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Italia-Cina, un’alleanza diventata inevitabile / EDITORIALE

Se la nuova Via della Seta sarà capace o meno di trasformarsi in un nuovo Piano Marshall a trazione asiatica il mondo lo scoprirà tra una trentina d’anni, quando la Cina con ogni probabilità avrà conquistato la vetta delle potenze economiche mondiali.

A cinque anni dal lancio del progetto “Belt and Road” e a pochi mesi dall’ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel corso del quale il presidente Xi Jinping ha confermato che la Cina dovrà restare aperta all’economia globale, la questione non riguarda più il “se” trovare sinergie con Pechino, ma semmai il “come” e il “quando”.

Se la nuova Via della Seta sarà capace o meno di trasformarsi in un nuovo Piano Marshall a trazione asiatica il mondo lo scoprirà tra una trentina d’anni, quando la Cina con ogni probabilità avrà conquistato la vetta delle potenze economiche mondiali. Nel frattempo i governi occidentali, Italia compresa, dovranno solo decidere come rapportarsi con la politica espansionistica cinese, a quali condizioni trattare con Pechino ed entro quali limiti consentire alla Cina di investire, acquistare aziende, realizzare infrastrutture.

La recente acquisizione del porto greco del Pireo, ma anche operazioni meno conosciute ma ugualmente pesanti dal punto di vista strategico in Paesi come il Bangladesh, sono la testimonianza di come la capacità contrattuale di un governo, di fronte alla ferma volontà cinese, diminuisca proporzionalmente alla propria condizione economico-finanziaria.

In questo contesto, il caso italiano non fa eccezione. Con la sensibile differenza, rispetto ad altre situazioni, che l’Italia oggi è in grado di offrire infrastrutture, know-how e tecnologia che la Cina reputa fondamentali per portare a termine il progetto “Belt and Road”, che altro non è che l’unificazione dell’Eurasia e il contestuale collegamento con l’Africa.

L’appuntamento di mercoledì prossimo a Genova, mettendo di fronte alcuni dei protagonisti di questo progetto, sarà l’occasione per capire quanto la Cina è disposta a scommettere sul Nord Ovest italiano e quali impegni il Nord Ovest è pronto ad assumersi nei confronti degli investitori internazionali. L’interesse cinese per il porto di Genova, e per il corridoio che dalla Liguria arriva a Rotterdam attraversando le aree più ricche d’Europa, è noto. Come trasformarlo in un’opportunità di crescita e sviluppo è un passo ancora da compiere. E che sarebbe opportuno mettere in cantiere in tempi rapidi.

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