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Dalla manovra una stangata da 4 miliardi per assicurazioni e banche

Roma - Mazzata fiscale sul settore finanziario italiano. Le tabelle del documento sulla Manovra inviato a Bruxelles parlano di un impatto complessivo di 4 miliardi di euro a carico di banche e assicurazioni.

Roma - Mazzata fiscale sul settore finanziario italiano. Le tabelle del documento sulla Manovra inviato a Bruxelles parlano di un impatto complessivo di 4 miliardi di euro a carico di banche e assicurazioni, di cui circa 3 per i soli istituti di credito. Una somma che arriva dal rinvio della deducibilità delle svalutazioni e perdite da credito (1 miliardo), dalle svalutazioni per le perdite dai principi contabili spalmate su 10 anni (1,2 miliardi) e da altri `interventi fiscali´ non definiti (forse mancata deducibilità interessi passivi) per 1,2 miliardi. Per le assicurazioni vi sarà la rideterminazione degli acconti sui premi (1 miliardo). Ci sono poi 1,5 miliardi stanziati dal governo a favore dei risparmiatori delle banche fallite ma le risorse dovrebbero arrivare da altre fonti come i conti dormienti o la gara 5G. Per capire la severità delle misure basti pensare che nel primo semestre 2018, che sfruttava l’ancora buona congiuntura e uno spread attorno ai 100 punti, le prime cinque banche nazionali hanno avuto un utile cumulato di 5 miliardi di euro.

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All’Abi, nelle banche e nelle assicurazioni, che pure nei giorni scorsi avevano lanciato l’allarme per gli effetti negativi, non solo sui bilanci ma più in generale su famiglie, imprese e sulla crescita del paese, si è ancora prudenti. Prima di fare stime si resta in attesa di vedere come questi numeri verranno tradotti nelle misure. Così si sono espressi l’a.d di Mediobanca Alberto Nagel e il vice d.g di Abi Giafranco Torriero, mentre il presidente di Generali Gabriele Galateri ha chiesto di «fare attenzione al settore assicurativo» e alla sua importanza. Ma il mercato ha subito reagito. A Piazza Affari, che aveva accolto con sollievo l’approvazione della manovra nei tempi previsti e uno spread sotto i 300 punti, una volta che le misure sono state analizzate si sono registrati scossoni. Il rimbalzo del listino milanese (con un rotondo +2,2%) non è bastato a far brillare i titoli del credito. Intesa è salita dell’1,4% e Generali dell’1,2%, Unicredit dello 0,81% mentre Mps ha chiuso in negativo del 2,4% Bper dello 0,86%, Banco Bpm dello 0,69%. Per le banche italiane si prospettano quindi mesi difficili, nonostante i risultati sulla riduzione delle sofferenze (dimezzate dal picco della crisi a 40 miliardi) e il taglio dei costi raggiunti. Nel secondo semestre si avrà l’impatto della crescita dello spread sul portafoglio dei titoli di stato che, valutato a valori di mercato, eroderà il patrimonio oltre al rallentamento dell’attività economica. Se poi il differenziale resterà alto nei mesi successivi allora questo inizierà a traslarsi sui tassi applicati. Ma un altro pericolo, forse maggiore, è quello degli effetti sull’economia dall’aumento della tassazione sulle banche. Una parte dell’aumento sarà infatti passata ai consumatori e clienti finali via aumento delle commissioni mentre è possibile che si verifichi una stretta del credito erogato generando così un “moltiplicatore negativo” per la crescita.

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