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Fiorentino (Carige): «Messina? Sta lavorando per finalizzare il programma» / INTERVISTA

Genova - «Nel dossier Utp abbiamo messo file per 1,6 miliardi, molto più di quello che venderemo. In molti casi la soluzione non sarà quella di cedere il credito. Abbiamo voluto avere prezzi di riferimento di mercato, ci consentono di forzare alcune negoziazioni in una logica di continuità».

Genova - L’uomo che ha riportato Carige all’utile dopo cinque anni di perdite non festeggerà la trimestrale: «Mi riposo 24 ore e poi ricomincio a lavorare», dice Paolo Fiorentino, ad di Banca Carige, in questa intervista al Secolo XIX al termine della giornata di ieri.

Cosa rappresenta il ritorno all’utile per Carige?

«È stato fatto senza operazioni straordinarie. Dimostra che la strada intrapresa per garantire alla banca una sua sostenibilità è partita ed è possibile. È un risultato importante anzitutto per i dipendenti. E mi auguro acceleri anche il riposizionamento della percezione del brand verso la clientela».

Risparmio gestito e prodotti assicurativi sono andati molto bene. La riorganizzazione ha rivitalizzato le risorse umane?

«La banca è fatta di professionisti che avevano bisogno di sentire che l’azienda è viva. L’aver messo al centro il responsabile di filiale è una scelta basica, ma alternativa al sistema e che funziona. Abbiamo dato alla clientela un punto di riferimento autorevole. E abbiamo 191 responsabili di filiale freschi di nomina su cinquecento».

Un bond subordinato da 350 milioni a breve, un bond senior da 500 milioni entro settembre e un covered bond da 500 milioni entro fine anno. Avete obiettivi ambiziosi di funding.

«Naturalmente c’è bisogno della disponibilità del mercato. Ma noi faremo del nostro meglio perché il mercato abbia fiducia. E poi abbiamo importanti capital gain che nel corso dell’anno consolideremo».

Il ritorno all’utile arriva con un trimestre di anticipo. Come è stato possibile?

«Siamo andati meglio sui ricavi, abbiamo fatto bene sui costi e abbiamo avuto un costo del rischio molto basso».

Utp in vendita: dentro il pacchetto da 500 milioni c’è tanta Liguria, dal progetto Erzelli a Finbeta. È un disimpegno verso il territorio?

«Nel dossier Utp abbiamo messo file per 1,6 miliardi, molto più di quello che venderemo. In molti casi la soluzione non sarà quella di cedere il credito. Abbiamo voluto avere prezzi di riferimento di mercato, ci consentono di forzare alcune negoziazioni in una logica di continuità».

Quando chiuderete il dossier Messina?

«Messina sta lavorando duro per finalizzare il programma che ha con il suo partner».

Aggregazioni. Raffaele Mincione ha detto che la lettera di revoca del cda non è ancora stata inviata, che non si litiga senza motivo, ma che la pazienza dura 18 mesi. Queste affermazioni non le sembrano minacciose?

«Sono sicuramente programmatiche. Ma la tematica è fuori dal mio perimetro. Carige ha azionisti stabili che sono un asset, che avrebbe un valore moltiplicativo se tali azionisti si parlassero e si confrontassero. Mi auguro che la modalità di comunicazione di Mincione sia positiva per avviare un sano confronto propedeutico per qualsiasi scelta di carattere strategico».

Accorperete le azioni?

«Entro fine anno».

L’inchiesta su Volpi crea imbarazzo alla banca?

«No. Volpi è rispettosamente fuori dalla gestione della banca. Per l’esperienza avuta è l’investitore che per primo ha risposto, insieme a Malacalza, all’aumento di capitale. Ed è molto legato alla Liguria

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