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C’è anche Fincantieri alla giornata dell’orgoglio francese

Parigi - «France is back», la Francia è tornata: Emmanuel Macron gioca d’anticipo e a due giorni dal forum di Davos spalanca i cancelli di Versailles a 140 leader del business internazionale per convincerli ad investire Oltralpe.

Parigi - «France is back», la Francia è tornata: Emmanuel Macron gioca d’anticipo e a due giorni dal forum di Davos spalanca i cancelli di Versailles a 140 leader del business internazionale per convincerli ad investire Oltralpe. «Choose France!», scegliete la Francia: questo il messaggio ripetuto come un mantra dal quarantenne presidente, che dal giorno della sua investitura all’Eliseo dopo cinque anni di Francois Hollande moltiplica le iniziative per ripristinare la “grandeur” transalpina, con la speranza che il suo Paese torni a «brillare nel mondo». L’ultima in ordine di tempo è appunto l’odierno International business summit sotto agli ori del castello del Re Sole, simbolo di ricchezza e potenza. In un video su Twitter, l’ex banchiere d’affari e artefice della recente riforma del lavoro snocciola tre motivi per investire a casa sua: «Stiamo creando maggiore flessibilità per le vostre società, rafforziamo l’innovazione, siamo una porta d’accesso all’Ue: investire in Francia significa investire in Europa», assicura Macron. Quindi la garanzia che venendo qui avranno tutto da «guadagnare». Ma c’è anche un messaggio per i connazionali colpiti da anni di crisi.

Da questa giornata, garantisce l’Eliseo, «usciranno progetti concreti per l’avvenire della Francia e dei francesi», con «nuovi posti di lavoro in tutto il territorio, sviluppo di un’economia delle competenze, del sapere e dell’innovazione». Tra le buone notizie annunciate oggi, la creazione di 800 posti di lavoro, di cui 700 a tempo indeterminato, negli stabilimenti Toyota di Valenciennes. Nel fitto programma dei top manager a Versailles, anche un lunch di lavoro con il premier Edouard Philippe: nuove misure sono previste per stendere il tappeto rosso ai banchieri convincendo quelli della City a lasciare Londra per Parigi in vista della Brexit. Alla riunione a porte chiuse nella reggia alle porte di Parigi, invitati anche tanti italiani, tra cui l’ad di Fincantieri Giuseppe Bono, il ceo del Gruppo Generali Philippe Donnet, la presidente dell’Eni Emma Marcegaglia, il presidente di Barilla Guido Barilla, il vice presidente di Lavazza Giuseppe Lavazza, il fondatore e ceo di Mermec Vito Pertosa, il ceo di Chiesi Farmaceutici Ugo Di Francesco, il presidente e ceo di Cuki Corrado Ariaudo, e il vicepresidente esecutivo e ceo di Walgreens Boots Alliance Stefano Pessina. Fra i big mondiali, anche i vertici di Coca-Cola, Google, Jp Morgan e Alibaba. La fermata a Versailles anticiperà il loro viaggio successivo a Davos, per il vertice Wef. Dopo Toyota e Facebook, diversi colossi mondiali si apprestano ad annunciare progetti in Francia per investimenti pari a 3 miliardi di euro nel prossimo quinquennio. Per la Rèpublique in pieno rilancio, la bestia nera restano le esportazioni ancora fiacche rispetto ai grandi partner Ue (oggi l’export francese rappresenta il 12,9% del totale dell’eurozona, nel 2000 era al 17%). Anche all’interno dell’area euro il Made in France seduce meno.
«Risultato - scrive Le Monde - il deficit del commercio estero dovrebbe superare la soglia di 63 miliardi di euro nel 2017, tra i peggiori di sempre». Secondo gli esperti, la Francia sconta soprattutto costi di produzione eccessivamente elevati rispetto alla qualità dei prodotti. Lapidaria la formula del francese Michel Six, economista di Standard & Poor’s: «È come se volessimo vendere prodotti spagnoli a prezzi tedeschi».

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