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Banca Carige, bond da 200 milioni allo studio del cda

Genova - Un nuovo piano di conservazione del capitale entro la fine di novembre e il ripristino dei requisiti patrimoniali entro l’anno. Per l’appena nominato cda di Carige i tempi dettati dalla Bce (e resi perentori dalla lettera recapitata da Francoforte alla banca il 14 settembre) sono davvero stretti.

Genova - Un nuovo piano di conservazione del capitale entro la fine di novembre e il ripristino dei requisiti patrimoniali entro l’anno. Per l’appena nominato cda di Carige i tempi dettati dalla Bce (e resi perentori dalla lettera recapitata da Francoforte alla banca il 14 settembre) sono davvero stretti. C’è da invertire la rotta portata avanti dall’ex ad Paolo Fiorentino e contestata dal primo azionista Malacalza, ma c’è soprattutto una decisione da prendere in merito all’obbligazione subordinata annunciata a inizio anno e mai piazzata sul mercato. Si tratta di un bond da 200 milioni – e non 350 come inizialmente ipotizzato – di vitale importanza per la continuità aziendale, che potrebbe essere in parte sottoscritto dalla famiglia Malacalza. Meno probabile, secondo la maggioranza degli analisti, il ricorso ad un nuovo aumento di capitale, che in questa fase è reputato «evitabile». «In ogni caso, bond o aumento, l’impegno assunto dal primo socio al termine dell’assemblea sembra andare nella direzione di un sostegno incondizionato alla banca», faceva notare ieri una fonte finanziaria.

C’è attesa, intanto, per la riapertura della Borsa. Fra giovedì (giorno dell’assemblea che ha sancito la vittoria della lista Malacalza su quella di Raffaele Mincione) e venerdì a Piazza Affari si sono chiusi 2.343 contratti di compravendita di azioni Carige, una quantità pari a quella registrata normalmente in dieci sedute, per un controvalore totale di 13 milioni di euro. Il titolo giovedì ha perso il 4,5% per chiudere in parità il giorno seguente. «Ci aspettiamo che il trend, sebbene a ritmi ridotti, continui nei primi giorni della settimana – spiega un analista – Molti fra coloro che auspicavano un ribaltone nell’azionariato hanno deciso di vendere. Ma l’attesa maggiore riguarda il ruolo che decideranno di avere Mincione e Gabriele Volpi nelle prossime settimane». Considerazioni che non sembrano turbare il presidente Pietro Modiano: «Non siamo sprovveduti, sappiamo quello che c’è da fare – ha ribadito l’ex numero uno di Sea parlando con i giornalisti – e siamo consapevoli di avere il sostegno dell’azionista».

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