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Mittal cede Piombino e altri impianti in Ue
per acquisire Ilva

Genova - Insorge il Lussemburgo: «Disapproviamo».

Genova - C’è La Magona di Piombino, il produttore di laminati zincati e preverniciati al quale guarda Arvedi, nell’elenco di stabilimenti che ArcelorMittal è disposta a cedere per perfezionare l’acquisizione di Ilva. E ci sono una serie di impianti in Romania e Repubblica Ceca, come il Secolo XIX ha anticipato.

Nell’ambito della revisione da parte della Commissione europea, che ha intravisto un rischio di concentrazione che potrebbe ripercuotersi sui prezzi dell’acciaio, Mittal ha presentato un pacchetto di cessioni-rimedio che, come concordato col governo italiano, non coinvolgono gli stabilimenti di Genova, Taranto e Novi Ligure. Oltre a Piombino, unico impianto di acciaio galvanizzato del gruppo in Italia, ArcelorMittal è disposta a vendere lo stabilimento di Galati in Romania, quello di Skopje in Macedonia, Ostrava in Repubblica Ceca e Dudelange in Lussemburgo; più (in Belgio) le linee di galvanizzazione 4 e 5 di Flemalle, le linee di decapaggio a caldo, a freddo, laminazione a freddo e di banda stagnata a Tilleur, tutte le linee di Liegi.

La proposta di cedere tali asset «rimane soggetta all’approvazione finale da parte della Commissione, nonchè alla conclusione dei processi di informazione e consultazione con i consigli di fabbrica locali ed europei». Le eventuali vendite «saranno condizionate al completamento dell’acquisizione di Ilva». Dopo diversi rinvii, Bruxelles è previsto si pronunci entro il 23 maggio sul dossier.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si dice fiducioso che l’esame dell’Antitrust Ue si concluda positivamente: «Questo - osserva - è l’ultimo scoglio che rimaneva, ora il nodo è solo l’accordo sindacale».

L’elenco degli stabilimenti europei di cui Mittal è pronta a liberarsi pur di mettere le mani su Ilva non mancherà di creare tensioni nei Paesi coinvolti. Il primo a reagire è il Lussemburgo, per bocca del vice premier. «Disapprovo - dice Etienne Schneider - l’eventuale cessione dell’impianto di Dudelange a un acquirente sconosciuto al solo fine di rispondere alle preoccupazioni della Commissione Ue. Interverrò affinché il sito di Dudelange resti di proprietà del gruppo. Secondo Schneider, «obbligando Mittal a cedere siti produttivi in Europa la Commissione agisce contro gli interessi della politica industriale Ue, poiché impedisce la nascita di un campione della siderurgia europea».

Mentre la procedura europea compie un passo avanti con la pubblicazione degli stabilimenti europei in vendita, sul fronte italiano la trattativa sindacale muove a rilento. L’incontro di ieri al Mise ha portato un’apertura sulla «discontinuità» delle condizioni contrattuali, ma non ha risolto il giallo sui numeri (rispetto ai 14mila addetti, il governo parla di 10mila assunti da Am Investco, ma il piano industriale del gruppo prevede 8.500 addetti a regime).

«Mittal ha fatto aperture sulla parte normativa del contratto, non sulla parte salariale. - riferisce Rosario Rappa del nazionale Fiom - Abbiamo ribadito che tutti i lavoratori devono essere riassunti con le condizioni normative e salariali esistenti. L’azienda ha affermato di voler modificare il premio di risultato che attualmente è legato alla quantità produttiva e invece vogliono parametrarlo alla redditività aziendale. Questo significa che se la società non fa utili non distribuisce soldi ai dipendenti. Mittal, prosegue il sindacalista, «vorrebbe poi unificare gli altri tre premi esistenti legandoli a clausole di salvaguardia non meglio identificate. Noi siamo disposti a discutere del premio di risultato, ma sono trattative che durano mesi».

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