «Nell’ultimo decennio il Consiglio si è imposto come governo collegiale all’interno della struttura comunitaria, soppiantando di fatto il ruolo esecutivo attribuito dai trattati alla Commissione e le non decisioni assunte hanno aggravato le divisioni tra i vari governi e in alcuni casi, anche all’interno degli stessi». Sul tema dell’immagrazione si è assistito alla prova di forza dei diversi sovranismi, che non possono trovare soluzioni collettive in quanto ognuno dei protagonisti si preoccupa di preservare il proprio specifico interesse politico, scaricando sugli altri partecipanti la soluzione della crisi.

«Il metodo di lavoro applicato alla gestione della crisi migratoria è purtroppo il medesimo attuato nella gestione anche di questioni riguardanti la politica finanziaria dell’Eurozona, come la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm). Il sovranismo è il fattore che più di tutti determinerà l’implosione dell’architettura comunitaria, se non verranno attuate delle scelte politiche differenti, illuminate e sicuramente coraggiose, che le attuali cancellerie non sembrano essere in grado di poter porre in essere», è la preoccupante conclusione di CA Indosuez Wealth Management.

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