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L’Europa e il caso Napoli: quando lo Stato sovvenziona se stesso/ L’INTERVENTO

Con un comunicato stampa del 20 settembre 2018 la Commissione Europea ha reso noto di essersi pronunciata nei casi SA.36112, presunti aiuti di Stato costituiti da sovvenzioni all’Autorità [di Sistema] Portuale di Napoli e SA.37389 presunti aiuti di Stato.

Con un comunicato stampa del 20 settembre 2018 la Commissione Europea ha reso noto di essersi pronunciata nei casi SA.36112, presunti aiuti di Stato costituiti da sovvenzioni all’Autorità [di Sistema] Portuale di Napoli e SA.37389 presunti aiuti di Stato costituiti dalla asserita ritardata riscossione di canoni demaniali marittimi da parte dell’Autorità [di Sistema] Portuale di Napoli. Le modalità irrituali con cui la Commissione Europea ha preannunciato a mezzo stampa due decisioni suscettibili di modificare in maniera consistente la vita di società ed Enti pubblici, consentono di svolgere alcune considerazioni generali evitando per una volta l’ipocrisia del “le decisioni non si discutono ma si impugnano”.

In linea generale la posizione della Commissione Europea è ferma nel ritenere che “qualsiasi entità che eserciti un’attività economica, a prescindere dallo status giuridico e dalle sue modalità di finanziamento, può essere considerata un’impresa ai fini del diritto UE sulla concorrenza”. Sulla base di questo, discutibile, assunto persino gli Enti non profit e le associazioni sono state considerate imprese e assoggettate alla disciplina sugli aiuti di Stato. La prima pronuncia distingue lo Stato dall’Autorità di Sistema Portuale considerando quest’ultima impresa sovvenzionata quindi assoggettabile alla disciplina degli aiuti di Stato. Viene in considerazione la prospettiva dalla quale la Commissione Europea vede il rapporto tra Stato e Autorità di Sistema Portuale, nonostante il Legislatore abbia da tempo definito natura, obblighi e compiti prima dell’Autorità Portuale poi dell’Autorità di Sistema Portuale.

La Commissione pare non tenere conto del fatto che l’entità che esercita l’attività economica è lo stesso Stato mediante una delle sue varie articolazioni, tanto per fare un esempio i fondi assegnati in conto capitale dallo Stato alle singole Autorità di Sistema Portuale sono depositati su conti infruttiferi presso la Banca d’Italia, a garanzia dei titoli del debito pubblico. La definizione di ente pubblico non economico, di per sé lontana dal concetto di impresa per una serie di motivi portati più volte all’attenzione della Commissione, non vale a separare le Autorità di Sistema Portuale dallo Stato, e d’altro canto l’immedesimazione dell’Autorità di Sistema Portuale nello Stato, quale organo periferico di gestione speciale, è altrettanto chiara e definita entro limiti assai precisi. L’Ente utilizza le risorse trasferite o assegnate dallo Stato per la gestione del territorio, di questa attività effettua un rendiconto annuale di entrate e di uscite, si badi bene non un bilancio civilistico con investimenti e ammortamenti, con obbligo di pareggio. La L. 28 gennaio 1994 n. 84 più volte modificata dispone all’art. 5, comma 8, e sin dalla formulazione originaria, che “spetta allo Stato l’onere per la realizzazione delle opere nei porti di cui alla categoria I e per la realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei porti di cui alla categoria II, classi I e II.


Le Regioni, il Comune interessato o l’Autorità di Sistema Portuale possono comunque intervenire con proprie risorse, in concorso o in sostituzione dello Stato, per la realizzazione delle opere di grande infrastrutturazione nei porti di cui alla categoria II, classi I e II”. Il successivo comma 9 determina i limiti di intervento elencando le opere di grande infrastrutturazione nei porti, “sono considerate opere di grande infrastrutturazione le costruzioni di canali marittimi, di dighe foranee di difesa, di darsene, di bacini e di banchine attrezzate, nonché l’escavazione e l’approfondimento dei fondali”, i bacini del porto di Napoli sono dunque compresi. Lo Stato provvede ad erogare i fondi mediante apposite leggi finanziarie. La conformità delle norme citate all’Ordinamento UE non è mai stata messa in discussione, così come mai sono state messe in discussione le singole leggi che hanno disposto sovvenzioni dallo Stato alle Autorità [di Sistema] Portuale, in particolare la L. 30 novembre 1998, n. 413 “Rifinanziamento degli interventi per l’industria cantieristica ed armatoriale ed attuazione della normativa comunitaria di settore” e la L. 1 agosto 2002, n. 166 “Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti (Collegato alla finanziaria 2002)”. In estrema sintesi lo Stato ha assegnato risorse per attività pianificate nel rispetto della normativa vigente generale, finanziaria e speciale da utilizzare per la realizzazione di opere di grande infrastrutturazione di proprietà del medesimo Stato e amministrate da un organo periferico, l’Autorità [di Sistema] Portuale.

La seconda considerazione riguarda gli effetti della presa di posizione della Commissione Europea rispetto alla, da alcuni auspicata da altri fortemente osteggiata, modifica della natura delle Autorità di Sistema Portuale da ente pubblico non economico ad ordinamento speciale a ente pubblico economico o a società per azioni, ad azionariato pubblico o misto pubblico-privato. Le riflessioni che precedono circa l’identità effettiva e sostanziale tra Stato ed Ente verrebbero certamente ed indiscutibilmente meno con l’istituzione di un soggetto, distinto e separato dallo Stato, la cui natura imprenditoriale e di conseguenza economica ne costituisce elemento essenziale. In ognuna delle suddette ipotesi la Commissione Europea avrebbe una strada spianata nel dichiarare superato il problema dell’assoggettabilità o meno alla disciplina degli aiuti di Stato delle sovvenzioni alle Autorità di Sistema Portuale, vista la natura evidentemente imprenditoriale dei nuovi soggetti, con il conseguente assoggettamento al regime tributario delle imprese, l’ingresso nel mercato e la perdita dei poteri pubblici e regolatori parziale, nel caso di ente pubblico economico, o totale, nel caso di società per azioni ad azionariato pubblico o misto pubblico-privato. L’effetto del ribaltamento dei maggiori costi, in termini di aumento dei tributi, sulla merce e sull’utenza è difficilmente quantificabile, ma certamente tale da porre il sistema Paese fuori dai mercati in un momento in cui al deficit competitivo concorre l’insufficienza infrastrutturale. Sulla portualità italiana si stanno addensando da più parti enormi perturbazioni che rischiano di risultare in una tempesta perfetta.

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