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Ricerca e alta tecnologia, nasce il “competence center” genovese

Genova - Gli altri sette “competence center” riconosciuti dal ministero sono in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Campania.

Genova - Considerato che in molti già scommettevano sul fallimento della sua impresa, il Cnr di Genova oggi può permettersi di esultare. Due mesi fa quando a corsa già cominciata e dopo la sbandata dell’Università di Genova aveva deciso di assumere la guida del “competence center” e di rilanciare il progetto di un centro di ricerca pubblico-privato diffuso sul territorio ligure, sapeva di imboccare una strada in salita. Con l’appoggio di una rete di aziende del territorio, ce l’ha fatta. Quello ligure sarà uno degli otto “competence center” nazionali riconosciuti dal ministero dello Sviluppo economico.

Si tratta di otto poli di ricerca con partner pubblici e privati, che hanno ciascuno come capofila un’università, un politecnico o, come nel caso di Genova, una sede del Cnr e che dovranno sviluppare progetti in determinati ambiti e fornire servizi alle piccole e medie imprese del territorio. Roberto Marcialis, ricercatore e direttore dell’area genovese del Cnr, si gode il risultato: «Non era affatto scontato che ce la facessimo. Perché siamo una regione piccola, con una capacità produttiva limitata; e perché la competizione era molto forte».

Gli altri sette “competence center” riconosciuti dal ministero sono in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Campania. La Liguria è molto più piccola di ciascuna di queste regioni e ha un Pil - non un Pil pro-capite - inferiore. Ma può contare sull’alta specializzazione della sua industria. Il settore manifatturiero ligure realizza prodotti complessi, su misura, non ripetitivi. Le sue industrie della difesa, degli apparati medicali, del software producono pezzi e soluzioni molto specifici, per clienti internazionali.

Il “competence center” ligure mette insieme trentasette di queste aziende, oltre al Cnr, all’Università di Genova e all’Istituto italiano di tecnologia. Vanno dalla multinazionale del software per imprese Sedapta al gigante delle turbine Ansaldo Energia, da Fincantieri, che partecipa attraverso il suo centro studi Cetena, all’ex Finmeccanica oggi Leonardo, da Camelot, piccola azienda biomedicale nata nell’ateneo genovese, al Rina, grossa impresa di certificazione navale e non solo.

Proprio il Rina ha svolto una parte essenziale nel coordinamento del progetto. «Il tema centrale del nostro competence center sarà la sicurezza e l’ottimizzazione delle infrastrutture strategiche», dice Cinzia Pica, che per conto del Registro italiano navale ha seguito questa fase di gestazione. Per infrastrutture strategiche gli autori del progetto intendono tutte quelle legate a energia, trasporti, approvvigionamento dell’acqua, produzione e porto. «Uno dei primi progetti che intendiamo varare - rivela Pica - sarà proprio sul porto, per lo sviluppo e l’applicazione di nuove tecnologie sulle banchine».

Un tema trasversale a tutti questi ambiti di applicazione sarà la sicurezza informatica, necessaria per proteggere i flussi di dati che ormai costituiscono il pane quotidiano di qualsiasi processo produttivo. Il “competence center” avrà un suo ufficio con personale amministrativo, la sede è ancora da individuare, mentre il personale di ricerca sarà diffuso su tutto il territorio regionale, nelle varie aziende e nei vari enti che di volta in volta collaboreranno a singoli progetti; ognuno dei quali, prima di ricevere i finanziamenti, dovrà essere valutato e approvato dal ministero dello Sviluppo economico. Il centro avrà una fase di gestazione di tre anni in cui potrà ricevere fino a un massimo di 7 milioni e mezzo di fondi ministeriali. Poi dovrà camminare sulle proprie gambe.

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