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Mincione: «Io antagonista? No, voglio solo aiutare Carige» / COLLOQUIO

«Non è un’azione ostile, né un tentativo di andare in lite. Al contrario: credo che Malacalza abbia bisogno di aiuto, e io sono qui per aiutare tutti gli azionisti, incluso Malacalza».

«Non è un’azione ostile, né un tentativo di andare in lite. Al contrario: credo che Malacalza abbia bisogno di aiuto, e io sono qui per aiutare tutti gli azionisti, incluso Malacalza». Raffaele Mincione parla con voce pacata, da Londra, mentre a Genova è in corso il consiglio di Carige. Una riunione resa ancora più calda dalla richiesta di revoca del board formalizzata dal finanziere romano, socio della banca «con una quota fra il 5,4 e il 9,9%, non mi faccia dire di più», poche ore prima dell’inizio del cda.

«Ho sempre detto che il tempo massimo per arrivare a un’aggregazione sarebbe stato diciotto mesi. Oggi sono convinto che sia necessario accelerare. Bce, Bankitalia e non ultimo il buon senso hanno già tracciato la strada per Carige. Ora spetta a noi portare quest’accelerazione all’interno del board». Difficile, tuttavia, credere che Malacalza accetti passivamente questa richiesta. «Ma parlare di mia ostilità non è corretto – ribadisce Mincione – I problemi mi sembra che li abbia Malacalza, visto che i suoi consiglieri si stanno dimettendo tutti. Io sono in linea con quello che dice da mesi Fiorentino: voglio che Carige arrivi all’aggregazione “col vestito buono”. Ovvero senza liti, e soprattutto con un nuovo cda».

Ma Mincione si candida davvero a diventare un alleato “di governo” di Carige? «Beh, prima dobbiamo capire quale sarà il governo, quale peso ognuno di noi sarà in grado di esprimere alla prossima assemblea. E per capirlo ci vuole tempo. Di sicuro non mi si può definire antagonista, né di Malacalza né di nessun altro. Anzi: se il primo azionista, di cui sinceramente non conosco il progetto, si dimostrerà a favore dell’aggregazione, in me troverà un forte alleato».

Mincione e Malacalza, ad oggi, non si sono mai confrontati. «Alla mia richiesta di un incontro ha risposto l’ex presidente Tesauro, spiegandomi che non c’erano le condizioni. Oggi ho motivo di credere che queste condizioni si siano concretizzate. Il confronto non ha mai fatto male a nessuno: o ci si piace a vicenda, oppure si va ognuno per la propria strada. E alla fine non è escluso che un giorno le strade si incrocino».

Le premesse, come racconta divertito Mincione, non sembrano essere buone: «Il mio è solo un aneddoto, vorrei fosse chiaro. Due o tre mesi fa ho incontrato del tutto casualmente Malacalza in una via del centro di Milano. Ci siamo praticamente sfiorati, è stato un mio collaboratore a indicarmelo. A quel punto l’ho quasi rincorso per presentarmi, lui è stato garbato e gentile e mi ha risposto con un bel sorriso». E poi? «Ha continuato la sua passeggiata…».

Da quel momento i due soci di Carige non si sono più visti, né sentiti. «Ed è strano, perché di solito gli azionisti condividono gli stessi obiettivi. Se ho mai incontrato Gabriele Volpi? No. Ma intendo farlo prima dell’assemblea, mi sembra doveroso nei confronti di un socio così importante».

All’assemblea di settembre Mincione, salvo sorprese, sarà personalmente in platea. Seduto al fianco di chi, è presto per dirlo. «Non mi faccia parlare di “compagni di viaggio”, perché al momento non sono stati concordati intenti con nessuno. Posso solo ripeterle che chiunque sia favorevole all’aggregazione sarà mio alleato. Io sono abituato a non chiudere la porta a nessuno». A proposito di aggregazioni, il socio Mincione ha già pensato a uno scenario ipotizzabile? «I nomi sono i soliti due o tre. C’è Bpm, che ho tanto amato, ci sono Bper e Ubi. Ma non possiamo dimenticare, anche se io sono decisamente nazionalista, le due francesi (Crédit Agricole e Bnp, ndr). Sono riflessioni spontanee, più che idee. Vedremo dove arriveremo, e soprattutto dove arriverà l’ad quando avrà il mandato per portare a termine la fusione».

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