SERVICES

L’Italia è il primo Paese a riaprire l’ambasciata in Libia

Roma - Oggi, nel corso di una cerimonia «molto suggestiva» in un castello del centro storico di Tripoli, l’ambasciatore Perrone ha presentato le sue credenziali al premier libico Fayez Mustafa Al Serraj.

Roma - L’Italia rimette piede ufficialmente in Libia, come primo Paese occidentale a riaprire la propria ambasciata a Tripoli, per inviare un segnale politico: rilanciare le relazioni con un partner storicamente strategico. Tale impegno - ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni - si tradurrà nel rinnovato sostegno alla stabilizzazione del Paese e nella lotta comune contro i trafficanti di esseri umani. Oggi, nel corso di una cerimonia «molto suggestiva» in un castello del centro storico di Tripoli, l’ambasciatore Perrone ha presentato le sue credenziali al premier libico Fayez Mustafa Al Serraj. Riaprire la sede è stato un «investimento politico» compiuto nonostante i rischi per la sicurezza, perché lo impone «il ruolo particolare dell’Italia», ha spiegato il diplomatico all’Ansa, che ha incassato il ringraziamento delle autorità locali. Per Tripoli l’iniziativa italiana dimostra «la priorità data al Mediterraneo», ha rilevato l’ambasciatore libico a Roma Ahmed Safar, aggiungendo che la nostra sede potrà essere il «catalizzatore» per gli altri Paesi che vorranno riaprire le loro missioni.

Saranno tanti i dossier da rilanciare, a partire da quello migratorio, perché la quasi totalità dei profughi che approdano in Italia partono proprio dalle coste libiche. Su questo fronte, ha spiegato Perrone, la visita di ieri a Tripoli del ministro dell’Interno Marco Minniti ha sancito un importante passo avanti. I libici «si sono resi conto che la questione non riguarda solo i Paesi di approdo, ma anche i Paesi di transito», la cui stabilità è minacciata anche dall’imperversare dei trafficanti di esseri umani. Adesso, però, «questo rinnovato impegno di Tripoli dovrà essere tradotto in azioni concrete», ha aggiunto l’ambasciatore, assicurando che l’Italia continuerà a fornire tutto il sostegno possibile per «rafforzare la capacità dei libici di controllare il proprio territorio ed i confini». L’unità di intenti tra Italia e Libia è stata confermata anche da Ahmed Safar, che ha posto l’accento anche sulla necessità degli «aiuti allo sviluppo ai Paesi di origine, per scoraggiare i potenziali migranti».

L’efficiente gestione dei flussi migratori sarà possibile soltanto se la Libia potrà contare su istituzioni solide ed inclusive. Quindi, bisognerà completare finalmente quella riconciliazione nazionale, avviata oltre un anno fa con la nascita del governo Serraj ma ancora ostacolata dalla spaccatura tra Tripoli e Tobruk, che governa in autonomia l’est del Paese, potendo contare sulla forza militare del riottoso generale Haftar. L’Italia insisterà per promuovere il dialogo tra le parti, ha assicurato Perrone, ricordando comunque che sul fronte della stabilizzazione sono stati fatti importanti «passi avanti», cacciando l’Isis dalla costa. L’ambasciata di Tripoli, che ha riaperto i battenti, avrà il ruolo chiave di collettore per pianificare tutte le prossime iniziative comuni, anche in ambito economico ed energetico. Una «responsabilità di cui sento il peso», ha ammesso Perrone. Ma, allo stesso tempo, «l’onore di rappresentare l’Italia in questo momento in Libia».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››