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Carige, Mincione chiede la revoca del cda. E Fiorentino querela Tesauro

Genova - Un’azione legale per difendersi «in ogni opportuna sede giudiziaria» dalle «affermazioni diffamatorie» rilasciate da Giuseppe Tesauro contestualmente alle sue dimissioni da presidente.

Genova - Un’azione legale per difendersi «in ogni opportuna sede giudiziaria» dalle «affermazioni diffamatorie» rilasciate da Giuseppe Tesauro contestualmente alle sue dimissioni da presidente. Paolo Fiorentino, ad di Banca Carige, sceglie la vigilia della riunione del cda per passare al contrattacco dopo la bufera che lo ha investito prima con l’uscita di scena dello stesso Tesauro, poi con quelle dei consiglieri Stefano Lunardi e Francesca Balzani. A provocare la reazione di Fiorentino l’accostamento reputato «offensivo e pretestuoso» con il caso Parnasi-Lanzalone. Il nome dell’ad di Carige, come si ricorderà, era finito nei verbali dell’inchiesta romana a causa di un’intercettazione registrata dai carabinieri, nella quale il costruttore poi finito in carcere, parlando con l’ex manager Unicredit, lo sollecitava così: «Tu fagli fare qualcosa anche a Lanzalone, dagli 50, 30 mila euro di consulenza... fagli fare una cazzata! Costruiamo questo rapporto tondo. Così, quando è il momento...».

Una richiesta mai accolta da Fiorentino, ma, secondo Tesauro, indicativa di un «problema morale» all’interno di Carige: «Le intercettazioni emerse dall’ultima inchiesta su Parnasi - aveva dichiarato al nostro giornale l’ex presidente della Corte Costituzionale - mi hanno convinto che anche un lontano sospetto nei confronti di dipendenti della banca potesse ledere la mia dignità. Ciò a prescindere da qualunque esito giudiziario. Nella mia lettera (di dimissioni, ndr) ho citato quanto apparso nell’informativa ai pubblici ministeri dei carabinieri e riportato dai giornali». E proprio il riferimento allo scandalo romano, più che alle contestazioni sulla «gestione personalistica» della banca («l’amministratore delegato mi ha reso quasi impossibile il lavoro quotidiano. Ricevevo i documenti in ritardo, quando erano necessari giorni per studiare le carte») ha convinto Fiorentino alla querela «a tutela della mia reputazione». Oggi intanto il cda si riunisce in un clima a dir poco incandescente, dopo che il titolo della banca ieri ha perso a Piazza Affari il 2,3%. Il board dovrà, fra l’altro, deliberare la data dell’assemblea chiamata a indicare il successore di Tesauro. Se alcuni consiglieri sono favorevoli al nome di Vittorio Malacalza, altri preferirebbero una personalità super partes come l’ex sindaco Giuseppe Pericu, considerato vicino al primo azionista ma non ostile a Fiorentino.

«L’errore da evitare è isolare l’ad», suggerisce l’azionista Aldo Spinelli, che in questi mesi ha visto la propria partecipazione scendere sotto l’1%. «Fiorentino è protagonista del risanamento della banca, abbandonarlo adesso non avrebbe senso. Carige ha sostenuto l’economia del territorio per anni: vogliamo che riprenda a farlo. Mincione elemento destabilizzante? No, è un socio come gli altri. Ed è giusto che sia ascoltato e tenuto in considerazione». E lo stesso Mincione nella tarda serata di ieri ha formalizzato la richiesta a Bankitalia e Consob di una revisione del cda alla luce dei nuovi equilibri azionari. Un tentativo di pacificazione, quello di Spinelli, che difficilmente sarà ascoltato. La nutrita rappresentanza malacalziana, oramai in aperto conflitto con Fiorentino, è pronta a contestare in consiglio la gestione anche recente dell’istituto, a partire dalla mancata emissione del bond subordinato inizialmente atteso la scorsa primavera. E la notizia della querela contro Tesauro, che della famiglia Malacalza è sempre stato il più alto rappresentante, non contribuirà certamente a raffreddare gli animi.

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