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PwC: gli attacchi informatici sono la frode più diffusa in Italia

Roma - Il cybercrimine è la categoria di frode più diffusa in Italia in ambito economico-finanziario.

Roma - Il cybercrimine è la categoria di frode più diffusa in Italia in ambito economico-finanziario. Tra le organizzazioni vittime di un attacco, il 45% ha dichiarato di aver subito un’offensiva informatica. Negli ultimi due anni, il cybercrime è stato più ricorrente rispetto a frodi «tradizionali», come l’appropriazione indebita (42%) o quelle perpetrate dai consumatori (32%). Lo afferma il Global Economic Crime and Fraud Survey di PwC. In Italia il 23% delle imprese afferma di essere stata vittima di un reato economico-finanziari negli ultimi 24 mesi. Il dato è decisamente inferiore rispetto a quello globale (al 49%), ma non è detto che sia una buona notizia. Anzi: Alberto Beretta, partner di PwC, sottolinea che molto probabilmente non è indice di maggiore solidità ma di «una sottostima del fenomeno. Le aziende italiane hanno meno strumenti per intercettare le frodi e una certa ritrosia a dichiararle».

Il cybercrime, oltre a essere un fenomeno in espansione, rappresenta la maggiore preoccupazione per il futuro. Un intervistato italiano su tre lo ha indicato come la principale minaccia dei prossimi due anni. Eppure, l’uso della tecnologia come strumento di difesa non è ancora abbastanza diffuso. In Italia, solo il 44% delle organizzazioni effettua un monitoraggio continuo e il 25% svolge attività di «detenzione proattiva». Cioè di prevenzione. «Mediamente - afferma il report - sono meno della metà le aziende che oggi utilizzano tecnologie innovative per il monitoraggio e il controllo delle frodi. In generale, siamo meno preparati rispetto alla media internazionale». In altre parole: non si fa ancora abbastanza, nonostante il report sottolinei che rinforzare le proprie difese non sia un costo ma un investimento. I danni sono infatti consistenti: metà delle imprese che hanno subito una frode afferma di aver subito una perdita superiore ai 50.000 dollari e per una su quattro il danno è stato superiore al milione. Si tratta, peraltro, di stime prudenziali. Perchè - sottolinea PwC - oltre all perdite dirette, si dovrebbero esaminare «i costi di gestione e investigazione, eventuali sanzioni inflitte dalle autorità, possibili contenziosi, ma soprattutto gli effetti reputazionali, che a cascata possono impattare sul business e sulla fiducia del mercato». Un’azienda italiana su tre, ad esempio, ha confermato che i costi di investigazione sono stati pari o superiori a quelli della frode.

L’espansione dei crimini informatici si riflette anche su un altro dato: le frodi arrivano più spesso dall’estero che dall’interno dei confini nazionali. L’aumento è «in linea con la crescita della minaccia cyber». Eppure, dietro alle frodi non ci sono sempre gli hacker (responsabile di un terzo delle frodi). Più spesso (nel 47% dei casi) sono riconducibili ai clienti. E nel 20% da fornitori e intermediari.

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