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Italia promossa dal Fondo Monetario, ma c’è il «rischio elezioni»

Davos - L’Italia riaggancia il treno della crescita e incassa una promozione da parte del Fondo monetario internazionale, che la mette fra i paesi dell’Eurozona, una delle sorprese positive nel “World Economic Outlook”, con le maggiori revisioni in meglio.

Davos - L’Italia riaggancia il treno della crescita e incassa una promozione da parte del Fondo monetario internazionale, che la mette fra i paesi dell’Eurozona, una delle sorprese positive nel “World Economic Outlook”, con le maggiori revisioni in meglio. Ma l’incognita del voto potrebbe presentare rischi. L’occasione è la revisione del “Weo”, per la prima volta presentata a Davos da una Christine Lagarde, l’energica e sempre elegante direttore generale del Fmi, che non perde l’occasione per una battuta su un Forum economico mondiale battuto da così tante nevicate da creare interruzioni ai trasporti.

«L’occasione per riparare il tetto di casa arriva quando smette di nevicare, e l’opportunità per i leader mondiali si sta avverando». Se nel breve termine il Fmi vede rosa, più in là ci sono rischi, a partire dai «bassi tassi d’interesse che hanno portato ad accumularsi delle vulnerabilità potenzialmente gravi nel settore finanziario». Al Forum di Davos, che da domani entra nel vivo con il gotha politico ed economico del mondo, arriva anche il messaggio di Papa Francesco che invita tutti a rimettere l’uomo al centro dell’economia, con una società inclusiva, giusta, che dia supporto”, rigettando la «cultura del mordi e fuggi». Il polso all’economia lo fornisce proprio il Fondo Monetario Economico che per l’Italia prevede ora un’espansione dell’1,4% nel 2018 e dell’1,1% nell’anno successivo. Le due stime sono migliorate rispettivamente di 0,3 e 0,2 punti percentuali rispetto al precedente “Weo” e il Fmi parla di «una spinta più forte dalla domanda interna» e dall’export. Ma, come in tutte le previsioni dell’istituzione di Washington, c’è sempre un “caveat”. «Le incertezze politiche creano rischi nella realizzazione delle riforme o la possibilità di un ri-orientamento dell’agenda, anche nel contesto delle elezioni in arrivo in diversi Paesi» fra cui Italia, Messico, Brasile.

Fonti del Fmi a Davos spiegano che si teme non solo un rallentamento delle riforme o un passo indietro - quella più cara a Maurice Obstfeld, direttore della ricerca, è il jobs act. Si teme anche che una situazione di incertezza derivante dal voto del 4 marzo possa far salire eccessivamente i tassi, rendendo il debito italiano più costoso. Anche se «c’è stato un accurato allungamento delle scadenze medie che rende i tempi di trasmissione di un ipotetico shock dei tassi sul costo generale del debito italiano molti più gestibili». Le buone notizie per l’Italia arrivano in un contesto in cui Europa ed Asia sorprendono al rialzo, la crescita dell’Eurozona è rivista in meglio per il 2018 e 2019 al 2,2 e 2% (+.03 punti) dopo un 2017 in cui ha superato gli Usa e la Germania spiazza con una revisione in meglio di mezzo punto, al 2,3 e 2% rispettivamente. Ma gli Usa di Trump torneranno a superare l’Europa grazie al controverso pacchetto di riduzioni del carico fiscale per le imprese che stimolerà gli investimenti, riportando secondo il Fmi la crescita prossima al 3% (2,7%) quest’anno e poi a 2,5%.
Un “boost” per la crescita che si estenderà ai partner commerciali contribuendo, secondo il Fmi, addirittura alla ripresa globale per la metà dei 0,2 punti di revisione al rialzo al 3,9%. Lo stimolo fiscale, che Donald Trump certamente rivendicherà nell’attesissimo intervento a Davos questo venerdì, rischia di fare danni più in là: tuttavia «data la natura provvisoria di alcune misure, il pacchetto Trump abbasserà a crescita per alcuni anni dal 2022 in avanti». L’Italia - con il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in arrivo a Davos - incassa anche le buone notizie della Gobal Ceo Survey di Pwc: se Il 57% dei Ceo a livello mondiale si dichiara fiducioso nella crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi, in Italia siamo al 59%, con 23 punti percentuali in più rispetto al dato 2017 del 36%

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