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Laghi (Ilva): «C’è grande interesse per Cornigliano» / COLLOQUIO

Genova - Parla in esclusiva il commissario straordinario del gruppo siderurgico

Milano - «Gli investimenti sui prodotti verticali dell’Ilva sono un punto qualificante del piano industriale. Occorre spingere sulla verticalizzazione. A Genova, il futuro gestore si ritroverà la nuova linea di zincatura 5, sulla quale abbiamo investito 8 milioni di euro, e la linea 4 della banda stagnata revampata per 400 mila euro. Sui nuovi investimenti deciderà lui».

Enrico Laghi, commissario straordinario dell’Ilva, racconta in esclusiva al Secolo XIX-The MediTelegraph gli ultimi risultati raggiunti dallo stabilimento siderurgico di Cornigliano e prova a tracciare il futuro di quello che lui stesso definisce «un sito industriale che ha suscitato grandissimo interesse tra i soggetti che hanno effettuato i sopralluoghi». Il riferimento è alle due cordate in corsa per ottenere la gestione dei tre siti del gruppo in Italia: Genova, Novi Ligure e Taranto. In pista ci sono ArcelorMittal e Marcegaglia; e l’AcciaItalia formata da Cdp, Arvedi e la Delfin di Del Vecchio (raggruppamento al quale potrebbe aggiungersi Jindal). Laghi spiega che la prossima settimana dovrebbe pronunciarsi il ministero sui piani ambientali di Taranto, a ruota i commissari valuteranno i piani industriali e l’offerta economica.

«A gennaio contiamo di individuare l’offerta vincitrice, poi servirà il tempo necessario per adempiere, tra l’altro, alle condizioni sospensive quali l’Aia e l’Antitrust. L’operazione potrebbe perfezionarsi a giugno. La cessione prevede, nella prima fase, l’affitto degli asset, non la vendita».

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Lo stabilimento Ilva di Cornigliano - l’unico in Italia dotato di impianti di produzione di latta in un Paese che ne consuma 800 mila tonnellate l’anno - gioca un ruolo fondamentale nel processo di vendita. «Nel 2015 a Genova sono state prodotte 45 mila tonnellate di banda stagnata e 40 mila di banda cromata. – dice il commissario – Quest’anno saliremo a 100 mila tonnellate complessive. Ulteriori sviluppi della produzione dipenderanno dalle scelte che farà il nuovo investitore. I prodotti verticali garantiscono una marginalità maggiore del grezzo. Credo che chi prenderà in gestione l’Ilva farà nuovi investimenti su Genova in questa direzione, ma non prima di aver completato il piano di ambientalizzazione di Taranto, che è prioritario: fino ad allora a Cornigliano penso sarà fatta solo manutenzione». E tuttavia secondo Laghi questo non dovrebbe rappresentare un problema: «Gli impianti sono in condizioni soddisfacenti, coloro che hanno effettuato sopralluoghi sono rimasti colpiti positivamente. Su Cornigliano abbiamo riscontrato grandissimo interesse, anche per via della posizione strategica dello stabilimento, l’accesso al mare».

Il piano di cessione di aree e attività siderurgiche prevede, per Genova, che al nuovo gestore vada l’intero spazio a suo tempo assegnato in concessione alla famiglia Riva: un milione di metri quadrati, di cui diverse centinaia di migliaia di mq a oggi sono inutilizzati. «Spetterà al nuovo investitore decidere cosa fare degli spazi inutilizzati – conferma il commissario – ma non credo che resteranno vuoti a lungo. La gestione commissariale, nel frattempo, se ci fossero opportunità serie e vantaggiose per tutti, com’è stato con Ansaldo Energia, le perseguirebbe come ha già fatto, peraltro in tempi brevissimi. Ci fossero opportunità saremmo pronti, ma al momento non vi è alcun progetto concreto di nuove attività sulle aree che possa essere celermente attuato». Ipotesi di lavoro sono state avanzate, spiega il commissario, «prima e dopo Ansaldo Energia, ma non avevano un grado di concretezza adeguato, un consenso generale e inoltre, in alcuni casi, erano progetti che avrebbero potuto ostacolare l’attività siderurgica, che rimane la priorità».

Il gruppo Ilva stima di archiviare il 2016 con 5,9 milioni di tonnellate di acciaio prodotte e 5,5 milioni spedite. «L’Ebitda sarà migliore rispetto al 2015. I conti vanno meglio perché sono aumentati i prezzi di tutta la gamma, abbiamo ridotto i ritardi sulle consegne che comportano penali, è migliorato il processo produttivo dalla prima alla seconda scelta e abbiamo incrementato la produzione di verticalizzati a maggiore marginalità». Ma se Genova e Novi Ligure sono stabilimenti che danno appeal al gruppo, a Taranto il quadro è più complesso.
Nel peggiore dei casi, l’Ilva di Cornigliano con la sua latta e la sua zincatura avrebbe un futuro sostenibile anche in autonomia, acquistando altrove i coils che oggi arrivano dalla Puglia?
«Non abbiamo ricevuto offerte per l’acquisizione dei singoli siti di Genova e Novi senza Taranto. La forza del gruppo resta il ciclo completo». Come immagina sarà Ilva tra cinque anni? «L’eccesso di capacità produttiva a livello italiano ed europeo richiederà nei prossimi anni un consolidamento del settore. In quest’ambito Ilva non è il soggetto da spegnere, semmai è lo strumento di aggregazione».

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