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Genova, cronache semiserie dal futuro / L’INTERVENTO

Genova - Il decennio fra il 2020 ed il 2030 per Genova è stato entusiasmante! Una politica colta e generosa e una nuova imprenditoria in grado di farsi carico di obbiettivi pubblici hanno contribuito a superare lo stereotipo di una città molto vecchia e in crisi

Genova - Il decennio fra il 2020 ed il 2030 per Genova è stato entusiasmante! Una politica colta e generosa ed una nuova imprenditoria in grado di farsi carico di obbiettivi pubblici hanno contribuito a superare lo stereotipo di una città molto vecchia ed in crisi dal punto di vista della ricerca, della finanza, dell’industria e con un turismo “mordi e fuggi”. Specialmente hanno interrotto la Genova conservatrice di sempre: alla ricerca di ogni tipo di sussidio o rendita, portata a consumare più di quanto in grado di produrre, che si lacera in lunghe polemiche intorno a ….niente.

La realizzazione del passante autostradale e del Terzo valico, insieme al passante ferroviario, i cui processi si sono consolidati nel corso del 2016 grazie ad un’intesa fondamentale fra Governo e Commissione europea, hanno costituito una occasione unica. Generandosi investimenti pubblici pari a oltre 15 miliardi in un tempo straordinariamente circoscritto alcune multinazionali dei traffici e delle infrastrutture hanno accettato la sfida ad investire sulla città come chiave d’accesso ad una Europa a sua volta chiamata a ristrutturarsi. Alcune scelte fiscali convenute fra Governo centrale e Regione, autorizzate dalla Commissione, hanno molto aiutato. Genova ritorna ad essere nel 2030 una città intelligente e colta di circa 1.000.000 di abitanti in competizione con Boston, Zurigo, San Francisco, Shangai, Nuova Delhi, Doha ecc.

Anzitutto il porto ha cessato di essere il luogo del “consociativismo al ribasso”: l’intesa del 2018 fra Governo, Regione ed operatori internazionali e l’alleanza con importanti operatori di finanza ha consentito di localizzare fra Genova e Savona una base di traffico da 8.9 milioni di teus (nel 2018 erano 2.3). Un porto vero, finalmente, (i) con tre terminali in linea (Vado, Voltri, Sampierdarena) fortemente automatizzati ed una nuova diga foranea, in grado di rispondere alla sfida del corridoio Reno Alpi, (ii) un’area di perfezionamento in regime di sospensione di imposta, esplosa nel 2025, localizzata negli spazi ex Italsider (la cui vocazione ideale è stata sempre quella dell’industria asservita alla logistica) dopo l’evidente insuccesso del progetto di rilancio presentato nell’autunno 2017 e (iii) un nuovo terminale inland in Baviera sulla linea del Gottardo. Ma specialmente un porto rispettoso delle regole con un regolatore autorevole ed indipendente.

Genova ha finalmente imboccato la strada della competitività e della concorrenza anche nei servizi di interesse generale. La privatizzazione di Amt nel 2020 ha consentito, dopo l’eccesso di gold plating nel codice dei contratti del 2016 (per fortuna corretto nel 2019), di impegnare un operatore di mobilità con un orizzonte di trasporto pubblico locale di area vasta fra Torino, Nizza, Genova e Milano (la vera dimensione della città del 2050). La gestione dei rifiuti, poi, sempre in una prospettiva di area vasta, ha cessato di essere un fattore di arretratezza e di criticità.. Amiu, addirittura, seguendo l’esempio delle grandi città europee, è oggi un provider di smaltimento e termodistruzione dei rifiuti a capitale diffuso a tutto vantaggio degli abitanti interessati alla medesima macroarea che non coincide certo con la Liguria, ma specialmente che dà grandi soddisfazioni ai suoi azionisti.

Decisiva per rilanciare Genova, nel corso del 2022, è stata l’intesa fra l’ateneo genovese ed i politecnici di Torino e Milano. Grazie ai 170 milioni stanziati nel 2017 l’Università di Genova ha avviato un percorso di radicale efficientamento e recupero impostato sul merito e sulla competitività, specie in quelle aree scientifiche caratterizzanti le tradizioni genovesi. Non risorse a pioggia a favore di centri di ricerca internazionalmente non significativi , o acquisto di immobili che non servono, ma scelte vere per conseguire risultati di eccellenza attraverso docenti ben pagati e di sicura reputazione internazionale. E l’Università di Genova, pur prima della riforma (che – purtroppo solo nel 2025 - ha aperto alla concorrenza fra atenei e soppresso il valore legale del titolo), ha scelto di investire per cambiare e non per… conservare metodi accademici che un tempo avevano senso e che già nel 2017 non l’avevano più. Nel palazzo a vetri dell’ex Hennebique, una struttura che nel 2021 è stata demolita per la sua assoluta bruttezza ed inefficienza, è oggi localizzato il centro di ricerca più importante al mondo in materia di infrastrutture e trasporti, espressione della rinnovata Unione per il Mediterraneo che porta alla nona posizione nel ranking internazionale il politecnico di Genova, Milano e Torino. D’altra parte nessuno avrebbe immaginato nel 2017 che il premio Nobel per la fisica del 2027 sarebbe stato assegnato a tre ricercatori, una dei quali rientrata dalla Ucla, impegnati a Genova a progettare la nuova auto ibrida.

*Professore di diritto Comunitario presso l’Università di Udine

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