SERVICES

Mincione in campo, cda Carige verso il rinnovamento

Genova - Il tornado Mincione è più forte della bufera Tesauro, in casa Carige. E così quello che tutti aspettavano come il consiglio di amministrazione della resa dei conti tra consiglieri malacalziani e pro-Fiorentino, si trasforma in una presa d’atto lunga quasi sei ore della nuova svolta

Genova - I l tornado Mincione è più forte della bufera Tesauro, in casa Carige. E così quello che tutti aspettavano come il consiglio di amministrazione della resa dei conti tra consiglieri malacalziani e pro-Fiorentino, si trasforma in una presa d’atto lunga quasi sei ore della nuova svolta che dovrà affrontare la banca. Nessuna data è stata deliberata, quello che è certo è che l’assemblea dei soci (che si terrà nella settimana fra il 17 e il 22 settembre) consegnerà al mercato una Carige profondamente rinnovata nella governance. La richiesta di Raffaele Mincione di revocare il board, più volte minacciata prima dell’improvvisa formalizzazione (anticipata ieri dal Secolo XIX ), e le dimissioni di Giuseppe Tesauro, Stefano Lunardi e Francesca Balzani, obbligheranno la banca a dotarsi di un nuovo consiglio, e di un nuovo presidente, alla luce dei nuovi equilibri societari. «Continuiamo a lavorare su quelli che sono i nostri impegni», ha commentato a caldo Giuseppe Pericu, che qualcuno aveva indicato come possibile presidente («non c’entro nulla», ha detto a questo proposito, smentendo la propria disponibilità).

Mentre non hanno trovato spazio, durante i lavori del cda, né la delicata questione della querela per diffamazione annunciata da Fiorentino nei confronti di Tesauro, né il confronto sulla successione di quest’ultimo, il dibattito si è concentrato sui prossimi passi da compiere in previsione dell’assemblea e del completamento del piano industriale. «È evidente – spiega una fonte finanziaria – che Carige si sta trasformando in una sorta di public company. Ed è altrettanto chiaro che la banca che uscirà dalla prossima assemblea non sarà nelle mani di un solo socio». Quasi impossibile, insomma, che la famiglia Malacalza possa continuare ad esprimere la maggioranza assoluta del consiglio.Tra le incognite, la prima è il ruolo di Gabriele Volpi, che in questa fase rappresenta, con il suo 9,9%, l’ago della bilancia dell’azionariato. Appare invece destinato a uscire di scena il mondo cooperativo.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››