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Fondi a terroristi, paradisi fiscali: Genova nel mirino

Genova - Il primato è stato raggiunto nel corso del 2017: la Liguria è nella lista nera italiana delle segnalazioni per operazioni in odore di finanziamento del terrorismo. Genova, insieme a Savona e Imperia, guidano la classifica

Genova - Il primato è stato raggiunto nel corso del 2017: la Liguria è nella lista nera italiana delle segnalazioni per operazioni in odore di finanziamento del terrorismo. Genova, insieme a Savona e Imperia, guidano la classifica, con una media di oltre 70 segnalazioni ogni 100mila abitanti, il livello massimo del rapporto elaborato da Bankitalia. Solo a Genova, nel corso dell’anno scorso, enti e professionisti investiti di questa responsabilità hanno inviato alla Banca d’Italia qualcosa come 1.551 alert, ovvero più di quattro al giorno.

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Ma non è l’unico dato significativo dell’ultimo rapporto dell’Uif (Unità di informazione finanziaria per l’Italia). Le province liguri sono “sorvegliate speciali” su almeno altre due fronti: le movimentazioni finanziarie da e verso paradisi i fiscali, e sull’utilizzo di contante, considerato un elemento di criticità, possibile spia di vari reati.


LIGURIA TERRA DI RICICLAGGIO

La premessa da fare, spiega una qualificata fonte inquirente, è che «non tutte le segnalazioni si traducono in effettive notizie di reato». In altre parole si tratta di un «dato grezzo», che necessita poi di essere elaborato. Tuttavia, spiega un investigatore impegnato sul fronte antiterrorismo, è possibile che la presenza sul territorio genovese e ligure di «numerose associazioni islamiche», parte delle quali sono state coinvolte a vario titolo in inchieste recenti, abbia potuto attirare l’attenzione della Banca d’Italia. Una di queste indagini, coordinate dal sostituto procuratore Federico Manotti, aveva portato a indagare alcuni imam, e a circoscrivere una serie di movimentazioni sospette verso l’estero effettuate attraverso Money Transfer. Va anche specificato un altro punto: i numeri Bankitalia sono relativi, non assoluti, dunque l’“anomalia” genovese e ligure va letta in rapporto alla popolazione (regioni popolose come la Lombardia hanno un numero di segnalazioni più alte, in termini assoluti).

Ci sono però altri due campanelli d’allarme, lanciati da Palazzo Koch: la Liguria è una zona rossa per quanto riguarda i reati economici. Un dato già desumibile da varie inchieste sui vari leaks di dati bancari internazionali (vedi articolo a fianco), e che trova un’ulteriore conferma in questo dossier: a Genova, come in altre zone della Liguria, esiste un’accumulazione di capitali nascosti al Fisco, conservati in conti offshore, talvolta da parecchie generazioni.

Nella classificazione degli 007 dell’Uif la parte del leone la fa sempre la Svizzera (Paese da cui entrano circa metà delle operazioni sospette e verso il quale ne è diretta una percentuale di bonifici quasi identica), seguita da Hong Kong e Dubai. «Ci stiamo interrogando - spiega un ufficiale della Guardia di Finanza - sull’alto numero di movimentazioni con Paesi a fiscalità a fiscalità privilegiata o non cooperativa. Di sicuro va tenuto conto di due fattori: la vicinanza transfrontaliera, in particolare con il Principato di Monaco, ma anche la dimestichezza nei rapporti con l’estero, non necessariamente illegali, di settori dell’economia che in questa regione sono molto sviluppati. Al netto di questo, parliamo di sicuro di numeri di grande interesse».


CRIMINE ORGANIZZATO E BANCAROTTE

I tecnici di Bankitalia hanno elaborato una piantina dell’Italia, suddivisa a province, che distingue i gradi di rischio a seconda dei colori. Genova è ad altissimo rischio nel campo del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, ha un rischio mediamente basso nell’utilizzo di contanti (Imperia in questo campo, considerato spia dell’evasione fiscale, raggiunge livelli impressionanti rispetto alle altre province liguri, simili a quelli di molti centri del Sud), e un livello di allerta medio alta nell’ambito delle transazioni con Paesi offshore. Qual è la chiave di lettura che spiega questi dati? «Ci sono due possibili interpretazioni, rispetto a questa mole di segnalazioni - illustra Stefano Lunardi, vicepresidente dell’ordine dei commercialisti di Genova e membro della Commissione di studio di categoria dedicata al riciclaggio - da un lato si potrebbe ipotizzare che professionisti e istituti di credito al Nord segnalano tanto e sono più rigorosi, e che l’operatività del contante aumenta in presenza di piccole imprese e utenti anziani.

Dall’altro, questo volume di alert che riguardano Genova e la Liguria si può sostanzialmente spiegare con tre fenomeni: l’incisività del crimine organizzato, che utilizza questi territori per reinvestire capitali sporchi; l’esistenza di diffusi reati legati alle bancarotte, condotte distrattive che portano appunto a una segnalazione; l’alta operatività di realtà come i Compro Oro, che se in alcuni casi vengono segnalati per transazioni che potrebbero ricondurre alla malavita, in altri sono espressione di un momento economico difficile, e della progressiva erosione dei capitali di famiglia».

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